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I Due Papi, la recensione del film con Anthony Hopkins e Jonathan Pryce

Un film tagliente, profondo ed emozionante, dalla regia e dal montaggio inaspettatamente sorprendenti e con due interpreti monumentali.

recensione I Due Papi, la recensione del film con Anthony Hopkins e Jonathan Pryce
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Non fatevi ingannare dal titolo, perché I Due Papi di Fernando Meirelles non vuole tediare con nessuna soporifera manfrina cristiana. Certo, fede e spiritualità sono naturalmente insiti in questa straordinaria opera scritta dall'ottimo Anthony McCarten, trattando comunque due figure entrambe a capo della chiesa cattolica in un confronto che contempla una crisi religiosa passata ormai alla storia, ma le intenzioni tematiche e artistiche del film sono ben altre.
Tutto inizia con una telefonata: "Pronto, vorrei prenotare un volo". La voce di una donna risponde: "Ci servirebbero le sue indicazioni e credenziali". Nessun problema: "Sono Papa Francesco, il conto sarebbe quello del Vaticano e vorrei un biglietto per Lampedusa". La risposta è secca: "Certo, come no". E attacca.

Chi crederebbe mai, in fondo, che il Papa in persona possa chiamare una compagnia aerea per prenotare un viaggio? Fino al 2013 nessuno, in verità, mentre oggi non fa più scalpore proprio grazie a Jorge Mario Bergoglio (Jonathan Pryce), il Papa dei poveri, il primo sudamericano, preso tra gli ultimi "ai confini del mondo" (come da lui stesso affermato) e portato al centro esatto della chiesa, divenendone leader.
Una racconto che passa attraverso una mancata promessa di matrimonio, un lavoro da perito chimico e una costante vocazione al sacerdozio infine accolta, messa però in scena come flashback, perché il cuore de I Due Papi non è solo Bergoglio ma anche Benedetto XVI (Anthony Hopkins), il loro rapporto, i loro dialoghi, tutte le differenze e le scoperte affinità.

Cambiare è diverso

Non è sbagliato parlare di questo sorprendente affresco del ponte tra conservatorismo e riformisimo cristiano come di un religious buddy movie, un film che vive in sostanza della relazione tra i suoi due grandi (grandissimi!) protagonisti. L'impianto della sceneggiatura è dichiaratamente teatrale, essendo tratta dall'opera The Pope dello stesso McCarten, che già sul palco metteva in scena un confronto diretto e chirurgico tra passato e futuro della chiesa cattolica attraverso un penetrante ritratto di una senile ed emozionante amicizia, addentrandosi in dialoghi taglienti, profondi e riflessivi sul perdono, l'accettazione e soprattutto il cambiamento.
Si insiste molto su questo concetto, ne I Due Papi di Meirelles, la cui visione ha modellato con intuito magistrale un discorso di corpi e spazi teatrali in una produzione cinematografica di grande valore, dal ritmo encomiabile e con un montaggio spiazzante. Partendo dalla morte di Giovanni Paolo II, infatti, si procede con l'elezione di Ratzinger fino a tutte le problematiche createsi con lo scandalo dei preti pedofili e i documenti segreti di Papa Benedetto XVI, arrivando all'annuncio della sua abdicazione al Trono Pontificio e all'elezione di Bergoglio come suo successore.

L'incedere del racconto è lineare e inframezzato da diversi flashback. La struttura trova comunque il suo punto di svolta nel primo incontro tra i due papi, che avviene per cause differenti ma che mette in moto un dibattito che dalla voce di Dio si sposta al calcio, alla pizza e all'aranciata, arrivando anche a occuparsi della questione dei desaparecidos nel passato di Papa Francesco, parte di una vita ancora senza sorriso.

Quello che vediamo confrontarsi con il Ratzinger di Anthony Hopkins è un Cardinale interpretato da Jonathan Pryce disinteressato agli sfarzi e alle comodità, che vive per i meno fortunati e dichiara con fermezza l'avvenuto distacco della chiesa dal mondo reale. È intenzionato a rinunciare al suo cardinalato e tornare in Argentina, tra i poveri, incapace ormai di essere il salesman ideale per vendere il prodotto ecclesiastico.

