Recensione Hostel: Part II

Un'altra notte in ostello

Recensione Hostel: Part II
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Un anno fa, il regista statunitense Eli Roth diresse, sotto l'occhio vigile di Tarantino, Hostel, film ricco di contenuti forti e scene violente.
L'opinione pubblica dell'epoca si scisse in due correnti opposte: chi reputava la pellicola un "filmetto insignificante" e chi invece vi ravvisava un certo potenziale, che garantirono al film l'ormai immancabile sequel. A distanza di un anno, infatti, ecco giungere nelle nostre sale Hostel: Part II che, rispetto al suo predecessore, si presenta in maniera molto più "discreta" e senza l'enorme pubblicità dedicata al primo capitolo.

Il loro segno è il bracco

L'unico superstite dell'ostello slovacco (Paxton/Jay Hernandez) si nasconde in un angolo sperduto del mondo, terrorizzato che un membro dell'organizzazione lo possa trovare. Nel frattempo tre studentesse americane di storia dell'arte a Roma decidono di concedersi una vacanza a Praga. Sul treno incontrano una conoscente che le convince ad andare con lei, guarda caso, in un ostello sperduto in Slovacchia. Le tre accettano entusiaste, senza sapere che cosa le attende.

Citazioni a raffica per un horror "in rosa"

Hostel: Part II ripropone a grandi linee i temi già visti nel precedente capitolo, primi fra tutti l'illusione di un ipotetico controllo sulla vita altrui e la possibilità di lasciare libero sfogo alle proprie perversioni più nascoste, in una veste completamente differente, che ne aumenta notevolmente la qualità complessiva.
Nel primo film, infatti, si faceva leva sul disorientamento dello spettatore tramite una prima parte "pseudo porno", per poi immergerlo con violenza in una situazione di ansia e di fuga. In questa seconda pellicola, invece, il ritmo risulta gestito in maniera più fluida e armonica, senza stacchi vigorosi che, trattandosi di un seguito, non avrebbero sortito lo stesso effetto. Inoltre sono stati eliminati tutti i vari, e a lungo andare snervanti, espedienti narrativi che vedono il protagonista salvarsi da situazioni impossibili per pura fortuna (o per meglio dire per copione), e si è preferito orchestrare una situazione ben più tragica e realistica che esclude qualsiasi possibilità di fuga.
La componente psicologica dei protagonisti risulta stavolta sviluppata in maniera molto più efficace, soprattutto per quanto concerne i due "capitalisti" Stuart (Roger Bart) e Todd (Richard Burgi) che, con i loro discorsi incentrati sul rapporto denaro/etica, marcano pesantemente l'onnipresente messaggio di Roth: "chi ha più soldi decide della vita e della morte di chi è povero".
Il film è classificato VM18, e infatti non mancano le scene di violenza estrema, ed anche in questo caso il film abbonda di ogni genere di tortura possibile che, oltre ad essere logicamente piuttosto crudeli dal punto di vista prettamente fisico (specialmente nell'ultimo caso, in particolare se si è di sesso maschile), in più di un'occasione fanno leva sul già citato morboso desiderio di controllo sulla vittima da parte del carnefice, a ribadire continuamente come chi detiene il potere economico sia in effetti completamente padrone dell'esistenza altrui. L'unico difetto di tali scene è quello di essere a tratti troppo "cartoonesche" ed esagerate (in particolare si pensi alla scena della vasca da bagno), ottenendo l'effetto di abbassare la drammaticità di alcuni momenti forti, che risultano invece a tratti persino comici.
Come ciliegina sulla torta, il film abbonda di citazioni più o meno marcate (Edwig Fenech maestra d'arte e Ruggero Deodato che scimmiotta Hannibal Lecter), che risulteranno particolarmente gradite agli amanti del cinema anni '70.
Per quanto concerne la fotografia, il film si mantiene sullo stesso livello del primo episodio, ed alterna esterni luminosi ad interni sporchi e bui, esaltando la situazione di disagio. La recitazione degli attori (quasi tutti sconosciuti) si mantiene nella media, senza troppe pretese.

Hostel: Part II Il secondo capitolo di Hostel si dimostra ben più articolato e curato del predecessore, dimostrando una notevole crescita rispetto al precedente episodio che peccava di un'eccessiva ingenuità. Il messaggio del regista risulta in questa pellicola molto più assimilabile e chiaro, rendendo il film in grado di accontentare sia lo spettatore in cerca di mero "divertimento" sia quello più critico.

7

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