Essere Hikikomori Recensione: il documentario Sky sull'isolamento giovanile

Un fenomeno che nasce in Giappone e che si dirama anche in Italia: gli hikikomori ci vengono presentati in tutta la loro filosofia di vita

Essere Hikikomori Recensione: il documentario Sky sull'isolamento giovanile
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"Morissi domani interesserebbe ai miei familiari e a un gruppo molto numeroso di gatti, forse un cane. Basta". Con questa frase, pronunciata da uno dei quattro protagonisti del documentario realizzato da Michele Bertini Malgarini e da Ugo Piva distribuito da Sky (qui trovate gli ultimi film Sky e NOW di gennaio 2022), si potrebbe trasmettere tutta la condizione degli hikikomori. Un lavoro che ci permette di andare a scoprire quattro ragazzi, giovani, che hanno deciso di affrontare la vita quotidiana in un modo particolare, sui generis, raccontato da un regista che in questi anni ha saputo narrarci le condizioni dei diversi, sin dai tempi del suo cortometraggio "Voler essere felici ad ogni costo", nel quale sviscerava la storia d'amore tra un udente e un non udente, ma dal lato del sordo.

Dopo la irriverente Romolo + Giuly, adesso Malgarini con Essere Hikikomori ci porta nelle case dei reclusi, costringendoli a un contatto con l'esterno, ad aprirsi e a provare a dire qualcosa in più su loro stessi. Il documentario andrà in onda su Sky Documentaries il 29 gennaio alle 21.15 e sarà disponibile anche on demand e in streaming su NOW; i più curiosi possono trovare qui un video esclusivo di Essere Hikikomori.

Un intero mondo in una stanza

"Mi sono chiuso in camera perché sto bene qua. Non ho necessità di uscire, non ho quello che possono avere le persone più comune nel trovare attività esterne. Non ho mai cercato un motivo per essere così: lo sono diventato così". Restano in disparte, perché lo hanno scelto in maniera molto automatica, si tagliano fuori dal mondo e dalla realtà stessa, perché quello che c'è fuori non interessa loro.

Hanno, così, annullato qualsiasi tipo di stress, come ad esempio la riduzione a zero di qualsiasi operazione e attività, anche come quella di dare l'ultimo esame per laurearsi. Si sono ritirati a una vita isolata, lontano dalla socialità e Malgarini, insieme a Ugo Piva, al suo esordio alla regia, decide di raccontarci proprio queste storie. Al centro del loro documentario ci sono quattro ragazzi: Eva, Alessio, Alessandro e Davide, che hanno scelto di non evadere, di non uscire mai più dalla loro stanza. Non solo i ragazzi al centro della vicenda, ma anche i loro genitori: perché se alcuni hanno scelto di trasferirsi in una condizione isolata, altri sono ancora costretti a vivere l'essere hikikomori a casa della propria famiglia. In Giappone, a volte, diventano dei parasite single, persone che decidono di restare a casa dei genitori per una vita agiata: qui la motivazione è diversa. È il caso della madre di Alessandro, che insegue il desiderio di aiutare il figlio a risolvere quello che ai suoi occhi è un problema, non una scelta, invano però. È chiaro che qui l'essenza della filosofia di vita di derivazione giapponese viene snaturata, proprio perché nella definizione stessa dell'hikikomori c'è quella di non avere nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno, nemmeno con i propri genitori.

In Corea chi decide di parlare con i parenti diventa un wittori. Aspetto non facile in Italia. Se, d'altronde, nel nostro Paese è facile pensare che molti giovani hanno deciso di non pensare più al futuro, di non avere delle date sul calendario, di non avere impegni, arrivando a un nichilismo totalizzante, dall'altro lato diventa ostico immaginare uno strappo drastico con i propri genitori, che per cultura restano atavicamente nostri fedeli alleati.

Dalla realtà all'immaginario futuro

L'intera narrazione procede intervallata da degli intermezzi animati, realizzati proprio con i quattro ragazzi come protagonisti. Una sorta di graphic novel dal titolo "Deep", che si suddivide in quattro capitoli e racconta un futuro distopico, derivato da ciò che le persone accusano nell'essere hikikomori.

