I Care a Lot: recensione del thriller con Rosamund Pike e Peter Dinklage

Il film, dal 19 febbraio su Prime Video, è la storia di una tutrice di anziani che truffa i suoi clienti fino a che non ci prova con le persone sbagliate.

recensione I Care a Lot: recensione del thriller con Rosamund Pike e Peter Dinklage
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Ci sono film che hanno una meta ben precisa in testa e procedono a gran velocità, attenti ad aggirare qualsiasi ostacolo si possa frapporre fra essi e i loro obiettivi. Ci sono anche quelli che inciampano, che vedono gli ostacoli e non fanno in tempo a evitarli.
I Care a Lot sembra seguire entrambi i filoni e se per la bellezza di due interi atti pare deciso ad arrivare dritto al punto senza sbavature, giri di parole o inutili deviazioni, a un certo punto si lascia tentare, abbraccia il didascalico come un koala sul ramo di un albero e cerca di ravvedersi solo nel finale, quando ormai il danno è fatto.
Messa così può sembrare più tragica di quel che è, la verità invece è che per tutta la durata il film di J Blakeson rimane sempre godibile e con le idee ben chiare di cosa vuole fare col genere di riferimento (una commedia nera infilata nell'ambito del gangster movie) ma dimostra di non avere il polso per non farsi schiacciare dallo star power della sua protagonista, Rosamund Pike, che a un certo punto sembra diventare più forte del personaggio che interpreta minandone di conseguenza la credibilità.

Crime malizioso ma "facilone"

Il film racconta la storia di Marla Grayson (Rosamund Pike), una spietata donna in carriera e cinicamente ambiziosa che per lavoro si "finge" tutrice legale di decine di anziani senza parenti: con tanta astuzia e pochissimi scrupoli, Marla approfitta della vulnerabilità dei suoi assistiti, li fa internare in strutture specializzate e nel frattempo ruba loro tutto ciò che può, avendo accesso (per legge) ai loro beni.
Un'operazione bieca e deprecabile che però si muove sempre entro i confini della legalità grazie al prezioso aiuto della Fran di Eiza González, sua socia in affari nonché amante.
La vita delle due eleganti e insospettabili criminali però subirà uno scossone quando faranno la conoscenza (cioè proveranno a fregare) di Jennifer Peterson (Dianne Wiest), una ricca pensionata apparentemente priva di eredi e (sempre apparentemente) senza famiglia.
L'anziana e docile preda però nasconde un oscuro e pericoloso segreto: è la madre di uno spietato gangster della malavita, Roman Lunyov (Peter Dinklage), che ovviamente quando scoprirà cosa è successo non la prenderà molto bene. Rosamund Pike, che con la sua interpretazione glaciale sembra essere tornata nei panni della Mitica Amy di Gone Girl di David Fincher, è sia il punto di forza di I Care a Lot che la sua debolezza.

Marla Grayson cavalca splendidamente la febbre scorsesiana dei criminali in cerca del successo sempiterno, eppure proprio lei, come una Dorothy o una Alice, trascina il film in un paese delle meraviglie in cui tutto appare possibile, nel quale il ruolo dei personaggi si inverte di colpo, le regole del mondo raccontato cambiano improvvisamente e iniziano ad andare al contrario.
Da crime malizioso di un cinismo sempre più raro nella Hollywood contemporanea, I Care a Lot a un certo punto si trasforma in un grande fantasy femminista in cui la donna sembra essere in grado di fare qualunque cosa, anche agire come il migliore dei James Bond.
Certo nell'atto finale del film è facilissimo leggere un'allegoria della situazione della donna di oggi, i cui sogni vengono strappati via dai rancori degli uomini, ma tutto appare estremamente facile, didascalico e perfino superfluo.
La scena finale infatti va alla ricerca del medesimo colpo di scena che il film stesso (anzi Rosamund Pike) impedisce alla fine del secondo atto, quando con un po' di coraggio in più e munito dello stesso cinismo sbandierato dalla protagonista I Care a Lot avrebbe potuto dire quel che voleva con maggior potenza visiva.

I Care a Lot Con I Care a Lot si poteva e si doveva osare leggermente di più, visto che i presupposti da commedia nera lo avrebbero permesso. Ma il film con Rosamund Pike e Peter Dinklage, proprio nel momento di maggior impatto, decide di ricorrere all'aiuto da casa e di rifugiarsi dietro il più classico dei deus ex machina, dimostrando ancora una volta che nel cinema l'ambizione deve sempre andare a braccetto col coraggio di osare. Rimane un film godibile ed estremamente divertente in più punti, tanto didascalico in altri, ma soprattutto resta l'occasione mancata per diventare un cult fedele ai suoi cinici e spietati principi.

6.5

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