Recensione Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte II

Torna la saga di Hunger Games con il suo elettrizzante capitolo conclusivo, Il canto della rivolta - Parte II: Katniss Everdeen e tutta Panem sono pronti allo scontro finale, e voi?

recensione Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte II
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«Alzate tre dita della mano sinistra (indice, anulare e medio) e salutate la "ghiandaia imitatrice", Katniss Everdeen, prima della battaglia conclusiva di Hunger Games: Il canto della rivolta parte 2» (l'appuntamento è al cinema il 19 novembre, anche in 3D). Lo ammettiamo, ci saremmo aspettati un annuncio del genere prima di partecipare alla première mondiale del film a Berlino, all'ingresso del multisala nella capitale tedesca per vedere in anteprima una delle pellicole più attese del 2015, invece no. Niente omaggi alla rivoluzione dei distretti di Panem, il regno del futuro distopico narrato da Suzanne Collins (la nuova edizione della trilogia è appena sbarcata in libreria per Mondadori). Ai pochi giornalisti presenti all'evento è stato riservato un trattamento in perfetto stile Capitol City: accurate perquisizioni, "sequestro" delle borse e passaggio sotto la porta/metal detector da aeroporto. "Qui si fa sul serio", abbiamo pensato (sperando di non far scattare alcun allarme davanti al resto della stampa proveniente da tutto il mondo). Cosa c'entra quest'episodio con la recensione della pellicola? Tantissimo... e non solo perché il contesto della visione ha un peso ma soprattutto perché rende l'idea delle aspettative e dei preparativi per il capitolo finale del franchise. Tiriamo un sospiro di sollievo: ne è valsa decisamente la pena, visto il risultato delle fatiche di Jennifer Lawrence e soci.


DOVE ERAVAMO RIMASTI

Facciamo un passo indietro: abbiamo lasciato il Distretto 13 e la Presidentessa Alma Coin (il Premio Oscar Julianne Moore) alle prese con gli attacchi contro il Presidente Snow (Donald Sutherland) e i suoi seguaci. I ribelli, come in ogni guerra, hanno vissuto alterne vicende ma per piegare la resistenza di Katniss è stata usata ogni tortura sul suo compagno, amico (e innamorato?) Peeta (Josh Hutcherson), fino al punto di renderlo un'arma capace di ucciderla. C'è quasi riuscito, perché pensa che la ragazza sia la causa di ogni male della nazione, compreso il tracollo dei "giochi della fame". Il salvataggio di alcuni Tributi dall'Arena ha scatenato infatti la rivoluzione portando a quello che uno di loro, Finnick, ex vincitore del Distretto 4 (Sam Claflin), ha riassunto come "i settantaseiesimi Hunger Games". Si tratta di una lotta all'ultimo sangue dei cittadini per riconquistare la libertà perduta nei cosiddetti Giorni Bui, il periodo della precedente rivolta dei distretti.
La "ghiandaia imitatrice" incoraggia la popolazione ad indirizzare la sete di giustizia verso Capitol City e il regime dittatoriale che rappresenta, anche se non condivide il detto secondo il quale in guerra tutto è lecito. Decisa ad assassinare personalmente Snow, si unisce alla Squadra 451, un gruppo di combattenti pronto ad infiltrarsi nella capitale. Non proprio combattenti, a dire il vero, piuttosto volti della rivolta a beneficio delle telecamere per rinsaldare gli animi e unirli contro l'oppressione. Tra ostacoli, pericoli ed enormi sacrifici si compie l'ultimo atto di Katniss, che deciderà le sorti di tutto il popolo con una scelta senza ritorno.

MAY THE ODDS...

Questi sono i fatti, ma come sono stati adattati dalle pagine dei romanzi al grande schermo? La formula segue quella del capitolo precedente: i riflettori sono sempre puntati su Katniss, quindi le vicende dei personaggi secondari diventano puro sfondo, con qualche incursione nelle sale di comando di Snow e qualche digressione sul passato.
Le scene action occupano la stragrande maggioranza del racconto, con moltissimi dettagli e grande spettacolarizzazione delle varie fasi della battaglia, che parlano al posto della voce della protagonista. I lettori sono stati sempre guidati da lei attraverso i suoi labirinti emotivi, resi più complicati dallo stress post-traumatico di due edizioni nell'Arena, ma quei pensieri, incubi e dubbi cedono il passo alle strategie belliche.
In poche parole, meno introspezione e più azione. Lo spettatore vive sulla propria pelle le atrocità della guerra, in tutte le sue sfaccettature, invece di sentire le fiamme che bruciano dentro "la ragazza di fuoco" e animano la sua ribellione. Il regista Francis Lawrence ha puntato tutto sulla crudezza della violenza, chiudendo virtualmente il cerchio con l'operato di Gary Ross (dietro la macchina da presa della prima pellicola) che si era concentrato sullo stile mockumentary per far leva sulle emozioni. Al tempo stesso, per esigenze narrative, ha semplificato le conseguenze dell'operato di Katniss sulla sua vita, presente e futura.

UN ADDIO DIVERSO

I fan di solito non amano i salti temporali che chiudono le saghe perché a volte, come nel caso di Harry Potter, si tende a calcare un po' troppo la mano sulle trasformazioni fisiche trascurando i risvolti emotivi. Il pubblico di Hunger Games non corre questo rischio, inclusa quella fetta che non ha letto i libri e che non rischia di perdersi dei passaggi fondamentali.
Invece di spingere l'acceleratore sui ricordi, con flashback o altri espedienti strappalacrime, questo capitolo conclusivo preferisce usare rimandi e citazioni in maniera sottile e discreta. Ecco perché le ultime scene con Philiph Seymour Hoffman diventano il miglior omaggio a quest'interprete straordinario, qui nel ruolo dello stratega Plutarch Heavensbee. Lasciamo gli annunci con squilli di tromba al Presidente Snow, perché lo stile di Katniss è tutt'altro. Le ragioni delle scelte della Ghiandaia imitatrice si trovano negli sguardi di Jennifer Lawrence, quindi non aspettatevi dialoghi-fiume sui suoi sentimenti. Tutte le parole non dette (al cinema) per fortuna sono state scritte (da Suzanne Collins).

Hunger Games: Il Canto della Rivolta - Parte II Sempre più action e meno romance, la saga con Jennifer Lawrence si chiude con stile (e tra spettacolari sequenze a Capitol City) e riprende il tono e le scelte del film precedente. Anche qui i pensieri di Katniss sono sostituiti quasi interamente dalle strategie belliche e le vicende dei personaggi secondari vengono ridimensionate drasticamente per concentrarsi sulla ribellione. Ma siccome gli esiti di una guerra li decide il vincitore, felici Hunger Games e possa la fortuna essere sempre a vostro favore.

8

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