Hostile, la recensione: Nathan Ambrosioni enfant prodige dell'horror

Nei cinema italiani solo dal 31 Ottobre al 2 Novembre 2016, Hostile è l'horror diretto a soli quattordici anni dal francese Nathan Ambrosioni.

recensione Hostile, la recensione: Nathan Ambrosioni enfant prodige dell'horror
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Partiamo dalla figura della Meredith Langston con le fattezze di Shelley Ward, per la quale il sogno di diventare mamma sembra che si stia avverando, in quanto riesce ad adottare le due orfane Anna ed Emilie, che, però, sembrerebbero faticare non poco ad adattarsi al loro nuovo ambiente e si avvicinano a giochi segreti che solo loro possono capire. Le Anna ed Emilie rispettivamente incarnate dalle esordienti Luna Belan e Julie Venturelli, il cui arrivo in casa, tra l'altro, pare coincidere con un evento inspiegabile destinato a cambiare drasticamente la maniera in cui si comportano; spingendo la nuova genitrice a chiedere aiuto a S.O.S. Adoption, programma trasmesso da una emittente televisiva locale e che si occupa di seguire i bambini durante il periodo di adattamento nelle famiglie che li prendono in adozione. E permettendo, quindi, che si delinei il plot su cui viene costruito Hostile, nato praticamente per gioco quando il francese classe 1999 Nathan Ambrosioni ha iniziato a soli tredici anni a girarlo insieme ad alcuni amici durante il tempo libero, senza immaginare minimamente che si sarebbe trasformato nel suo debutto registico e che, addirittura, avrebbe ottenuto una distribuzione al di fuori del paese in cui risiede.


Un francese piccolo piccolo

Debutto che, complici sia il primissimo omicidio posto addirittura in anticipo rispetto ai titoli di testa, sia il fatto che venga anche utilizzato, ad un certo punto, il classico telefono giocattolo realizzato con lattine e spago, non manca di trasmettere, in un certo senso, l'atmosfera malata di determinate produzioni horror risalenti agli anni Settanta. Sebbene la giovanissima età del proprio autore lasci tranquillamente intuire che la cosa sia da ritenersi soltanto casuale; tanto più che l'entrata in scena di due giornalisti sicuri di avere uno scoop per le mani nel momento in cui decidono di incontrare le due sorelle provvede a trasportare parte della circa ora e mezza di visione nell'ambito del falso documentario proto-The Blair witch project - Il mistero della strega di Blair. Titolo, quest'ultimo, oltretutto rientrante tra i titoli di riferimento del regista, chiaramente influenzato soprattutto dalla celluloide di paura post-2000 e che compare anche come attore, nei panni del ragazzino che vediamo attraverso i filmati in bianco e nero girati in Super8. Man mano che, tra possessioni e immancabile utilizzo del sonoro mirato a far balzare lo spettatore dalla poltrona, sono anche Paranormal activity e L'ultimo esorcismo a tornare alla memoria con l'avanzare dei fotogrammi di un'operazione tecnicamente non pessima, ma che non riesce a fare a meno di rivelarsi piuttosto confusa dal punto di vista narrativo.

Hostile Nato per gioco quando, con un’età compresa tra i tredici e i quattordici anni, l’oggi diciassettenne Nathan Ambrosioni aveva cominciato a metterlo in piedi nel tempo libero, Hostile omaggia in maniera evidente diversi dei lavori horror che fanno parte del background del neo-regista, tutti facenti parte, bene o male, della cinematografia d’inizio terzo millennio. Il risultato è un esercizio di stile citazionista che, considerando soprattutto la giovanissima età del suo autore, non appare inferiore rispetto ad altre opere confezionate da cineasti maggiorenni e attivi già da tempo, pur non riuscendo a nascondere una certa confusione narrativa destinata a testimoniare una non ancora maturata esperienza nell’utilizzo del mezzo di ripresa.

5.5

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