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Highwaymen - L'Ultima Imboscata, recensione del nuovo film Netflix

John Lee Hancock dirige Kevin Costner e Woody Harrelson nel film sui texas ranger che diedero la caccia ai famigerati fuorilegge Bonnie e Clyde.

recensione Highwaymen - L'Ultima Imboscata, recensione del nuovo film Netflix
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Prima di diventare complici di uno dei più grandi furti della storia di Hollywood, Warren Beatty e Faye Dunaway lo erano stati per il regista Arthur Penn, nel 1967, sul set di Gangster Story: considerato l'apripista della rivoluzionaria corrente cinematografica nota come New Hollywood, che avrebbe dato una svolta all'industria del cinema statunitense e avrebbe regalato al mondo intero capolavori assoluti e indimenticabili come Il Laureato, Il Padrino, Chinatown, Toro Scatenato e Taxi Driver (a tal proposito non perdetevi lo speciale Everycult su Taxi Driver), solo per citarne alcuni, il film viene ora riesumato da John Lee Hancock in Highwaymen - L'Ultima Imboscata, che ne ripercorre i passi spostando la lente di ingrandimento non sulla coppia di fuggitivi ma su chi li inseguiva.

In un'operazione simile a quella che ha visto la nascita del recente e dignitoso The Silent Man di Peter Landesman, con Liam Neeson nei panni dell'informatore Gola Profonda (personaggio di un altro film-simbolo della New Hollywood, ossia Tutti Gli Uomini Del Presidente), l'opera di Hancock mette in luce personaggi che nell'opera del '67 apparivano fugacemente, o che comunque avevano un ruolo piuttosto secondario: il poliziotto Frank Hamer, che aveva il volto di Denver Pyle in Gangster Story, qui diventa il Kevin Costner crepuscolare e inimitabile che abbiamo apprezzato nella prima stagione di Yellowstone di Taylor Sheridan, con Woody Harrelson nei panni del suo collega Maney Gault, che nel film di Penn neanche compariva.
Nel panorama hollywoodiano odierno lo chiameremmo spin-off stand-alone questo Highwaymen - L'Ultima Imboscata: certo è che comunque lo si voglia etichettare il film conferma quanto di buono si era visto nel trailer ufficiale, divenendo l'ennesimo piccolo vanto nel palinsesto delle distribuzioni Netflix.


Generazioni a confronto

Siamo negli Stati Uniti degli anni '30 e Frank Hamer (Kevin Conster) è un poliziotto texano in pensione dal trascorso burrascoso, col curriculum pieno di riconoscimenti e storie da raccontare che però nessuno ormai vuole ascoltare: la società sta cambiando, i tempi si stanno evolvendo, i Texas Ranger (corpo del quale non solo lui faceva parte, ma di cui aveva contribuito a forgiare il mito) non sono più contemplati fra le divisioni della polizia perché la governatrice Ma Ferguson (una Kathy Bates a schermo per pochi minuti) sta cercando di dare una ventata d'aria fresca a uno Stato dilaniato dalla crisi economica.
Ormai disilluso e amareggiato dalla vita, nonostante la compagnia della dura ma amorevole moglie Gladys (alla quale Kim Dickens concede una fierezza per nulla trascurabile), Frank ha l'occasione di tornare a lavoro quando riceve l'incarico di rintracciare ed eliminare i fuggitivi di cui tutti i giornali e i programmi radiofonici stanno parlando, Bonnie e Clyde.

Temuti da tutti (ma non dal popolo) e ricercati per numerose rapine e l'omicidio di tredici agenti della polizia, i due criminali non solo sembrano inarrestabili, hanno anche iniziato a riscuotere un notevole successo fra i giovani, affamati e senza prospettive, che li guardano come a dei moderni Robin Hood.

È questo voler combattere il vento di cambiamento che sta arrivando, questo scontro generazionale a spingere Frank ad accettare il caso: per portarlo a termine, si convincerà a reclutare il suo scapestrato ex-partner Maney Gault (Woody Harrelson), che ha perso di vista ormai da diversi anni.
Da notare la particolare finezza con la quale Lee Hancock, nel mettere in scena gli Stati Uniti dei primi del Novecento, stabilisce una correlazione lampante con la società contemporanea: non solo la crisi economica e le stanze del potere machiavelliche e interessate esclusivamente alla gloria, ma anche campi nomadi e divismo: è questo l'elemento più riuscito della pellicola, lo studio psicologico col quale il regista, partendo dall'avventura dei due protagonisti, ci spiega il mondo di oggi, le sue storture e bruttezze.

I vecchi e i gangster

Il film ci ricorda continuamente l'età avanzata dei suoi protagonisti, sfruttandola anche con consapevolezza quando c'è bisogno di dirci qualcosa sul loro conto (la mira ormai scarsa di Fran) o per far procedere la trama (l'incontinenza di Maney): è giusto che non sia un film d'azione (se avete visto Alamo già saprete che probabilmente è questo un genere che non appartiene a Mr. Hancock), anche se forse l'eccessiva durata fa perdere mordente al film, soprattutto nella seconda parte, i tempi dilatati però danno modo al regista di arrivare a toccare tutti i temi che desiderava raccontare.
C'è davvero del gran cinema in alcune sequenze, che Hancock ha il buon gusto di non spiegarci didascalicamente ma di lasciare nel non detto, fra gli sguardi di Costner e Harrelson, determinati gesti o particolari inquadrature.

Nella scena dell'evasione iniziale, ad esempio, viene scelto un montaggio frenetico che poi sarà riproposto durante l'epilogo, una mossa sorprendentemente intelligente per mettere a confronto le due azioni, giudicate criminali in egual misura.

L'incontro fra predatori e prede giunge come compimento di una parabola per i protagonisti, che sono fatti in un modo quando lasciano la sicurezza delle loro case e diventano altro quando arrivano a premere i loro grilletti. È la società a plasmare i mostri e lo fa a partire dalle persone, o dall'idea che quella società si fa di quelle persone, ed è proprio questa idea che viene celebrata nei titoli dei giornali.
Si raggiungono picchi di macabra e inattesa inquietudine quando una folla di esaltati si accalca intorno all'automobile crivellata di colpi di Bonnie e Clyde, tentando di toccare i loro cadaveri dilaniati: come per le scene dell'evasione e dell'esecuzione, Hancock la ricollega a un'altra sequenza che ci ha mostrato in precedenza, a circa metà film, quando un'altra folla aveva tentato di avvicinarsi ai due fuggitivi, a quel punto però ancora vivi.
È così che Hancock sceglie di spiegarci quanto la società sia ossessionata non dalle persone ma dalle idee che esse rappresentano, e c'è una bella dose di classe nella resa filmica di questa visione.

Highwaymen - L'Ultima Imboscata In Highwaymen - L'Ultima Imboscata, il regista John Lee Hancock fa buon uso dei suoi protagonisti Kevin Costner e Woody Harrelson per raccontare una parabola umana nella quale all'invecchiamento fisico corrisponde una maggior consapevolezza del mondo e della società che lo anima. Alcuni vezzi artistici esaltano un impianto filmico mai eccellente ma più che buono, che amplia il catalogo Netflix con l'ennesimo prodotto godibile.

7

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