I Guardiani del Destino, recensione del film con Matt Damon

Matt Damon e la lotta fra predestinazione e libero arbitrio nel film I Guardiani del Destino, la nostra recensione.

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Il rapporto di Philip K. Dick con il cinema può, tranquillamente, essere definito come problematico e conflittuale, una sorta di emanazione del rapporto che lo scrittore di Chicago intratteneva con quella che noi comuni ed ignari esseri umani chiamiamo "realtà". Sono tantissime le sue opere che, dopo la sua morte avvenuta nel 2 marzo del 1982, hanno raggiunto, con risultati artisticamente altalenanti il grande schermo. Blade Runner, Atto di Forza, Minority Report, Next, A Scanner Darkly. Tutti, più o meno, ispirati a sue opere e tutti, a prescindere dalla qualità del prodotto finito, decisamente scissi dal romanzo, o racconto, dal quale prendono le mosse. La sovrapposizione dei piani conoscitivi di realtà e apparenza, naturale e artificiale, verità e inganno, paradossalmente vengono proposti in maniera molto più netta ed efficace da film che con i suoi scritti non hanno nulla a che vedere: eXistenZ, The Truman Show, A Beautiful Mind, Apri gli occhi di Amenabar e il successivo remake statunitense di Cameron Crow, Vanilla Sky. L'ultimo "tradimento", vedremo poi il perché di questa affermazione, ad arrivare nelle nostre sale, in ordine di tempo, è questo The Adjustment Bureau, in Italia I Guardiani del destino, diretto da George Nolfi ed interpretato dall'accoppiata Matt Damon ed Emily Blunt.

E' tutto già scritto.

David Norris (Matt Damon) e il successo paiono essere una cosa sola. Dopo gli anni d'oro della Fordham University, dove si era distinto per le sue doti di studente e sportivo, c'è la carriera politica ad attenderlo. Dopo essere diventato il membro più giovane del congresso degli Stati Uniti d'America prova, nel 2006, a concorrere per il senato, senza però riuscire ad essere eletto. Mentre prova a voce alta il discorso alla stampa e agli elettori, nel bagno dell'albergo dove il suo staff ha organizzato il meeting, incontra una donna (Emily Blunt) che si stava nascondendo dalla sicurezza dell'hotel che la stava cercando, in quanto infiltrata a un matrimonio. L'affascinante ragazza incoraggia David ad essere più onesto con le persone accorse per ascoltarlo e poi, inevitabilmente, i due, attratti l'uno dall'altra, finiscono per baciarsi. Ispirato da questo fugace incontro, David improvvisa un discorso "a braccio" che colpisce tutti e che lo proietta fra i super-favoriti della corsa al senato del 2010.
Il giorno dopo, David deve recarsi in ufficio. Ma qualcuno pare tenerlo d'occhio. Un ragazzo, vestito in maniera elegante, siede su una panchina nel parco sotto il lussuoso appartamento del politico. Parla con quello che sembrerebbe essere un suo compagno di lavoro che gli ricorda il suo compito: il caffe di David deve rovesciarsi alle 7.05 di mattina. Ma l'uomo misterioso si assopisce e fallisce nel suo compito. Il caffe di Norris non si rovescia e, sull'autobus incontra nuovamente la donna della sera prima. Ma nonappena arriva in ufficio, trova tutti i suoi colleghi fissi e privi di movimento, mentre vengono ispezionati da degli inquietanti uomini in tuta. Terrorizzato, prova a scappare, ma dovunque va queste strane figure sembrano precederlo. Il suo destino è molto importante per i membri della Squadra Riparazioni ed è fondamentale che la sua storia d'amore con la bella Eloise non vada avanti.

Squadra riparazioni.