Definisce proprio così, la fede veicolata dalla chiesa: un prodotto. E Dio un concetto, dunque mutabile. "Un tempo eri a capo dei gesuiti, criticavi gli omosessuali, difendevi le mura attorno a cui è stata costruita l'intera cristianità. Hai accettato i compromessi della modernità", accusa Benedetto XVI. "No: sono cambiato. È diverso", risponde con sicurezza Bergoglio.
Il cambiamento non ha a che fare con i compromessi ma con l'accettazione, il superamento di un ostacolo per molto tempo insormontabile, si tratti poi di un mancato perdono da parte di un amico o di una colpa tenuta celata al mondo intero. Un lento bypassarsi per migliorare.

Argentina vs. Germania

Oltre a essere brillante, stimolante e spesso persino feroce, I Due Papi è anche molto divertente e con alcune battute di rara sagacia, spesso guardando alla storia e agli ambienti che racconta. McCarten e Meirelles riescono nella titanica impresa di addentrarsi nel privato di uomo schivo e riservato come Ratzinger, spogliandolo delle sue certezze teologiche e mettendolo di fronte alla sua nemesi naturale, il suo esatto opposto. Prendono l'emblema del conservatorismo ecclesiastico nel suo massimo momento di riflessione e cominciano a scardinarne ogni più salda certezza, anche grazie alla sontuosa, elegante e ricercata interpretazione di un meraviglioso Anthony Hopkins, superato soltanto dall'estrema bravura di Jonathan Pryce (e da un physique-du-role da tempo riconosciuto).

I due si accompagnano a vicenda in un percorso di confronto-scontro etico e umano senza esclusione di caustiche ed esilaranti sferzate personali o atteggiamenti di reciproca sufficienza, di base (inizialmente) essendo ai poli opposti della morale cristiana. Le cose cambiano con il procedere del film e con il dipanarsi della storia di Bergoglio, vissuta quasi come una sorta di confessione e liberazione al Santo Padre, con cui arriva a instaurare un rapporto di grande fiducia e rispetto, oltre ogni dovere o reverenza.

Il lavoro di Pryce su Bergoglio è modellato con delicatezza per portare su schermo il ritratto di un uomo profondamente mutato rispetto alla sua giovinezza, contrapposto invece all'asettica vitalità di Ratzinger, che arriva a chiedere perdono a Dio per "non aver goduto dei suoi doni".
Più espediente narrativo che realtà documentata (come grande parte del film), eppure funzionale all'idea dello sceneggiatore di raccontare la fede dal punto di vista umano, anche se filtrato dagli occhi delle più alte cariche dello stato pontificio. Talmente umani e connessi, alla fine, da arrivare a salutarsi tra un tango e una lacrima, ritrovandosi "una volta fatta la volontà di Dio" davanti a una TV, felici come bambini a guardare l'Argentina contro la Germania ai Mondiali di Calcio 2014.

I Due Papi Raccontando le fondamenta del ponte tra conservatorismo e riformismo della chiesa cattolica, I Due Papi di Fernando Meirelles scritto dall'affilata e brillante penna di Anthony McCarten si rivela un buddy movie del tutto particolare, incentrato sul confronto-scontro tagliente, intelligente e profondo tra Benedetto XVI e Papa Francesco, rispettivamente interpretati da due monumentali Anthony Hopkins e Jonathan Pryce. A sorprendere è soprattutto l'equilibrio della sceneggiatura e l'inaspettato virtuosismo della regia, che riesce a trasformare un'opera dall'impianto teatrale in qualcosa di più complesso, lavorando con competenza cinematografica su ritmo e montaggio, confezionando un prodotto ricco di sfaccettature tecniche e tematiche impressionanti, dall'inizio alla fine. Un film dedicato al perdono, alla senso più intimo della spiritualità e al cambiamento, ennesima e importante vittoria di Netflix in questo ricchissimo 2019.

8

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