Oltre questo tocca a Marco Crepaldi raccontare il fenomeno che si sta diffondendo in Italia: fondatore dell'associazione di bandiera in Italia, oltre a essere un noto psicologo, il suo contributo dà al documentario l'aspetto scientificamente pregnante, utile a comprendere cosa succede nella testa dei ragazzi che decidono di legarsi a questo mondo. A dimostrazione del fatto che nel titolo di Malgarini ci sono tutti i punti di vista possibili su quello che è l'obiettivo dell'occhio di bue, puntato sui quattro ragazzi. C'è l'esperto, che dà un'opinione scientifica, ci sono i giovani, che si raccontano, i loro genitori, che vivono il disagio di riflesso. Stando a quanto ammette Crepaldi all'inizio del lungometraggio, entro dieci anni tutti quanti noi potremo dire di conoscere almeno un hikikomori.

Un fenomeno che inevitabilmente è destinato a crescere e aumentare, spingendo sempre più ragazzi a rannicchiarsi, a chiudersi in se stessi, a evadere dalla vita esterna. Un fenomeno che riguarda la nostra generazione, che vive con delle paure specifiche e le esaspera, e che ha spinto Crepaldi a fondare l'associazione, insieme alla sua esperienza giovanile, tra bullismo e timidezza. Niente coercizione, niente TSO, nessuna forza per evitare che gli hikikomori possano vivere la loro condizione, scelta in autonomia: solo un modo per aiutare gli altri a conoscere meglio ciò che sta succedendo ad alcuni ragazzi.

Come reagisce il mondo esterno

Il problema riguarda anche i genitori, ovviamente, che in alcuni casi si sentono causa di quel malessere che ha colpito i propri figli. Finiscono per ritrovarsi in veri e propri momenti di incontro per capire come poter gestire quello che sta accadendo alle persone che più stanno loro a cuore, arrivando a capire che l'unico modo è dare ai propri figli la sicurezza di aver compreso il loro disagio. Problemi che si inerpicano dinanzi anche a un preciso identikit che Crepaldi va a tracciare, stracciando quelle pagine sulle quali sono scritte le idee secondo le quali gli hikikomori sono dei fannulloni e dei perdigiorno. Concezioni errate, perché dall'altro lato ci sono persone fragili, che in alcuni casi finiscono per essere narcisisti e tanto intelligenti da implodere nelle loro domande sulla vita e sull'esistenza.

Infilarsi nel vissuto di questi ragazzi, nelle loro stanze, che sono le loro case, è stato indubbiamente un lavoro di grande delicatezza da parte di Malgarini e Piva, entrambi attenti a rispettare gli spazi dei protagonisti. Alcuni di loro, come già detto poc'anzi, vivono delle contraddizioni, come Eva che ha dei coinquilini e si ritrova, quando affronta gli spazi comuni, a vederli, a interagire con loro. E sì, vanno a fare la spesa, si recano al supermercato, agiscono in maniera impulsiva nei loro acquisti, seguendo un ritmo alimentare squilibrato e anche una dieta poco corretta. In questi aspetti i registi riescono a raccontarci le derivazioni di una filosofia che finisce per essere rielaborata in funzione delle necessità moderne e della vita che portiamo avanti noi in Italia.

L'abbiamo, fino a questo momento, definita filosofia, l'abbiamo approcciata in questo modo. In realtà in Giappone essere hikikomori significa rispondere a una diagnosi ben precisa. La grande diffusione del fenomeno ha portato lo stato nipponico a stabilire dei requisiti ben specifici, ai quali bisogna rispondere per poter essere identificati come tali. I quattro ragazzi protagonisti del documentario di Malgarini e Piva, invece, non rientrano in questi parametri: Davide insegue una relazione a distanza con una ragazza di 22 anni, con la quale parla sì di morte, ma alla quale si affeziona e vorrebbe passarci del tempo. Eva va al supermercato e incontra persone durante il tragitto. Ci provano, ma dopotutto non sembrano essere interessati ad affrontare ciò che accade all'esterno.

Essere Hikikomori Essere Hikikomori è un documentario delicato, in grado di affondare i piedi in una problematica che in Italia non stiamo ancora trattando nel modo migliore possibile. Mettendo sotto i riflettori non solo il lavoro dell'associazione creata da Marco Crepaldi, ma ciò che la scelta di un hikikomori comporta nei genitori e nel mondo esterno, Michele Bertini Malgarini e Ugo Piva riescono a intrecciare una ricerca che più che intrattenere diventa utile: un sussidiario che fa da denuncia, mostra le fragilità dei ragazzi della nostra generazione, affronta le problematiche di un'evasione al rovescio, di un'implosione verso la propria stanza, e permette a tutti di aprire gli occhi dinanzi a qualcosa di nuovo, che non ci appartiene. Ma con la quale dobbiamo imparare a rapportarci, senza invadere la sfera di chi non vuole rapporti.

7

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