I cannibali, la recensione del film di Liliana Cavani

La regista adatta la tragedia di Sofocle all'Italia del ‘68, dove in una Milano spettrale le strade sono disseminate di cadaveri.

I cannibali, la recensione del film di Liliana Cavani
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Una grande metropoli è ricolma di cadaveri, abbandonati ai bordi delle strade e davanti ai portoni dei palazzi, nell'indifferenza più totale da parte delle persone.
Nessuno può toccare questi corpi senza vita, pena l'arresto: le vittime infatti sono cittadini ribelli, che si sono macchiati di atti di sfregio e derisione nei confronti dell'ordine precostituito. Antigone, ragazza di buona famiglia, è però intenzionata a ogni costo a dare una degna sepoltura al fratello, caduto anch'esso sotto i colpi delle autorità.
Nessuno tra i suoi familiari e amici sembra intenzionato ad aiutarla ma l'incontro con il misterioso Tiresia, un giovane apparso improvvisamente in città che parla in un idioma sconosciuto, cambia tutto e insieme i due cominciano a raccogliere i cadaveri dai marciapiedi, diventando i ricercati numero uno.
Nel frattempo Emone, fidanzato di Antigone e figlio del Primo Ministro, comincia a porsi delle domande sulle scelte del padre e del governo da lui presieduto.

I corpi dei ribelli

La tragedia di Antigone, raccontata per la prima volta da Sofocle nel 442 a.C., rivive a cavallo tra gli anni '60 e '70, un periodo perfetto per contestualizzare il relativo dramma all'interno di una realtà storica e sociale complessa, con gli echi del Sessantotto che sono il cuore portante di questo moderno adattamento diretto da Liliana Cavani.
L'originaria polis di Tebe diventa così la trafficata Milano, ideale luogo simbolo per rappresentare al meglio il senso di smarrimento vissuto dalla protagonista e dallo spettatore con essa: già durante i titoli di testa, le panoramiche di una città disseminata di cadaveri lasciano scioccati, con tram e macchine che cercano di schivare quelle inutili "scocciature".
Il menefreghismo della cosiddetta gente perbene è una delle molteplici metafore politiche che si aggirano nel corso dei 90 minuti di visione, fondata su questo eterno connubio tra sussulti di genere e reclami etici e ideologici.

A tratti questa netta divisione può risultare eccessivamente marcata, ma l'intento è chiaro fin da subito e non toglie fascino a una storia che, già nelle sue dinamiche alla base, era carica di un pathos drammatico e visionario, potenzialmente applicabile anche alla situazione che stiamo vivendo proprio ai nostri giorni.

Il Bene e il Male

La filosofia sulla lotta di classe e sul legame dicotomico che unisce oppressori e ribelli è al centro di un lungo discorso nell'ultima parte e apre a diversi spunti di riflessione per nulla banali, tanto che è sbagliato - come sottolineato da molti - dire che I cannibali sia invecchiato male. Anzi, pur con alcuni evidenti e parziali limiti, possiede una lucidità d'intenti ancora oggi fresca, più o meno condivisibile ma senza dubbio capace di lasciare il segno.
Il mistero sulle origini di Tiresia, comparso dal nulla sulla riva del mare, l'ostinazione della bella Antigone e la progressiva redenzione di Emone (un ferale Tomas Milian, il migliore del cast) permettono di variare le dinamiche e i punti di vista, fino a quel finale immaginato come punto di non ritorno sul quale ricostruire il mondo di domani.
La Cavani si è presa qualche rischio e taluni passaggi possono risultare vagamente irrisolti - la lunga scena dell'inseguimento tra i due fuggitivi protagonisti e l'esercito gioca su tonalità tragicomiche che funzionano a sprazzi - ma altrove è riuscita a imprimere quel senso di primigenia violenza nella lotta tra Davide e Golia, come nella sequenza dell'interrogatorio, con la camera che gira in continuazione a offrire senza filtri la sgradevole situazione vissuta da Antigone.

Disponibile nel catalogo di Raro Video su Prime, I cannibali è un film grezzo e imperfetto ma dall'innegabile fascino, con le immagini che mostrano Milano come un lazzaretto a cielo aperto che rimangono impresse, ancor più grazie all'efficace colonna sonora firmata dal maestro Ennio Morricone e all'accattivante ballad rock cantata da Don Powell, ciliegina sulla torta di un'operazione che merita una riscoperta da parte del grande pubblico.

I cannibali Nascondersi nel cuore della tirannia per sfaldarla dall'interno, salvo dover fare i conti con un ordine precostituito che si fa forza sul pregiudizio e l'indifferenza della massa. La tragedia di Sofocle rivive nella Milano dell'immediato post-Sessantotto, attualizzata al relativo periodo storico e sociale che vide proprio i giovani portatori di quell'auspicato cambiamento contro le logiche del potere. Elementi dicotomici, giacché i ribelli non possono esistere senza i despoti, che nella rappresentazione di Liliana Cavani si espongono in maniera netta e marcata, anche troppo in certe occasioni, attraverso immagini di enorme potenza visiva, con le strade di Milano disseminate da cadaveri che i vivi sono costretti a schivare per non cadere in ferme reprimende. I cannibali gioca con l'Alto e il Basso in maniera grottesca e incisiva, rischiando potenziali cadute ma rendendo chiaro e pregno il succo del messaggio, adattando ai tre protagonisti altrettante visioni di un mondo alla rovina, dove i martiri sono destinati a diventare simbolo della futura rivoluzione. Il film andrà in onda mercoledì 3 marzo alle 22.50 su CINE34.

7

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