Hostile, la recensione dell'horror di Mathieu Turi

In un prossimo futuro, in cui la razza umana è sull'orlo dell'estinzione, una ragazza si aggira nel deserto alla ricerca di sopravvissuti.

recensione Hostile, la recensione dell'horror di Mathieu Turi
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In un prossimo futuro, il mondo come lo conosciamo non esiste più. Un tragico evento ha infatti ridotto la società in rovina e i pochi sopravvisuti si spostano in un deserto sempre più arido e privo di vita.
Tra di loro vi è la giovane Juliette che, a bordo del suo scassato camioncino, attraversa le dune sabbiose in cerca di benzina per rifornire il suo gruppo, con il quale si tiene a stretto contatto tramite una radio portatile.
In questo scenario post-apocalittico, i pericoli maggiori derivano dalla presenza di spettrali creature cannibali che, soprattutto durante la notte (hanno infatti terrore della luce), si muovono alla ricerca di prede umane.
In Hostile, la ragazza protagonista si distrae mentre si trova al volante, proprio mentre osserva una foto scattata in compagnia del suo ex-fidanzato, e perde il controllo del mezzo finendo cappottata nel bel mezzo del nulla.
Impossibilitata a uscire e gravemente ferita a una gamba, l'ultima speranza per Juliette risiede nell'arrivo dei soccorsi, nel frattempo però deve sopravvivere nelle ore più buie sotto la minaccia di una delle spaventose creature, con solo una pistola e pochi proiettili quale ultima arma di difesa.

Tutto in una notte

A produrre è Xavier Gens e la mano del regista di Frontiers (2007) e The Divide (2011) è ben palpabile nella gestione delle atmosfere, con una narrazione che si insinua lentamente nel ventre dello spettatore con più domande che risposte sul reale accadimento del background filmico.
La sceneggiatura è però tutta farina del sacco di Mathieu Turi, esordiente dietro la macchina da presa dopo aver collaborato alle seconde unità di titoli del calibro di Bastardi senza gloria (2009) e Sherlock Holmes - Gioco di ombre (2011). E se il buongiorno si vede dal mattino, il cinema horror francese potrebbe ben presto vantarsi di un altro nome di peso: nonostante tutte le ingenuità di un'opera prima, Hostile si rivela infatti un progetto originale e accattivante che tenta di coniugare il cinema di genere a risvolti più introspettivi e drammatici, costruendo l'intero racconto su un continuo alternarsi di scene ambientate nel presente e flashback nel passato.
Nel primo caso ha luogo il classico, piacevole horror di stampo post-apocalittico, mentre nel secondo ci troviamo a osservare la nascita della love-story tra la bella protagonista e il suo fidanzato, relazione resa complicata dalla tossicodipendenza della ragazza ma destinata a evolversi in positivo, almeno fino all'evento chiave che cambia le carte in tavola per l'intera umanità, qui abilmente solo suggerito.

La bella e la bestia

Il debuttante cineasta trova un efficace equilibrio tra i due spazi temporali e, a dispetto di qualche forzatura (il finale, per quanto pregno di una sua poetica, è davvero troppo improbabile), gli 80 minuti di visione riescono a coinvolgere e a far appassionare al destino della tenace Juliette. Protagonista che, nonostante si trovi ferita e sola in una situazione estrema, non si perde mai d'animo e si dimostra pronta a tutto pur di sopravvivere.
I salti dalla sedia sono garantiti in almeno una manciata di sequenze e l'espediente da trap-movie, con la Nostra ingabbiata/protetta per la maggior parte degli eventi all'interno del ribaltato abitacolo, garantisce una notevole tensione, resa ancor più esasperata dalla presenza strisciante della creatura al buio esterno.
Creatura che sotto l'inquietante costume porta i panni del performer Javier Botet, interprete noto ai fan del filone visto che, a causa della sua malformazione fisica (nota come la sindrome di Marfan, che allunga gli arti in modo innaturale), ha già vestito i panni di diverse entità mostruose del cinema recente.

Hostile Una storia d'amore e un survival horror d'ambientazione post-apocalittica si incrociano nel curioso esordio di Mathieu Turi, anche autore di una sceneggiatura capace di unire in maniera discretamente coesa due filoni difficilmente affini. Hostile dà il suo meglio nell'anima prettamente di genere, con la giovane protagonista intrappolata nell'abitacolo del suo veicolo cappottato e alla mercé di una spaventosa creatura nel bel mezzo del deserto, ma riserva qualche sorpresa anche nei flashback drammatici/romantici che - più che sul background di questo mondo allo sfascio - raccontano con efficacia il percorso emotivo della ragazza.

7

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