Recensione Humandroid

Dopo District 9 ed Elysium, il sudafricano Neill Blomkamp torna dietro la macchina da presa per raccontare con ottimi effetti speciali la vicenda futuristica di un poliziotto droide alle prese con un'umanità come sempre divisa in buoni e cattivi

recensione Humandroid
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Prima, nel 2009, abbiamo avuto District 9, miscela di mockumentary e vicenda d'invasori extraterrestri che, prodotta dallo Steven Spielberg neozelandese Peter Jackson, ottenne addirittura le candidature al premio Oscar all'interno delle sezioni relative al miglior film e alla migliore sceneggiatura.
Poi, quattro anni dopo, fu il turno di Elysium, il cui titolo faceva riferimento ad una lussuosa stazione spaziale dove, nel 2154, vivevano esclusivamente persone molto abbienti, mentre Matt Damon, residente insieme ai comuni mortali su un pianeta Terra ormai sovrappopolato e allo sfinimento, intraprendeva una pericolosa missione al fine di ripristinare l'equilibrio tra i due estremi.
Cineasta sudafricano classe 1979, Neill Blomkamp torna dietro la macchina da presa con un'altra avventura fantascientifica la cui creazione, però, è iniziata, in realtà, molto tempo addietro, quando realizzò un promo contenente false pubblicità da far vedere agli agenti per dimostrare le sue capacità produttive, in quanto spiega: "Mi stavo guardando intorno e poi, nel 2003, ho progettato quel robot in Lightwave. Ho preso spunto da parecchi disegni manga e anime giapponesi; ora non sono più interessato a quelle cose, però ho voluto dare vita ad un film per rimanere fedele a ciò che era - uno spot pubblicitario bizzarro, falso e strano. Volevo che Humandroid somigliasse molto a quel lavoro".

Creatura di Deon

Ed è lo Sharlto Copley che già aveva preso parte ai due lungometraggi precedenti a concedere anima e corpo a Chappie (anche titolo originale del film), poliziotto droide che, in un prossimo futuro, con il crimine sorvegliato da una forza di polizia oppressiva meccanizzata, viene rubato e riprogrammato per essere trasformato nel primo robot con la capacità di pensare autonomamente.
Poliziotto droide creato da Deon Wilson, incarnato da Dev"The millionaire"Patel, il quale vede in esso una forma di vita che vive e respira, oltre che l'ultima speranza per l'umanità, pur non trattandosi di un umano; mentre, al contrario, l'ingegnere contorto, aggressivo e di stampo militare Vincent Moore alias Hugh Jackman, tutt'altro che favorevole all'idea di intelligenza artificiale, lo interpreta in qualità di fine della razza terrestre, tanto da non fermarsi davanti a nulla per garantire che sia l'ultimo della sua specie.
Poliziotto droide che Copley ha portato sullo schermo recitando veramente davanti alla macchina da presa e lavorando in ogni scena di fronte agli altri personaggi, permettendo sia a Chappie di sentirsi vero e autentico, sia al resto del cast di recitare al suo meglio; in quanto è durante la post-produzione che il regista, supportato dai maghi dello studio di effetti visivi Image Engine, che ha agito per portarlo alla vita, costruendolo digitalmente sulla performance dell'attore ed adattando a lui i movimenti.
Poliziotto droide destinato a cadere nelle mani sbagliate di Ninja e Yo-Landi, ovvero il duo rap dei Die Antwoord, gangster di basso livello in cerca della svolta che li renda ricchi e che, appunto, non provvedono altro che a cercare di "educarlo" a prendere la cattiva strada.

RoboCopley

Del resto, con Sigourney"Alien"Weaver nei panni di Michelle Bradley, amministratrice delegata di una grande società quotata in borsa che produce armamenti e alla quale non interessa la tecnologia o se la stessa sia d'aiuto o dannosa per combattere il crimine, ma esclusivamente fare più soldi possibile, è la storia di un giovane dalla mente suggestionabile cresciuto all'ombra di improbabili influenze quella raccontata da Blomkamp, che precisa: "L'idea era di trovare qualcosa di inumano come un robot - in special modo un robot poliziotto - e dotarlo di caratteristiche umane, al punto di farlo diventare più emotivo degli stessi personaggi umani del film. Quello è il punto nevralgico dell'ironia del film - un droide poliziotto che diventa senziente e inizia a mostrare caratteristiche che sono più morali, etiche e coscienziose rispetto a quanto tendano a fare gli esseri umani".
Quindi, sfruttando la Johannesburg già scenografia del succitato District 9 per ricreare un'ambientazione non troppo distante a quella post-apocalittica di Doomsday - il giorno del giudizio di Neil Marshall, anche in questo caso non risultano assenti né il sottotesto sociale, né un certo tocco alla Paul Verhoeven; sebbene quest'ultimo finisca per essere presto abbandonato in favore di uno spettacolo tendente in maniera evidente a strizzare l'occhio al pubblico dei giovani, con abbondanza di rimandi alla fanta-celluloide risalente agli anni Ottanta e Novanta.
Non a caso, al di là di un omaggio televisivo al cartoon He-man e i dominatori dell'universo e di uno verbale a Forrest Gump di Robert Zemeckis, se i connotati di Chappie ricordano quelli del protagonista del poco conosciuto Mandroid di Jack Ersgard, la sua parlata e il comportamento non possono fare a meno di richiamare alla memoria il Johnny 5 di Corto circuito di John Badham.
Ma vi sono anche diverse similitudini con Robocop 2 di Irvin Kershner, nonostante il cattivo robot Moose che entra improvvisamente in azione, invece, si manifesti quale evidente derivato dell'ED209 introdotto nel capostipite (riecco Verhoeven).
Per approdare ad una fase conclusiva non distante neppure da quella de Il mio amico Mac di Stewart Raffill... al servizio di un'operazione che, caratterizzata da un discreto ritmo narrativo e da un cuore di affascinante b-movie, rimane nei binari del prodotto d'intrattenimento di routine, privo della particolare originalità blomkampiana e non troppo esaltante neppure nei momenti dedicati all'alta spettacolarità.

Humandroid Regista di District 9 ed Elysium, il sudafricano Neill Blomkamp torna dietro la macchina da presa per dedicarsi a Humandroid, del cui simpatico robot protagonista dice: “Chappie viene trascinato ben presto nello squallido mondo della malavita di Jo’burg, cresciuto da due genitori - uno buono e l’altro cattivo. Da qui in poi, Chappie si troverà a dover scegliere tra due forze potenti - e quando queste forze si affronteranno, una città intera si troverà a camminare in bilico su una corda”. Un fanta-prodotto che intende rivelarsi anche uno studio su cosa significhi essere umano e dotato di intelligenza, ma che, al di là degli ottimi effetti speciali e del fatto che riesca ad intrattenere senza annoiare, non presenta altro che i connotati di un nostalgico elaborato infarcito di citazioni dal cinema degli anni Ottanta e Novanta piuttosto privo di originalità e costruito su una sceneggiatura non priva di difetti (citiamo soltanto il poco approfondito cattivo di Jackman e il mancato sviluppo del personaggio della Weaver).

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