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Homunculus, la recensione del film Netflix tratto dall'omonimo manga

Adattamento dell'omonimo manga, il film di Takashi Shimizu vede per protagonista un uomo in grado di vedere le paure e i traumi delle persone.

Homunculus, la recensione del film Netflix tratto dall'omonimo manga
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Susumu Nakoshi ha perso la memoria in seguito a una grave amnesia causata da un trauma passato e vive la sua vita come un barbone. I soldi non gli mancano, ma ha scelto di dormire nella sua auto e trascorrere la maggior parte del tempo con i diseredati come lui.
Privo di emozioni e sentimenti, l'uomo viene contattato dal giovane e misterioso Manabu Ito, rampollo di una ricca famiglia e figlio di un famoso chirurgo. Il ragazzo gli propone di partecipare come cavia a un esperimento, tramite il quale oltre a un'ingente somma potrebbe ritrovare i ricordi perduti. Il procedimento consiste nella trapanazione del cranio, con lo scopo di liberare sensi normalmente nascosti in un essere umano.
Susumu accetta e dopo l'operazione scopre, tramite il suo occhio sinistro, di poter osservare le paure e i pensieri più reconditi degli individui. Inizialmente sconvolto dalla situazione, il protagonista comprende come il suo nuovo dono gli permetta di aiutare persone in difficoltà e quando incontra una ragazza a lui familiare, il cui volto appare come vuoto alla sua orbita mancina, finirà per scoprire ciò che lo tormenta da tempo.

Un adattamento riuscito

Alla base vi è l'omonimo manga di Hideo Yamamoto, distribuito in Italia da Panini Comics - Planet Manga in quindici volumi, e nel suo passaggio su grande schermo l'opera originaria non ha perso un briciolo del proprio fascino, trovando anzi in forma live-action il modo per ampliare in maniera ancora più realistica il delirio psicofisico che ben presto coinvolge il malcapitato protagonista.
Sbarcato in esclusiva nel catalogo di Netflix, Homunculus vede alla regia un nome ben conosciuto dagli amanti del cinema giapponese, ossia quel Takashi Shimizu a cui si deve la saga horror di Ju-On/The Grudge. Negli ultimi anni il regista e scrittore ha firmato titoli di qualità altalenante, ma in quest'occasione pare aver ritrovato la forma migliore e per quasi due ore riesce a coinvolgerci in una storia carica di fascino e mistero.
Stilisticamente accattivante, capace di sfruttare effetti speciali sobri ma efficaci, il film sa come e dove colpire, con il passaggio tra la realtà e il particolarissimo "point-of-view" di Susumu che sfrutta con intelligenza le relative svolte di sceneggiatura: dal capo yakuza che appare come un robot per un rimorso d'infanzia alla studentessa di sabbia ossessionata dal sesso, le scelte estetiche risultano idonee al relativo contesto.

Il corpo come specchio dell'anima

Homunculus non lascia un attimo di tregua e procede ad alto ritmo per preparare il campo alla resa dei conti finale, dove infine tutti i nodi vengono al pettine in una girandola di colpi di scena. Ma è l'intera struttura concettuale a offrire spunti in serie, con discorsi che spaziano su profondi temi etici e filosofici, tali da trasformare una produzione di genere in qualcosa di più raffinato e ricercato della media.
Certo, in pieno stile nipponico non mancano un paio di passaggi pseudo-pulp, ma le brevissime sequenze in cui scorre il sangue sono realizzate in maniera sobria e pulita, senza gratuità di sorta atte a esasperarne un ipotetico spirito grottesco. Perché alla fine dei conti lo scopo del racconto è quello di esplorare, tramite un mezzo fanta-scientifico (volutamente con trattino), tutte le sfumature dell'animo umano, addentrandosi nei lati più oscuri con intento catartico e liberatorio.
Qualcuno degli asianofili più incalliti potrà notare qualche vaga somiglianza, almeno a livello di incipit, con un cult dello scorso decennio quale Mad Detective (2007) di Johnnie To, ma Homunculus prende presto una strada ben diversa, rivelandosi pieno di energia e personalità.

Homunculus L'omonimo manga di Hideo Yamamoto, pubblicato anche nel nostro Paese, rivive su grande schermo grazie a Takashi Shimizu in un live-action ricco di fascino e spunti, dove la verità si nasconde dietro mille angoli e il percorso per giungervi, irto di ostacoli, assume note catartiche e liberatorie. Non solo per lo sfortunato protagonista, vittima di amnesia, ma anche per gli individui che incrociano casualmente la sua strada. La capacità, in seguito a un intervento al cervello, di poter distinguere le paure e i traumi della gente, permette alla storia di indagare su diverse tematiche e l'approccio etico/filosofico viene applicato con intelligenza ai sussulti di genere, tramite effetti speciali congeniali a quanto necessario nel relativo contesto. Tra ricordi che riaffiorano e clamorosi colpi di scena, Homunculus sa dove e come colpire, non lasciando un attimo di tregua allo spettatore che viene accompagnato in una vicenda dove anche i passaggi parzialmente più grotteschi sono del tutto affini al percorso di neo-formazione del personaggio principale, straniero in terra straniera pronto a riappropriarsi della propria esistenza.

7.5

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