I gusti sono gusti: la recensione del film Netflix di Myriam Aziza

Originale Netflix a trama LGBT+, I gusti sono gusti affronta con leggerezza temi complicati, con un finale sorprendente.

recensione I gusti sono gusti: la recensione del film Netflix di Myriam Aziza
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Non è facile, soprattutto al giorno d'oggi, affrontare tematiche come l'identità sessuale e l'appartenenza religiosa all'interno del panorama cinematografico. Ancora meno facile è farlo in chiave comica, dove la necessità di interventi puntuali e intelligenti è una condizione necessaria al giusto svolgimento della pellicola.
A investire molto soprattutto su tematiche LGBT+ friendly è stato negli ultimi anni il colosso statunitense Netflix, che ha addirittura creato una sezione dedicata al Pride, in cui oltre ad alcuni capisaldi del genere è possibile ammirare originali netflix prodotti per l'occasione. Tra questi, la pellicola dall'evocativo titolo I gusti sono gusti, diretta dalla francese Myriam Aziza, al suo secondo lavoro da regista dopo il buon esordio Le robe du soir.
Protagonista del film è Simone, giovane ragazza figlia di un ambiente religiosamente molto rigido (famiglia ebrea) che convive da tre anni con una coetanea che non ha il coraggio di definire "compagna" davanti ai genitori. Tutto inizierà a crollare nel momento in cui Simone si ritroverà a sua insaputa vittima di un'attrazione fatale per il giovane cuoco di colore Wadi, mettendo in discussione se stessa e la sua relazione.

Un bilico senza mordente

Un triangolo amoroso vero e proprio quello raccontato da Myriam Aziza, che affronta con studiata leggerezza un florilegio di temi scottanti: religione, sessualità, relazioni poliamorose, rapporto con la famiglia e con i propri genitori, la paura del giudizio e l'importanza delle proprie radici.
Simone si trova all'interno di questo viaggio quasi per caso, preda di un sentimento che non riesce a controllare e che la manda quasi subito in confusione. Pregevole l'intento della regista di provare a raccontare temi a lei vicini - soprattutto l'identità religiosa, su cui si soffermava anche il suo film precedente - ma stavolta tutto sembra fermarsi soltanto alla superficie, probabilmente a causa della quantità di argomenti che cerca di affrontare nel poco tempo a disposizione.
La sceneggiatura è molto densa ma, nonostante i lunghi momenti di riflessione, i personaggi principali non riescono mai a uscire da una bidimensionalità di fondo, non coinvolgendo emotivamente lo spettatore. Wali e Camille, la compagna della protagonista Simone, sono i personaggi che più soffrono questo mancato approfondimento, mentre al contrario i personaggi secondari - pur nel loro poco tempo a disposizione - riescono a emergere benissimo.

La famiglia di Simone spicca favorevolmente, riuscendo a caratterizzarsi nei suoi piccoli riti e nell'attaccamento a un'identità religiosa importante che tuttavia riesce a non risultare eccessiva, pur contrastando profondamente la modernità della ragazza.
Molto attenta alla sceneggiatura, che firma insieme a Denyse Rodriguez-Tomé, Myriam Aziza compie un passo indietro per quanto riguarda le scelte registiche, che seguono la protagonista senza eccedere in eccessivi manierismi, lasciando che il film scorra con un montaggio dal ritmo necessariamente sostenuto, vista la quantità di eventi che si susseguono.
Un film ricco, forse troppo, che ha come pregio quello di un finale coraggioso e fuori dal comune, che non farà rimpiangere il tempo speso in compagnia dei protagonisti.

I gusti sono gusti Myriam Aziza firma una pellicola dalla tematica interessante e chiaramente a lei vicina, ma che nel raccontare tante difficoltà pecca un po' di superficialità. Una sceneggiatura troppo densa che non restituisce giustizia ai suoi protagonisti principali, ma compensa un ottimo cast di comprimari insieme a un finale inaspettato e coinvolgente.

5.5

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