Home Sweet Home Alone, la recensione del reboot di Mamma Ho Perso l'Aereo

Il reboot di Mamma Ho Perso l'Aereo è arrivato su Disney+, ma riuscirà a conquistare i cuori degli spettatori come fecero i film con Macaulay Culkin?

Home Sweet Home Alone, la recensione del reboot di Mamma Ho Perso l'Aereo
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Il Natale è il periodo più magico dell'anno, pieno di profumi e sapori invitanti, luci scintillanti, addobbi cangianti, e... film a tema più o meno brillanti. È vero, siamo ancora a novembre, ma sulla piattaforma streaming di casa Disney, in occasione del Disney+ Day, verrà reso disponibile per gli abbonati il tanto chiacchierato reboot di Mamma Ho Perso l'Aereo (Home Alone in originale), Home Sweet Home Alone. E cosa grida Natale più della famiglia di turno che lascia a casa da solo il figlio per le festività? Per chi è nato negli anni '90 probabilmente nulla, per le nuove generazioni invece?

Perché di reboot, remake e sequel il mercato cinematografico e televisivo abbonda e, nonostante lo scetticismo con cui vengono spesso accolti, ne abbiamo visti di validi (prendiamo, ad esempio, i nuovi film di Jumanji). Ma dove si colloca l'Home Alone della Generazione Z?

Home Sweet Home Alone: la formula del successo(?)

Home Sweet Home Alone ci riporta a Chicago, la stessa città in cui era ambientato il primo film diretto da Chris Columbus, e come accadde allora anche questa volta un ignaro ragazzino vedrà la sua famiglia partire senza di lui per le feste, senza che questi se ne rendano nemmeno conto, finché non sarà troppo tardi.

Il piccolo protagonista di nome Max (interpretato dalla star di JoJo Rabbit Archie Yates) si ritroverà a far fronte a una coppia di ladri intenta a ottenere il proprio obiettivo, che non sembra volersi fermare nemmeno di fronte ai cori natalizi.
Ma qui, nel film diretto dallo sceneggiatore di Borat Dan Mazer, i primi personaggi di cui facciamo la conoscenza sono proprio i villain della situazione (a cui prestano il volto Ellie Kemper e Bob Delaney, come già visto anche nelle clip di Home Sweet Home Alone), di cui apprendiamo fin da subito il background e cosa li spingerà a intrufolarsi in casa altrui nel periodo delle feste. Solo poco dopo verrà introdotta in due tranche la famiglia Mercer, caotica e confusionaria quasi quanto lo erano i McCallister all'epoca, anche loro in procinto di partire per le vacanze natalizie. Potete immaginare cosa accadrà in seguito.

Quel che rimane da vedere è invece il "come", e se questo nuovo tentativo di far leva su un trope che tante soddisfazioni ha dato in passato riesca a risultare fresco, accattivante e innovativo pur tenendo fede alla tradizione. La risposta potrebbe benissimo essere un secco "nì", perché seppur l'intenzione sia evidente, la riuscita effettiva è tutta da valutare.

Ancora una volta, con meno convinzione

Il film esprime lo stesso concetto dell'originale utilizzando però termini differenti, e riprendere una formula che funziona per riproporla in una veste aggiornata può anche essere una buona idea, ma è come la si mette in pratica a fare la differenza.

Nel caso di Home Sweet Home Alone abbiamo numerosi riferimenti all'originale, più o meno indiretti: dai LEGO al posto delle automobiline al cameo di un adulto Buzz McCallister, e tanti altri dettagli che non vi riveliamo per non rovinarvi la sorpresa nel caso vogliate divertirvi a coglierli durante la visione. Ci sono sequenze che ne riprendono espedienti registici, stile e forma di narrazione, e persino una battuta autoreferenziale che ironizza sui remake. Purtroppo ciò che sembra mancare davvero qui è l'ispirazione, la convinzione di star realizzando un prodotto a sé. Eccetto nel finale, che vede una risoluzione un po' troppo semplicistica (ma ricordiamoci che si tratta pur sempre di un film di Natale), e in parte nel delineare le figure degli antagonisti, la pellicola, in tutta quella sua autoconsapevolezza che può rivelarsi un'arma a doppio taglio, non riesce a trovare una sua impronta caratteristica, a staccarsi e distinguersi a sufficienza dai suoi illustri predecessori per poter lasciare il segno.

Persino Max, per quanto adorabile sia il suo interprete (e chi ha letto la nostra recensione di JoJo Rabbit sa quali altezze può raggiungere il suo "fattore adorabilità"), non rimane impresso come Kevin e non ispira lo stesso grado di empatia, con delle battute e dei comportamenti che risultano a tratti anche leggermente forzati.

Home Sweet Home Alone si può certamente definire simpatico e anche abbastanza d'intrattenimento, se valutato come opera a sé stante, senza una minima conoscenza di ciò che lo ha preceduto. Ma nel momento in cui lo si (re)inserisce nell'ottica di un reboot/sequel - come d'altronde è stato ampiamente inteso e presentato - non regge il confronto con i suoi predecessori.

Home Sweet Home Alone - reboot Mamma ho perso l'aereo Home Sweet Home Alone vuole strizzare l'occhio ai Millennial rivolgendosi alla Generazione Z, ma fatica a stare al passo con entrambi. Tuttavia, per chi non è cresciuto a suon di "Kevin non c'è" e "Buon Natale, maledetto animale. E felice anno nuovo!", la nuova pellicola Disney+ può risultare sicuramente una visione più congeniale. Il film è infatti disponibile sulla piattaforma a partire dal Disney+ Day del 12 novembre assieme a tante altre novità che si aggiungeranno al vasto catalogo.

6

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