I Morti Non Muoiono, recensione del film di Jim Jarmusch

Il film d'apertura di Cannes 2019 è una commedia zombie un po' schizofrenica ma godibile, con un cast sopraffino.

recensione I Morti Non Muoiono, recensione del film di Jim Jarmusch
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La cittadina di Centerville, in un luogo non meglio specificato degli Stati Uniti, è descritta come "un posto veramente carino". O almeno lo era, perché a causa di un improvviso spostamento della Terra sul proprio asse di rotazione i morti cominciano a svegliarsi e seminare il panico.
Ad affrontarli ci sono i poliziotti Cliff Robertson (Bill Murray), Ronald Peterson (Adam Driver) e Minerva Morrison (Chloë Sevigny), con un po' d'aiuto da parte del giovane Bobby Wiggins (Caleb Landry Jones), esperto di film di zombie, e della stramba impresaria di pompe funebri Zelda Winston (Tilda Swinton). E poi c'è l'eremita Bob (Tom Waits), che osserva tutto dal bosco dove si è ritirato da anni...

I morti oggi

Per inaugurare l'edizione 2019 del Festival di Cannes e il concorso principale è stato scelto I Morti Non Muoiono di Jim Jarmusch, tredicesimo lungometraggio di finzione del cineasta americano, che si occupa in questa sede di zombie dopo aver raccontato - a suo modo ovviamente - i vampiri in Solo gli amanti sopravvivono. All'eleganza di quest'ultimo si contrappone un approccio più scanzonato, volutamente umoristico e autoriflessivo: viene apertamente citato il padre dei morti viventi cinematografici moderni, George A. Romero, e il titolo stesso omaggia l'omonimo film per la TV realizzato da Curtis Harrington per la NBC nel 1975, in cui gli zombie erano quelli della tradizione haitiana.

È anche il titolo del brano che il noto cantante country Sturgill Simpson ha firmato per il film, all'interno del quale è spacciato come parte del repertorio storico dell'artista.
È uno zombie movie consapevole della propria natura, inclusa l'origine satirica dei morti viventi romeriani, qui reinterpretata in chiave ancora più beffarda del solito: la causa dell'epidemia è legata ai cambiamenti climatici, cosa che i politici americani smentiscono, e uno dei comprimari, un contadino razzista interpretato da Steve Buscemi, indossa un certo famigerato berretto rosso.
È un'America d'altri tempi e al contempo squisitamente contemporanea, una via di mezzo che è forse l'immagine più fedele di dove andremo a finire, al netto dei morti che tornano per divorarci.

Tutti insieme appassionatamente

I Morti Non Muoiono è un prodotto ibrido, un po' schizofrenico: film di zombie duro e puro, critica degli USA oggi e riflessione sulla macchina cinema. Le tre componenti si mescolano, tra gag e sangue, e non sempre Jarmusch sa esattamente dove andare a parare nelle tre direzioni, lasciando alcune cose in sospeso senza creare un insieme veramente coerente. D'altro lato, però, il film è soprattutto una summa del suo cinema, in particolare a livello di casting, con diverse generazioni di interpreti jarmuschiani riuniti nel mezzo del nulla a divertirsi: Iggy Pop, Bill Murray, Tom Waits, RZA, Adam Driver, Tilda Swinton (con l'aggiunta di volti nuovi come Danny Glover e Selena Gomez).
È quasi una festa tra amici, dove alcune trovate risulteranno divertenti solo se si è adepti del mondo del regista. L'allegria generale è però alquanto contagiosa, come l'epidemia degli zombie, e in più punti sono proprio i cadaveri rianimati a rubare la scena ai vivi, in particolare quando viene chiamata in causa quella forza della natura, a livello comico, che è Carol Kane.

Uno sforzo collettivo che non raggiunge le vette che uno potrebbe aspettarsi da una delle firme più interessanti e originali del cinema indipendente americano degli ultimi tre decenni, ma un'ottima scusa per passare un paio d'ore in sala tra risate, putrefazione e amore per la settima arte in tutte le sue forme. In questo caso i morti non muoiono, e quando ci si mettono intrattengono il giusto.

I Morti Non Muoiono Jim Jarmusch parla di zombie nel suo tredicesimo lungometraggio di finzione chiamato I Morti Non Muoiono, una commedia macabra che mescola cinefilia e satira in modo squilibrato ma spassoso, avvalendosi soprattutto di un cast eccelso: tra Bill Murray che reagisce con la sua solita espressività minima, Tilda Swinton che gira per le strade armata di katana e Iggy Pop che interpreta un morto vivente caffeinomane, le risate sono garantite, soprattutto se si è appassionati del genere.

7

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