Netflix

He's all that Recensione, su Netflix l'amore nell'era degli influencer

Il film di Mark Waters è un'insufficiente commedia romantica, dove il successo sui social network viaggia a braccetto con una forzata love-story.

He's all that Recensione, su Netflix l'amore nell'era degli influencer
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Alcuni di voi ricorderanno una commedia romantica uscita sul finire dello scorso millennio, intitolata nell'adattamento nostrano Kiss Me (1999) e moderna rivisitazione del Pigmalione teatrale di George Bernard Shaw, nonché remake più o meno ufficiale di un grande classico del cinema quale My fair lady (1964). Il titolo originale dell'operazione era in realtà She's all that e lo accomuna a questo dichiarato rifacimento sbarcato in esclusiva nel catalogo di Netflix (qui vi invitiamo a recuperare le 5 serie peggiori di Netflix). In questo caso però stiamo parlando del film He's all that.

Nella pellicola di riferimento, due dei personaggi principali erano interpretati da Rachael Leigh Cook e Matthew Lillard, che ritornano per l'occasione a condividere il set pur in ruoli diversi dal passato. Come si poteva già ampiamente intuire dalla mancanza di una S, ci troviamo di fronte a un approccio in stile gender-swap, ossia con il cambio di sesso dei protagonisti al centro della vicenda.

He's all that: a caccia di fan

Padgette Sawyer, studentessa del liceo, guadagna molti soldi e ottiene un grande successo tramite l'impegno da influencer sul mondo del web: i suoi video sono seguitissimi ed è una celebrità nella scuola che frequenta.

Un giorno però le cose cambiano drasticamente quando Padgette testimonia in diretta video il tradimento da parte del suo fidanzato e da quel momento diventa oggetto di scherno e cattiverie assortite da parte chi, solo qualche ora prima, la idolatrava ciecamente.
La ragazza perde lo sponsor e rischia di non potersi iscrivere al college, trovandosi di fronte a una situazione per lei inedita: decide così di accettare una scommessa e tentare al contempo di recuperare un buon numero di follower prima del ballo di fine anno.
Per farlo ha adocchiato una vittima perfetta e all'ignaro di tutto, ossia Cameron Kweller, uno studente appassionato di fotografia e considerato "sfigato" dai bulli della scuola. Il compito di Padgette sarà quello di trasformarlo in un vero e proprio damerino e durante la loro conoscenza accadrà qualcosa di imprevisto.

Una sceneggiatura controversa

Il regista Mark Waters non è nuovo sia a reinterpretazioni di film passati che a giochi di identità, basti pensare che uno dei titoli più famosi da lui diretti è Quel pazzo venerdì (2003), ennesimo remake di Tutto accadde un venerdì (1976).

Ma in quest'occasione il suo sguardo è troppo rivolto al pubblico moderno per lasciare una qualsivoglia impronta su uno spettatore che abbia superato la maggiore età.
He's all that è infatti un film vuoto, dove l'ossessione per i social network e per il mondo di internet viene esasperata in maniera incontrollabile e per certi risvolti narrativi si arriva quasi a giustificare una dipendenza che, come per la protagonista del film, può rivelarsi dannosa anche nella realtà. Sono d'altronde all'ordine del giorno le tragiche notizie di cyberbullismo. Una sceneggiatura concettualmente sbagliata, che snatura una delle figure principali e porta a credere che l'apparenza sia l'unica cosa che conta: la trasformazione di Cameron, da ragazzo alternativo a "rozzo" innamorato, è una sorta di inno al conformismo e la sola proclamazione a sorpresa della reginetta del ballo non serve a compensare il tutto.

L'amore, naturalmente, vince sempre, ma quello era già scontato dopo pochi istanti, il problema è che per arrivare al lieto fine si deve assistere a ottanta minuti di ovvietà più o meno intelligenti ormai già viste e riviste fin troppe volte.

He's all that Remake di un film già certamente non memorabile come Kiss Me (1999), He's all that si candida come uno dei titoli più superflui della stagione, nonché tra gli originali Netflix più deboli di sempre. Lei influencer in crisi di follower, lui fotografo considerato sfigato dai damerini della scuola: inizierà come una scommessa ma sarà amore, come nella più prevedibile delle "tiritere" romantiche, con tanto di principe azzurro sul cavallo bianco a chiudere il cerchio. Un sentimentalismo anonimo, personaggi odiosi nei loro improvvisi e inverosimili cambiamenti e riferimenti potenzialmente pericolosi al mondo del web (con la dipendenza da social network quasi giustificata dalle svolte narrative) rendono la visione ben più che mediocre.

3

Che voto dai a: He's all that

Media Voto Utenti
Voti: 4
3.8
nd