Recensione Hellraiser: Revelations

I supplizianti di Barker per la nona volta al cinema

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Nell'epoca cinematografica d'inizio terzo millennio, vero e proprio tempio dei rifacimenti e del restyling a tutti i costi delle icone della celluloide, come avvenuto per il Leatherface di Non aprite quella porta, per il Michael Myers di Halloween e il Freddy Krueger di Nightmare, era impossibile pensare che produttori e sceneggiatori non avrebbero messo mano sulla saga di Hellraiser, creata dalla folle mente dello scrittore inglese Clive Barker tramite l'omonimo capolavoro dello splatter uscito in sala nel lontano 1987, che segnò il suo esordio dietro la macchina da presa.
Ma, nonostante si sia parlato per molto tempo di un probabile remake a cura del francese Pascal Laugier, autore tra il 2004 e il 2008 del poco convincente Saint Ange e dello splendido Martyrs, alla fine pare si sia preferito optare per un nono capitolo della serie; realizzato direttamente per il mercato dei dvd - come avviene ormai dai tempi del quinto Hellraiser: Inferno - dal Víctor García specializzato in horror seguiti straight to video, se consideriamo che il suo curriculum include sia il sequel di Riflessi di paura di Alexandre Aja che quello de Il mistero della casa sulla collina di William Malone.

Cenobiti parte 9

Questa volta lo script - a firma dell'effettista del film Gary J. Tunnicliffe - prende il via dai due inseparabili amici Steven Craven e Nico Bradley, i quali, rispettivamente interpretati dal Nick Eversman di Mordimi e dal Jay Gillespie di 2001 maniacs, partono per una vacanza in Messico all'insegna dell'alcool e delle donne, finendo, però, per scomparire dopo essere stati attaccati da una misteriosa figura.
E si parte immediatamente con le riprese mosse effettuate in automobile, dai ragazzi, tramite l'ausilio di una telecamerina, testimoniando da un lato una certa influenza dal cinema indipendente alla The Blair witch project-Il mistero della strega di Blair, dall'altro, con ogni probabilità, il modo per camuffare il basso budget a disposizione.
Ma l'effetto reality viene abbandonato dal momento in cui le registrazioni cominciano a rappresentare il materiale necessario per indagare su quanto accaduto, mentre la sorella di Steven, l'anno successivo, trovata tra gli oggetti del fratello la famigerata scatola dorata, se lo ritrova davanti, ricoperto di sangue, dopo averla manipolata.
Perché è proprio tramite il racconto del sopravvissuto ai cenobiti, ovvero i supplizianti, che prende forma una costruzione a flashback volta a portare alla luce quanto accaduto, con non pochi riferimenti al capostipite.
Del resto, non si può fare a meno di rivedere una versione più economica della vicenda barkeriana di Frank Cotton nel corso dei circa 75 minuti di visione (decisamente pochi), infarciti perfino con un certo attacco all'ipocrisia delle apparentemente linde famiglie borghesi, ma al cui interno sembrano salvarsi soltanto gli effetti splatter.
Infatti, mentre si fa sentire non poco la mancanza dello storico Doug Bradley nei panni del capo dei supplizianti Pinhead, qui con le fattezze di un anonimo e ridicolo Stephan Smith Collins, l'insieme non presenta altro che i connotati di uno pseudo-remake quasi amatoriale della citata pellicola del 1987.
Pseudo-remake che, nonostante il movimento e le situazioni raccapriccianti presenti, rimane nel complesso fiacco e, di conseguenza, consigliabile soltanto agli spettatori che proprio non possono fare a meno di rimanere privi della visione dei gancetti conficcati nella carne e del demoniaco individuo calvo dal cranio tempestato di chiodi.

Hellraiser: Revelations Come avvenuto per tutti i capitoli della saga a partire dal quinto, anche questa nona parte di Hellraiser viene concepita direttamente per il mercato dell’home video. Con diversi omaggi al cinema horror (i cognomi dei due protagonisti sono Craven e Bradley, come quelli del regista di Scream e, appunto, di colui che ha incarnato Pinhead nei precedenti tasselli della serie) e splatter a sufficienza, però, il risultato finale altro non rimane che una stanca e fiacca continuazione che, senza troppa fantasia, attinge abbondantemente dal capostipite. Pare che lo scrittore Clive Barker, regista del primo film e creatore dei personaggi, lo abbia totalmente disconosciuto. Inutile chiedersi il perché.

5

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