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I Am All Girls, la recensione del film Netflix

Donovan Marsh firma un thriller sulla tratta di bambine in Sudafrica, condivisibile nell'intento ma non del tutto riuscito dal punto di vista filmico.

I Am All Girls, la recensione del film Netflix
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A metà degli Anni Novanta, nella città sudafricana di Johannesburg, Gert de Jager fu arrestato e in seguito condannato per il rapimento di sei bambine, i cui corpi non furono mai ritrovati. L'uomo durante l'interrogatorio sostenne di aver agito su ordine di un ministro del Partito Nazionale e per questo l'indagine non venne resa pubblica.
Sempre Johannesburg, oggi. L'esperta poliziotta Jodie Snyman si occupa dei casi relativi ai rapimenti di minori, che ultimamente stanno riprendendo piede nel Paese con sempre più vigore. Ma ogni volta che pensa di essere arrivata nel posto giusto nel momento giusto, le sue attese vengono disilluse: nonostante la sua ferrea determinazione, la donna viene momentaneamente sospesa dalle indagini, anche per via del forte stress che sta manifestando nei confronti di colleghi e superiori.
Nel frattempo le forze dell'ordine si trovano a che fare con una serie di macabri omicidi, con i cadaveri che vengono ritrovati ricoperti da incisioni recanti delle iniziali di nomi. Nomi di giovani vittime recentemente scomparse e infatti coloro che sono stati uccisi vengono poi effettivamente scoperti colpevoli. Jodie viene reintegrata mentre una sua fidata collaboratrice di colore sembra sempre essere un passo davanti a tutti: è proprio lei l'implacabile killer vendicatrice.

Lady Vendetta

Non preoccupatevi dell'ultima frase esposta nella sinossi, in quanto non è affatto uno spoiler: lo spettatore infatti conosce sin dall'inizio l'identità dell'infallibile dispensatrice di morte. Un colpo di scena negato al pubblico ma necessario ai fini narrativi di un film più esplicativo che effettivamente necessario, tanto condivisibile dal punto di vista morale - l'istinto reazionario alla Charles Bronson potrebbe però non mettere d'accordo tutti - nell'esporre un dramma così attuale in molti dei Paesi più poveri del mondo.
Se l'intento è quindi apprezzabile, la messa in scena incostante e un cast non sempre all'altezza rischiano di appesantire eccessivamente gli oltre cento minuti di visione, con alcune soluzioni pretestuose nella gestione del platonico rapporto tra le due protagoniste e una certa ricerca per l'esasperazione drammatica, che esplode in scene madri senza dubbio intense ma parzialmente gratuite.
Disponibile nel catalogo Netflix come originale, I Am All Girls è un thriller impegnato dove il pathos si carica eccessivamente senza un calibrato equilibrio: l'ossessione di Jodie diventa infatti una sorta di tallone d'Achille e rischia di togliere fascino alla più avvincente missione di vendetta della sua collega, della quale scopriamo il tragico passato in un paio di rapidi ma significativi flashback.

Una caccia senza fine

Il regista Donovan Marsh era risultato ben più convincente con il pseudo blockbuster Hunter Killer - Caccia negli abissi (2018), un film fracassone ma conscio del proprio target e per questo più onesto e consapevole. In quest'occasione sembra invece farsi prendere la mano dal tema dimenticandosi di dar vita a una costruzione scenica abbastanza solida e i cliché dei polizieschi classici, a tratti di derivazione televisiva, rischiano di far capolino qua e là.
Parliamoci chiaro, I Am All Girls ha i suoi momenti - su tutti il rocambolesco, esaustivo, tour de force finale - ma non risulta sempre credibile nelle sue derive da revenge-movie: un angelo della vendetta sempre avanti a tutti appare poco credibile in un contesto che sulla carta è stato impostato per essere il più verosimile possibile, con tanto di fotografie di piccolissime vittime che appaiono ogni tanto su schermo.
Restano così più rimpianti che certezze e per quanto la pellicola sia godibile e apprezzabile, per via delle molteplici sfumature in essa contenute, si respira un senso di incompiutezza che sarebbe stato probabilmente evitabile con un paio di accortezze in più.

I Am All Girls Partendo da una drammatica vicenda sulla tratta delle bambine che ha segnato negli Anni Novanta lo strato sociale del Sudafrica, ancora apertamente scosso dagli strascichi dell'apartheid, I Am All Girls sposta l'azione ai giorni nostri per dar vita a un poliziesco dalla messa in scena cruda ma stilisticamente classica, dove le dinamiche da revenge-movie giocano un ruolo fondamentale ai fini della narrazione. Una vendetta necessaria per sanare i mali di un passato impossibile da dimenticare e per affrontare un presente dove il contrabbando di minori è ancora assai diffuso, così come la pedofilia anche ai più alti livelli politici. Un film apprezzabile per il messaggio che intende trasmettere ma non sempre efficace nelle sue fasi drammatiche e di genere, privo di equilibrio nella gestione di storia e personaggi e non sempre verosimile.

5.5

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