Hulk, la recensione del cinecomic firmato Ang Lee

Il Golia Verde arriva per la prima volta sul grande schermo nel 2003, nella versione d'autore firmata da Ang Lee e interpretato da Eric Bana.

recensione Hulk, la recensione del cinecomic firmato Ang Lee
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Negli anni '60 lo scienziato David Banner progetta di creare un esercito di supersoldati tramite delle modifiche nel DNA dei soggetti, capaci di rinforzare la risposta delle cellule umane, ma il suo piano viene bloccato sul nascere dal generale dell'esercito americano Thaddeus Ross. Non domo, Banner decide di condurre esperimenti sul proprio corpo e quando la moglie rimane incinta pensa che il futuro nascituro possa aver ereditato dei disturbi correlati: ipotesi che si rivela fondata durante l'infanzia del bambino.

Tempo dopo Bruce, il cui cognome è cambiato diventando quello della famiglia adottiva, è cresciuto e non ricorda niente della propria infanzia come dei propri genitori, dati per morti in circostanze misteriose. Il ragazzo è diventato un geniale ricercatore e lavora per la Berkeley Technology insieme alla bella collega Betty Ross - figlia del generale e all'ignaro della sua reale identità - con la quale vi è stato del tenero. Un giorno, in seguito a un'esposizione ai raggi gamma per salvare un collega, Bruce assume una quantità di radiazioni che avrebbe ucciso chiunque, ma non lui. La circostanza lo porta a trasformarsi in un gigantesco essere dal colore verde, dalla forza sovrumana ma dalla mente di un bambino, e l'esercito lo vede come un pericolo ma anche come un'opportunità mentre il padre fa la sua improvvisa ricomparsa con un obiettivo ben preciso...

Rabbia, potere e libertà

Dopo Lou Ferrigno e prima di Edward Norton e Mark Ruffalo, è stato Eric Bana a vestire i verdi e gargantueschi panni del Golia Verde di casa Marvel, in un film che ha diviso pubblico e critica non ottenendo il successo sperato ai botteghini. Eppure, pur a discapito di alcune sbavature, questa particolare versione diretta nel 2003 da Ang Lee possiede una spiccata personalità nel tentativo di coniugare la logica dei moderni blockbuster a un approccio parzialmente autoriale, trasformando di fatto una storia dall'imprinting supereroistico in una sorta di creatura mutante dalle molteplici sfumature.
Perché l'Hulk di inizio millennio è soprattutto un viaggio alla scoperta del rimosso, uno scavo nel rapporto padre-figlio che si erge a potenziale metafora sui traumi infantili e trova nella resa dei conti finale la catarsi necessaria per un ipotetico nuovo inizio. Uno sguardo privato e demodé, facente affidamento su un marcato e lineare uso dello split-screen, riscontrabile anche in una narrazione che si prende i propri tempi, limitando le svolte action in tutta la prima metà e lasciando infine esplodere la furia nella sua anima più spettacolare, ideale veicolo d'intrattenimento a prova di grande pubblico.

Le colpe dei padri ricadono sui figli

Non tutto come detto è perfetto, a cominciare da effetti speciali che convincono nell'interazione con gli ambienti - sia in interni che in esterni - ma viaggiano a corrente alternata per ciò che concerne il metamorfosato protagonista, con una varietà espressiva che non riesce a bypassare qualche caduta di tono nei movimenti facciali del Nostro. Allo stesso modo una manciata di forzature risulta evidenti soprattutto per ciò che concerne la caratterizzazione di alcune figure secondarie, figlie di un'ottica caricaturale e fumettistica che si ibrida a fatica con l'approccio semi-realistico dell'insieme.
Difetti che passano in secondo piano rispetto al cuore dell'assunto e alle sue logiche di partenza e la stessa componente action si rifà alla grande nelle sequenze in campo aperto, dove Ang Lee adatta le dinamiche del wuxiapian - il suo precedente (capo)lavoro è stato non a caso l'osannato La tigre e il dragone (2000) - a spazi confinati dove far spiccare enormi salti all'antieroe al centro del racconto. Anti-eroe che trova una corretta aderenza da parte di Eric Bana, elemento centrale di un cast delle grandi occasioni che vanta negli altri ruoli principali interpreti del calibro di Jennifer Connelly, Sam Elliott e Nick Nolte nei panni del genitore-nemesi. Oltre, naturalmente, al compianto e inossidabile Stan Lee nel suo solito, irresistibile, cameo e a Lou Ferrigno in un'altra piccola particina nei primi minuti di visione.

Hulk Prima dell'esplosione del MCU, i supereroi Marvel vivevano di incarnazioni standalone e la mano del regista era ancora fondamentale in una visione personale e specifica dei personaggi, potenzialmente esplorabili in origin story con cui raccontare una visione inedita dei suddetti. Come quella operata da Ang Lee nel 2003 per portare sul grande schermo il mitico Golia Verde, qui interpretato da un efficace Eric Bana, e analizzare la dicotomia uomo-mostro attraverso istinti drammatici che indagano sulla disgregazione familiare e i traumi d'infanzia. L'ampio ricorso allo split screen, nel tentativo di restituire un'ottica fumettistica, ed effetti speciali di buona fattura (nonostante qualche perplessità sul lato espressivo del mutato protagonista) garantiscono un sano intrattenimento a tema e la sceneggiatura, pur al netto di qualche sbavatura, restituisce un quadro completo e appagante nella maturazione dei personaggi. Elementi che rendono Hulk un cinecomic d'altri tempi che brilla proprio per la sua consapevole ingenuità di fondo, qui incanalata su territori meno mainstream del previsto. Il film andrà in onda lunedì 8 giugno alle 21.10 su MEDIASET 20.

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