Recensione Hero

Il cult wuxiapian di Zhang Yimou

recensione Hero
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Se nel 2000 La tigre e il dragone aveva fatto conoscere al grande pubblico la magia del wuxiapian, a consacrarla ulteriormente a vaste platee è stato il maestro cinese Zhang Yimou con la sua trilogia a tema, che comprende Hero (2002), La foresta dei pugnali volanti (2004) e La città proibita (2006). Proprio il primo dei titoli citati, candidato all'Oscar come miglior film straniero, ci catapulta in Cina nel 201 a.C. e ripercorrendo la leggenda di Qin Shi Huang Di, primo imperatore della dinastia Qin. Il film, grande successo ai box-office internazionali e generalmente apprezzato dalla critica (pur con qualche rara eccezione) può avvalersi di un cast strepitoso che annovera alcune delle più grandi star del cinema di Hong Kong: da Jet Li (C'era una volta in Cina) a Tony Leung Chiu Wai (Infernal affairs), da Maggie Cheung (In the mood for love) a Zhang Ziyi (lanciata proprio dalla pellicola di Ang Lee e alla seconda collaborazione con Zhang Yimou dopo il suo esordio in La strada verso casa) fino a Donnie Yen (il dittico di Ip Man) e Daoming Chen (Aftershock) il comparto attoriale è davvero ai massimi livelli.

La via della spada

Nel 201 a.C. la Cina si ritrova divisa in sette regni, costantemente in guerra tra loro. L'imperatore Qin, considerato un tiranno dagli "Stati" rivali e perciò spesso vittima di attentati, sogna di unificare il Paese. Un giorno un guerriero senza nome si reca a palazzo portando in dono le armi di tre temibili nemici di Qin: Cielo, assassino infallibile; Neve che vola, un'abilissima spadaccina e il compagno di quest'ultima, Spada spezzata, maestro della spada e della calligrafia. Grazie al coraggio dimostrato, il guerriero senza nome riceve l'onore di avvicinarsi al re più di chiunque altro in passato... ma forse non tutto è in realtà quello che sembra.

La nostra terra

Su una struttura alla Rashomon (si risentono piacevolmente le influenze di un certo cinema di Kurosawa) Zhang Yimou costruisce un trattato di epica e filosofia che ha visivamente pochi eguali. Adattando alle diverse versioni della storia un rispettivo cromatismo, il maestro cinese infonde alla sua opera un fascino magnetico che affascina e coinvolge sia per i valori che cerca di trasmettere che per la sua componente coreografica, infarcita di spettacolari combattimenti estremizzati tramite metafore eroiche che lasciano in più occasioni senza fiato. Come insegna il genere è forte la presenza di un'emotività sofferta, e amore e tragedia sono ben presenti in questa narrazione dai più (ris)volti, che trasmette anche un'idea politica controversa ma non priva di logica per la quale certa critica ha denotato un troppo forte legame con i vertici politici cinesi odierni, idea sempre negata dal cineasta. Registicamente Zhang Yimou sfiora più volte l'eccellenza grazie ad immagini di rara bellezza, dal combattimento "acquatico" tra Li e Leung allo scontro nella foresta sommersa dalle foglie autunnali tra Zhang Ziyi e Maggie Cheung il film è ricchissimo di uno spettacolo che fa degli eccessi il suo mantra poetico, colpendo sia l'occhio che il cuore. Con una messa in scena grandiosa, tra le splendide scenografie e il massiccio numero di comparse, il rischio di un eccesso stilistico fine a se stesso era grande, ma il pericolo è stato miracolosamente scampato grazie alla forza intrinseca che racchiudono la storia e i personaggi, ognuno portatore di un diverso, profondo, ideale. A rendere ancora più memorabile la visione ci pensano la solenne e decadente colonna sonora di Tai Dun e le splendide interpretazioni del cast, con una menzione speciale per Tony Leung e Maggie Chen, qui al sesto film insieme.

Hero Visivamente magnifico e non privo di cruciali dissertazioni filosico / politiche, Hero è un wuxiapian che fa dell'eccesso immaginativo il suo punto di forza, con un cromatismo visivo a sugellare le diverse versioni del racconto ed un'empatia emotiva che coinvolge ed appassiona in esplosive scene madri, catturando appieno quel senso di epica tragicità da sempre parte fondamentale del genere. E con un cast di "eroi" assolutamente impeccabile.

8.5

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