Hole - L'abisso, la recensione dell'horror di Lee Cronin

Madre e figlio si trasferiscono in una piccola cittadina irlandese, attigua a una foresta che nasconde inquietanti segreti e misteri.

recensione Hole - L'abisso, la recensione dell'horror di Lee Cronin
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Sarah e suo figlio Christopher si trasferiscono in una piccola cittadina irlandese per iniziare una nuova vita: la donna infatti ha avuto dei trascorsi, non chiariti dalla sceneggiatura, col marito e ha deciso di ricominciare da capo in un luogo che le garantisca (almeno sulla carta) serenità, in una casa isolata nel bosco adiacente il paesino. Poco prima di arrivare nella nuova dimora, durante il tragitto in macchina Sarah rischia di investire un'anziana donna incappucciata di nome Noreen, la cui sanità mentale si scoprirà poco dopo è andata in frantumi in seguito a un tragico e inquietante avvenimento risalente a molti anni prima.

In Hole - L'abisso i primi giorni non sono semplici per la protagonista, con Christopher che fatica a farsi nuovi amici e continua a porre domande sul padre e sul perché della sua assenza. Un giorno il bambino scappa nella foresta e Sarah, inseguendolo, scopre l'esistenza di una gigantesca voragine all'interno della boscaglia, che continua a inghiottire terreno e a espandersi.
Da quella sera Chris manifesta comportamenti sempre più inquietanti che mettono a rischio la salute mentale di Sarah e forse solo Des, marito di Noreen, potrebbe avere le risposte ai suoi interrogativi.

Un'atmosfera tetra

L'esordio "in solitaria" per il grande schermo del dublinese Lee Cronin, che aveva già firmato un episodio dell'antologico Minutes Past Midnight (2016) e una manciata di cortometraggi, è un titolo figlio dei suoi luoghi natali, con le tipiche atmosfere e ambientazioni irlandesi che giocano un ruolo fondamentale ai fini della messa in scena. Non è però l'Irlanda dei folletti e delle scanzonate ballate folk a fare da sfondo al film, bensì quella circondata da una fitta nebbia e nelle cui immense foreste possono nascondersi pericoli di ogni tipo, sensazione che emerge a più riprese nel corso dei novanta minuti di visione.

Proprio l'atmosfera, pregna di mistero e inquietudine (ulteriormente amplificata dall'adeguata colonna sonora a tema, tetra e lugubre al punto giusto nelle sibilline note di piano) da riportare alla memoria sentori di un altro recente horror britannico, ossia il gallese A dark song (2016), è il maggior pregio di Hole - L'abisso e permette di chiudere un occhio su uno script che è tutto fuorché originale. La sceneggiatura, a firma dello stesso regista, ripesca infatti il classico tema del bambino indemoniato senza particolari guizzi di sorta, con una conclusione che non spiega completamente quanto visto in precedenza.

Rimandi e influenze

Hole - L'abisso ha buoni spunti che purtroppo rimangono inespressi e soffre di una generale lentezza, con uno scavo psicologico della protagonista anch'esso non avaro di lacune che impediscono una totale immedesimazione da parte del pubblico, tanto che il personaggio più interessante risulta probabilmente l'anziano Des interpretato dal noto caratterista James Cosmo. Il piccolo posseduto, nonostante la discreta performance del giovanissimo James Quinn Markey, è al centro di sequenze più improbabili che effettivamente spaventose e l'unico momento di parziale terrore si ha nella "resa dei conti finale", tra atmosfere claustrofobiche memori di The Descent - Discesa nelle tenebre (2005) ed effetti speciali di discreta fattura, creature mostruose incluse.

Il racconto prova a suggerire indizi che poi scadono puntualmente nel vuoto e la stessa ragazza-madre di Seána Kerslake, pur volenterosa, risulta vittima di queste negligenze narrative: si sono fatti paragoni con un recente, per chi scrive sopravvalutato, cult quale Babadook (2014) che sembrano più campati per aria che realmente ponderati.
La cupa fotografia e le scene aventi luogo nella foresta possiedono un arcano fascino ma l'assenza di un contorno degno di nota, capace di dare vita a un contesto almeno moderatamente verosimile (stessa accusa da muovere allo scarno background), e la scelta di limitarsi a solo una misera manciata di personaggi risultano, in quest'occasione, quale ennesimo elemento castrante di un'operazione che avrebbe necessitato più vita e ardore per essere realmente appassionante.

Hole - L'abisso Doppelganger, gigantesche voragini che inghiottono ogni cosa, creature mostruose che sembrano uscite da incubi deltoriani, atmosfere claustrofobiche memori di The Descent - Discesa nelle tenebre (2005) e rapporti madre/figlio parzialmente riconducibili a un recente cult quale Babadook (2014): non si fa mancare nulla quest'horror irlandese che tira ancora una volta in ballo il classico tema della possessione di minori, ma proprio nel suo rifarsi a così tante influenze il risultato si rivela privo di originalità. Hole - L'abisso crea una buona atmosfera nella parte iniziale, facendo passare in secondo piano la scarsa attenzione al background e un incipit apparentemente "come tanti", trovando il supporto in questo della suggestiva ambientazione irlandese. Con il passare dei minuti l'operazione si perde in una progressione stagnante che getta il sasso e nasconde la mano, lasciando troppi non detti e non chiarendo appieno i quesiti posti. Il semi-esordiente regista Lee Cronin, anche co-autore della sceneggiatura, affonda così nelle proprie ambizioni e l'ora e mezza di visione si conferma come la classica occasione mancata.

5.5

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