I Guardiani del Destino è diretto da George Nolfi, qua al suo debutto in veste di regista. Nolfi ha al suo attivo le sceneggiature di alcuni recenti blockbuster quali Ocean's Twelve e The Bourne Ultimatum. Questa pellicola è, pertanto, la sua terza collaborazione con Matt Damon, protagonista della spy-saga di Jason Bourne nonché stella fra le stelle del cast del secondo episodio delle avventure di Danny Ocean and co. Ispirato al racconto di Philip K. Dick Squadra Riparazioni (reperibile in diverse raccolte dell'autore edite in Italia da Fanucci, ma se angolfili lo trovate anche da scaricare tramite Wikipedia dato che è ormai di pubblico dominio), The Adjustment Bureau si presenta come l'ennesimo tradimento alla pagina scritta... ma con questo non vogliamo certo affermare che il film sia da buttare, anzi. Là dove il libro ci poneva d'innanzi alla vicenda di un uomo comune, un agente immobiliare sconvolto dalla scoperta che il libero arbitrio è solo una chimera, dato che gli ingranaggi che reggono la vita di tutti i giorni vengono retti da dei guardiani che vivono al di fuori del nostro pianeta, il film, rispettando le classiche regole della spettacolarizzazione hollywoodiana, segue i passi di un uomo destinato ad avere un importante ruolo politico, mentre i Guardiani sono una sorta di Men In Black di cui pochi, all'interno delle alte gerarchie governative americane, sono a conoscenza. L'ossatura di base viene pertanto mantenuta e questo è sicuramente un notevole punto a favore del film. Lo spettatore viene posto di fronte a domande cui la pellicola non dà delle risposte definitive e rassicuranti, su una questione sulla quale l'uomo è portato a interrogarsi da sempre: il nostro destino è scritto? E se anche fosse basato su un copione pre-impostato, abbiamo la facoltà di deviare almeno parzialmente da esso? Tutte tematiche estremamente care allo scrittore di Chicago e che Nolfi, autore anche dello script, mantiene intatte. Azzeccata anche la caratterizzazione in stile Uomini in Nero dei Guardiani e del loro Presidente, accostabili a delle entità ultraterrene identificabili come il Dio Giudaico-Cristiano e gli Angeli. Quello che purtroppo viene a mancare è la volontà del regista sceneggiatore di addentrarsi con maggior efficacia nel tema della dicotomia fra libero arbitrio e predestinazione; I Guardiani del Tempo incolla lo spettatore allo schermo tanto nel primo atto quanto nel terzo. Il problema è il secondo, identificabile con la parte centrale della storia, in cui i lamenti amorosi di Matt Damon ed Emily Blunt, comunque efficaci nei loro rispettivi ruoli, diventano piuttosto soporiferi e stonati rispetto agli altri segmenti. Curioso poi come nella movimentata, e ottimamente orchestrata, parte finale di film, ci siano dei rimandi oltremodo espliciti al capolavoro Pixar Monsters&Co. Oltre ai già citati Damon e Blunt, troviamo un sempre elegante (e ambiguo) Terence Stamp, ma il vero uomo da tenere d'occhio è il Guardiano Anthony Mackie, davvero carismatico nel dare vita ad un personaggio misterioso ed enigmatico nel suo rapporto da angelo custode intrattenuto con il politico David Norris; segnatevi in agenda il suo nome perché nei prossimi anni lo vedrete spesso sullo schermo, a cominciare da Real Steel, dove reciterà a fianco di Hugh Jackman, passando poi per Abraham Lincoln: Vampire Hunter, Gangster Squad e World War Z.

I Guardiani del Destino Come tutte le pellicole tratte dai lavori di Philip K. Dick, anche questo I Guardiani del Destino può essere letto come una specie di tradimento dell'opera letteraria. Ma state tranquilli: qua non navighiamo nelle acque torbide di quel Next di Lee Tamahori interpretato dal sempre parruchinatissimo Nicolas Cage. Nolfi, nonostante si trovi qui al suo esordio alla regia di un film, ha un solido background di sceneggiature di film di successo. Nonostante una parte centrale troppo lenta e, forse, eccessivamente melensa, I Guardiani del Tempo riesce a far nascere nella testa dello spettatore degli interrogativi non facili e di certo non concilianti. Se solo fosse stato in grado di premere un po' di più sull'acceleratore dell'audacia narrativa, ci saremmo trovato davanti a un ottimo film. Così siamo “solamente” davanti a un onesto prodotto sci-fi misto a elementi thriller. Il che, di questi tempi, non è di certo poca cosa.

7

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