High Life: la recensione dello sci-fi con Robert Pattinson

Finalmente arriva in Italia High Life, sbalorditivo dramma fantascientifico diretto da Claire Denis con protagonisti Robert Pattinson e Mia Goth.

recensione High Life: la recensione dello sci-fi con Robert Pattinson
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Poco lontano da Un lungo viaggio nella notte di Bi Gan, l'iniziativa del distributore Movie Inspired porta nella timida e sonnolenta estate 2020 dei cinema italiani un altro titolo che a inizio anno avevamo inserito nella nostra classifica dei migliori film ancora inediti nel nostro mercato. Curiosamente anche questo - sebbene in chiave diversa rispetto al noir cinese - va a citare le opere del regista russo Andrej Tarkovskij.
Stiamo parlando di High Life di Claire Denis, da considerarsi fra gli sci-fi più allucinati, scioccanti e incantevoli mai concepiti dall'arte del cinema. Muovendosi lungo territori familiari per prendere svolte assolutamente inedite (non a caso il tema del riciclaggio è uno dei cardini dell'opera), il film con Robert Pattinson, Mia Goth e Juliette Binoche è una provocazione ai tabù dell'audiovisivo e una galleria d'arte di immagini di rara potenza, usate dall'acclamata regista francese per sfidare costantemente l'occhio di chi guarda.

High sci-fi

L'obiettivo, oltre quello di raccontare una storia che si interroghi sull'identità e la natura più istintiva dell'essere umano, sembrerebbe quello di nutrire di novità lo sguardo dello spettatore, fornendo metafore visive che avvertono e alludono prima di tramutarsi in azione filmica.
La storia ruota intorno a un gruppo di criminali usati come cavie in una missione nello spazio profondo, una vera e propria Suicide Squad di reietti che la società ha riciclato come cosmonauti.
Se siete fra coloro che amano la fantascienza criptica e art-house nata dopo 2001: Odissea nello Spazio forse avete trovato uno dei pochissimi film di genere in grado di reggere l'eredità di Stanley Kubrick.
Nel corso delle vostre abbuffate potreste esservi imbattuti nelle definizioni di high sci-fi e low sci-fi, o anche hard sci-fi e soft sci-fi: è una distinzione tipica e immediata per distinguere la fantascienza impegnata, quella cioè che parte da solidi principi realistici per interrogarsi su questione filosoficamente "alte", da quella più fantasiosa e sbarazzina: High Life come high sci-fi è un piccolo fenomeno.

Non aspettatevi sparatorie con pistole al plasma, spade laser, epiche battaglie di astronavi o rivoluzioni contro imperi oscuri: c'è il silenzio dello spazio, i buchi neri, la morte, il latte materno e il sesso.
Ci sono metafore, pensieri e riflessioni, e lo spettatore è inerme davanti a ciò che ci viene mostrato, intrappolato con i protagonisti a milioni di chilometri dalla Terra in una società in gabbia con le sue gerarchie, le sue regole, i suoi drammi.

High Life è una pietra miliare nel cinema di fantascienza e nella carriera della Denis, la cui filmografia è stracolma di storie viscerali su amori proibiti e tragedie, ma è anche l'ennesimo fiore all'occhiello della carriera di Robert Pattinson.
I fan in attesa di vederlo all'opera in The Batman saranno lieti di ritrovarlo in uno dei ruoli più complessi in cui si sia mai messo alla prova, lui che dopo il successo di Harry Potter e Twilight è diventato testimonial ed emblema di un certo tipo di cinema d'essai a medio budget nell'era dei blockbuster.
L'alone di quotidianità che la star riesce a infondere al suo personaggio, Monte, ripreso dalla Denis con un fascino distaccato e magnetico e di disarmante immediatezza, è una componente fondamentale del film.
L'autrice gioca a carte coperte, e Pattinson è prodigioso a stare al bluff senza far mai trasparire nulla più del necessario, tra brodini da imboccare, ninne-nanne e lavori di manutenzione nello spazio.
Ma cosa ci fa lassù, e perché è da solo con una neonata?

La terza odissea

Dopo l'Odissea di Kubrick, che ha dato origine a tutto, ce ne fu un'altra nel 1972 conosciuta nel mercato italiano come 2002: La seconda Odissea: questo sci-fi diretto da Douglas Trumbull è una sorta di trait d'union tra l'opera del 1968 e quella della Denis, che proprio dall'astronave Valley Forge sembrerebbe aver estrapolato l'idea della serra.

C'è infatti tantissimo verde e tantissima terra in High Life, che trova il suo contrappunto proprio nell'ambiente terrestre e artificiale ricostruito all'interno della navicella spaziale al centro della storia.
Sebbene ambientato per il 98% nello spazio profondo e in orbita su un buco nero (il cui design è, per forza di cose, ispirato a quello di Interstellar di Christopher Nolan, sebbene più minaccioso che affascinante), il film della Denis è un canto alla fecondità intonato in bilico sulle estremità della morte.
Non che ce lo sbandieri, anzi, il simbolismo è talmente semplice e immediato da risultare evidente e fortissimo.

La nave è un grembo fertile e caldo che mantiene la vita al sicuro dall'universo ostile, è rigoglioso di piante, acqua e latte eppure cova anche storture e ossessioni.
C'è il sesso in tutte le sue sfere, dalla perversione alla perpetuazione dell'umanità, ci sono il bene e il male, c'è la vita ma anche la morte. Frammentando la narrazione e spostandosi avanti e indietro nel tempo, una tecnica molto cara al cinema dell'autrice francese, High Life si racconta a metà fra un documentario nichilista e un'esperienza caleidoscopica ed ellittica sulle ambivalenze e le contraddizioni dell'essere umano, e nel cercare di dipingerne i tratti si fa ora inquietante ora intellettuale, ora erotico ora dolce.
E infine i set, il sound design e la colonna sonora da sintetizzatore sono elementi perfetti e immergono lo spettatore nelle atmosfere tattili e sensoriali che questo tipo di cinema ha imparato a pretendere dai tempi di Alien e Kubrick, e insieme contribuiscono a infittire l'alone di mistero che avvolge la storia di questi individui e le sorprese che essi nascondono.

High Life Tra aspirazioni poetiche e una sfida ai dogmi narrativi e audiovisivi, High Life di Claire Denis è una nuova vetta della fantascienza moderna e del cinema art-house. con un Robert Pattinson in grado di dare estremo spessore al suo personaggio, elevando ancora di più il film. Sensuale e sconcertante, ipnotico e spaventoso, è sia una missione psichedelica intorno all’orizzonte degli eventi di un buco nero sia un’analisi drammatica e lucidissima del senso della vita, che circondata dal vuoto e dalla morte prova a vibrare un'ultima volta.

9

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