Hell Fest, la recensione: come uccidere senza alcuna emozione

È la notte di Halloween e siamo all'interno di un parco a tema horror, dal quale spunta un assassino curioso e discreto...

recensione Hell Fest, la recensione: come uccidere senza alcuna emozione
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Quasi certamente anche lo spettatore più casual conoscerà i cliché più comuni per la scrittura di un film horror "nella media": c'è assoluto bisogno di un gruppo di adolescenti eterogeneo, di un'occasione particolare che faccia incontrare tutti i personaggi (come una festa, un raduno, una notte di Halloween), di una figura spaventosa che minacci i ragazzi uno ad uno.
Tecnicamente poi bisogna aggiungere alla formula qualche jump-scare, un'ambientazione spaventosa, una colonna sonora pomposa e ricca di archi striduli. Hell Fest non si fa mancare davvero nulla: ha tutto ciò che un film dell'orrore deve avere, peccato però che non tenti mai un approccio originale, non rielabori mai gli elementi standard che - di default - il cinema horror hollywoodiano ci propina senza sosta.
Si fa probabilmente notare soltanto per una leggera ironia di fondo, presente in quasi tutte le sequenze, ma procediamo per gradi e partiamo dalle basi: la sinossi generale.

Tutti all'Hell Fest

Natalie, Brooke, Taylor, Quinn, Asher e Gavin formano un gruppo di adolescenti americani come ne esistono milioni, di quelli presi di mira dai vari Scary Movie usciti nel corso degli anni. Fra loro c'è la ragazza timida, quella fintamente navigata, quella coraggiosa e pronta ad affrontare qualsiasi situazione con il sorriso. Di contro, c'è il ragazzo dell'una, lo spasimante dell'altra, l'elemento superfluo che muore solitamente per primo.
Tutti insieme si sono dati appuntamento all'Hell Fest la notte di Halloween, non parliamo però dell'evento musicale che richiama metallari da tutto il mondo, bensì un festival cittadino itinerante a tema horror che offre giostre, labirinti, case degli specchi e molto altro; il tutto condito con attori in maschera e visitatori in costume, che rendono il tutto più elettrizzante e pauroso.
Peccato però che fra tutte le maschere del parco ce ne sia una particolarmente inquietante, che punta gli ospiti più spensierati e li perseguita senza pietà. Un modo di fare "stalking" alquanto particolare, discreto, per spaventare basta fermarsi in un angolo e guardare da lontano, anche senza mai avvicinarsi, con gli occhi spenti di una maschera terrificante.
Tutto si muove sul confine dello scherzo, come fosse un'idea stessa dell'Hell Fest per rendere unica l'esperienza dei suoi visitatori, finché il nostro attore-stalker non ha la bella idea di impugnare armi fra le più disparate.

Ti faccio saltare il cervello

Si può riassumere in queste poche linee di trama Hell Fest, film di genere che sfrutta tutti i più rinomati cliché dello splatter movie per spaventare un pubblico quantomai giovane.
È proprio agli adolescenti che il film si rivolge maggiormente, a tutti quei ragazzi che la notte di Halloween andranno al cinema per godersi un po' di sangue su grande schermo, senza troppi fronzoli e la voglia di urlare e spegnere il cervello per circa 90 minuti. Non serve infatti nessuna facoltà intellettuale per godere di Hell Fest, anzi: i dialoghi sono di una semplicità quasi imbarazzante, così come le varie sequenze che compongono il quadro generale.
Tutto ciò che avviene su schermo è alquanto prevedibile, soprattutto per un affezionato del genere, non si ha praticamente mai l'effetto sorpresa, tutto è affidato a jump-scare in sequenza che hanno poco da offrire in termini di spavento. Il divertimento se ne sta tutto nei vari modi in cui i ragazzi vengono uccisi, uno più scenografico dell'altro, grazie all'utilizzo di armi non convenzionali come martelli, trappole, ghigliottine e altro.
Il lavoro del villain di turno, di cui parleremo meglio fra poco, è reso più facile dalle scelte non particolarmente intelligenti dei protagonisti, che tendono a isolarsi appena ne hanno la possibilità, anche a discapito della logica. L'unico vero antagonista del mostro di turno è la necessità - da parte degli sceneggiatori - di confezionare un happy ending a tutti i costi, come il più classico cinema americano di genere comanda.

Michael Myers sei tu?

Arriviamo così ad analizzare la figura che muove Hell Fest, un ragazzo in maschera che segue e insegue il gruppo di amici protagonista. A quanto pare, non c'è un reale motivo per cui quest'uomo punti proprio i nostri ignari personaggi, o almeno la storia non lo spiega. Bisogna soltanto prendere atto che un matto scriteriato, dai modi di fare alquanto teatrali, è diventato improvvisamente assetato di sangue.
I suoi tratti caratteriali inoltre sembrano un chiaro omaggio al Michael Myers della saga di Halloween (il cui nuovo capitolo è nelle sale proprio in questo momento), del resto abbiamo una maschera inquietante, un muoversi discreto e nessun reale movente per gli omicidi. Mette il carico da novanta anche una sospetta immortalità, ma qui sospendiamo il giudizio per lasciarvi alla visione del film.

Probabilmente la sola idea vincente di Hell Fest nella sua interezza è l'ambientazione, claustrofobica e curata il giusto. Una volta entrati "all'inferno", ovvero il parco a tema, non siamo più in grado di uscirne: ciò che dona un po' di varietà sono le attrazioni, sempre diverse, ma formalmente non andiamo mai al di fuori delle "mura" del festival dell'orrore.
Peccato che al suo interno non accada nulla di particolarmente originale, vero motivo per cui bisognerebbe uscire di corsa, al di là dello psicopatico che per qualche ragione vuole farci fuori. Anche il cast, "capitanato" dalla Bex Taylor-Klaus della serie Netflix Scream, non fa mai nulla per uscire dagli schemi, si limita a eseguire ciò che Gregory Plotkin - dalla sedia della regia - ordina, senza passione o sussulti. E lo diciamo con estrema amarezza.

Hell Fest Signore e signori, siete tutti invitati all'Hell Fest, il parco itinerante a tema horror che non vede l'ora di ospitarvi proprio nella notte peggiore, quella di Halloween. Aspettatevi uno psicopatico pronto a darvi la caccia, senza fretta ma anche senza originalità, distratto da un gruppo di amici esperto nel prendere costantemente le scelte meno opportune. Parliamo infatti di un film che ha davvero pochi sussulti, che limita ad appoggiarsi ai più banali cliché del genere senza neppure arrivare ai fatidici 90 minuti. Un prodotto pensato quasi esclusivamente per le bande di adolescenti che animeranno i cinema la notte del 31 ottobre e pochi altri, se dunque non fate parte di questa fetta di pubblico, state pure alla larga.

4.5

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