Recensione Hitchcock

La lavorazione di Psyco secondo Sacha Gervasi e Anthony Hopkins

Recensione Hitchcock
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Nato a Londra il 13 Agosto del 1899 e morto a Los Angeles il 29 Aprile di ottantuno anni dopo, è stato il maestro per eccellenza della suspense su celluloide, nonché - senza dubbio alcuno - il cineasta più importante della Settima arte, insieme ai contemporanei Charles Spencer Chaplin e Orson Welles.
Attivo dietro la macchina da presa fin dai tempi del muto, epoca in cui girò, tra gli altri, Il pensionante (1927), Sir Alfred Joseph Hitchcock ha visto la sua carriera divisa in periodo inglese, con oltre venti pellicole realizzate fino al 1940, e periodo americano, costituito dalle ultime trenta concepite, da Rebecca, la prima moglie (1940) - vincitore dei premi Oscar per il miglior film e la migliore fotografia - a Complotto di famiglia (1976).
Periodo di cui fanno parte diversi dei suoi capolavori del brivido, da Io ti salverò (1945) con Gregory Peck a Frenzy (1972), passando per La donna che visse due volte (1958), interpretato da Kim Novak e James Stewart, e il mitico Gli uccelli (1963).
Senza contare l'insuperabile Psyco (1960), tratto dall'omonimo romanzo di Robert Bloch e destinato non solo a influenzare un po' tutta la successiva produzione cinematografica riguardante gli psicopatici dall'arma bianca facile, a partire dal carpenteriano Halloween-La notte delle streghe (1978), ma anche a generare un remake di Gus Van Sant datato 1998 e, prima ancora, tre discutibili sequel (due per il grande schermo e uno per il piccolo) rispettivamente diretti - tra il 1983 e il 1990 - da Richard Franklin, Anthony Perkins e Mick Garris.

Making of Psyco

Proprio lo stesso Anthony Perkins che, all'interno della pellicola, incarnò magistralmente l'instabile Norman Bates, ispirato alla figura del contadino necrofilo Ed Gein realmente esistito cui, anni dopo, vi si rifece anche Tobe Hooper per il Leatherface del suo Non aprite quella porta (1974).
L'Anthony Perkins che possiede le fattezze di James"Cloud Atlas"D'Arcy in questo primo lungometraggio di finzione a firma del Sacha Gervasi sceneggiatore di The terminal (2004); che, a dispetto del titolo, non intende essere un biopic del regista dall'inconfondibile profilo, bensì la ricostruzione della lavorazione del lungometraggio caratterizzato dall'indimenticabile sequenza dell'assassinio di Janet Leigh sotto la doccia.
Una Leigh incarnata dalla sexy Scarlett Johansson nel corso dell'oltre ora e mezza di visione che, prima ancora del titolo di apertura, esordisce nel 1944 proprio nella fattoria geiniana, per poi spostarsi nella Chicago del 1959.
Tirando in ballo, inoltre, la Helen Mirren de La regina (2006) nei panni di Alma Reville, moglie e fondamentale partner lavorativa dell'autore di Intrigo internazionale (1959), cui concede anima e corpo l'infallibile Anthony Hopkins sotto uno splendido trucco operato, tra gli altri, dai veterani specialisti Howard Berger e Gregory Nicotero.

Ed... Gein o Wood?

Mentre sono Jessica Biel e Toni Collette a incarnare la protagonista del film Vera Miles e la segretaria hitchcockiana Peggy Robertson; man mano che l'operazione, sotto diversi aspetti, finisce per non apparire poi tanto distante da quello che fu l'Ed Wood (1994) di Tim Burton, volto a ripercorrere la storia di colui che è stato definito il peggior filmmaker della storia delle immagini in movimento.
Del resto, con addirittura il ritrovato Ralph Macchio della serie Karate kid coinvolto in una breve apparizione, come nella biografia interpretata da Johnny Depp non sono spruzzate di umorismo a risultare assenti, le quali vanno a impreziosire in maniera indispensabile quella che, appunto, fu la figura del grandissimo Alfred che tutti conoscevamo: impegnato a escogitare stratagemmi per regalare spaventi al pubblico, ma sempre provvisto d'ironia da sfoderare al momento giusto (non solo artisticamente parlando).
Un Alfred che apprendiamo non solo essere stato costretto a lottare duramente per convincere coloro che lo circondavano che l'idea di Psyco - per il quale presentò addirittura un manuale relativo al modo in cui promuoverlo - non era affatto volgare come credevano, ma anche aver trasferito all'interno del suo immenso classico tutta la rabbia provocatagli dai censori e perfino dal sospetto che Alma lo tradisse con lo scrittore Whitfield Cook, qui con il volto di Danny Huston.
Un Alfred che considerava l'attore John Gavin più inespressivo del compensato e che era convinto che tutti gli uomini fossero dei potenziali assassini... per delle buone ragioni, però.
Un Alfred che Gervasi racconta con la giusta leggerezza e riuscendo nell'impresa di non scadere mai nella morsa della noia; supportato sia dal già citato, ottimo cast, che dal bel montaggio per mano di Pamela"The fighter"Martin, capace di conferire all'insieme un ritmo narrativo decisamente incalzante.

Hitchcock La lavorazione del capolavoro hitchcockiano del brivido Psyco (1960) raccontata sul grande schermo dal Sacha Gervasi sceneggiatore di The terminal (2004), qui al suo primo lungometraggio di finzione. Il risultato, con un ottimo, ricco cast sul quale a primeggiare è, ovviamente, il vincitore del premio Oscar Anthony Hopkins nel ruolo dell’insuperabile Alfred, si presenta nelle vesti di gradevolissima operazione capace di fondere in maniera efficace i toni da biopic (soprattutto per quanto riguarda la vita sentimentale del protagonista al fianco della moglie Alma alias Helen Mirren) con quelli decisamente più leggeri della commedia. Fornendo, di conseguenza, proprio il ritratto che ci si aspetta dell’autore de Gli uccelli (1963): un personaggio cinematograficamente geniale, a suo modo bizzarro, folle, ma anche facilmente propenso all’umorismo. Un personaggio che, ossessionato dalle bionde, anche in questa versione fake non può fare a meno di essere adorato dai veri amanti della Settima arte, che trovano nella pellicola di Gervasi il titolo tutt’altro che sbagliato per poter trascorrere una bella serata seduti in poltrona.

7

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