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Have You Ever Seen Fireflies?, la recensione del film Netflix

Andaç Haznedaroglu dirige una tragicommedia in cui, tramite le vicende della bizzarra protagonista, attraversa decenni della storia turca.

Have You Ever Seen Fireflies?, la recensione del film Netflix
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Turchia, oggi. Un gruppo di giovani youtuber/videomaker ha deciso di intervistare l'anziana Gulseren, nata a Instabul nel 1948. La donna è infatti un vero e proprio genio della matematica, capace di svolgere calcoli complicatissimi nell'arco di una manciata di secondi.
Quella che doveva essere semplicemente una raccolta di tabelline in formato video, atta a macinare più visualizzazioni possibili sul web, si trasforma in un viaggio nel passato del Paese e della sua protagonista, che tramite un vecchio album di foto di famiglia comincia a ripercorrere le fasi chiave della sua bizzarra esistenza. Bizzarra giacché Gulseren non è mai stata una ragazza come tutte le altre: espulsa da scuola per via di un carattere ribelle, trovava comprensione e appoggio soltanto nell'amata figura paterna.
Inoltre era la sola in grado di vedere durante le ore notturne orde di lucciole, per lei motivo di gioia e di spensieratezza dalle delusioni quotidiane. Tra guerre civili, parenti arrestati e tragiche perdite, quello di Gulseren diventa un racconto a 360 gradi che attraversa decenni di storia.

Lacrime e risate

Sulla carta era interessante l'idea di utilizzare un racconto prettamente privato per affrontare situazioni politiche e sociali che negli anni hanno sconvolto a più riprese la nazione turca, ma il risultato pur decoroso non è abbastanza incisivo in nessuno dei suoi presupposti di base.
Questo perché Have you ever seen fireflies?, sbarcato come original nel catalogo Netflix, non trova il necessario equilibrio tra le sue varie anime: siamo infatti di fronte a una tragicommedia più volte sbilanciata, che pende spesso su un umorismo giocato sugli equivoci e su battute al fulmicotone, veicolo ideale per la particolare mimica dell'attrice Ecem Erkek, alpha e omega assoluta delle due ore di visione.
Grazie a lei, al suo viso lontano dai classici canoni di bellezza e a un'espressività comica di tutto rispetto, il film riesce a coprire le pecche di una narrazione incolore, troppo lieta di adagiarsi in una successione di flashback e incapace di restituire un affresco a tutto tondo emotivamente credibile.

Quello che manca

I momenti più intensi e crudi - ma la violenza intesa come tale rimane comunque fuori campo - non mancano nel corso della narrazione, con le idee politiche che mettono fratello contro fratello e vicino contro vicino, e lo stesso discorso relativo alla "pazzia" della protagonista, genio dei numeri ma incapace di dialogare normalmente con il mondo esterno, risultavano potenzialmente accattivanti nel tentativo di offrire uno sguardo nuovo, tra dramma privato e affresco sociale di una nazione ancor oggi scossa da tumulti interni.
E invece il regista Andaç Haznedaroglu e lo sceneggiatore Yilmaz Erdogan preferiscono non correre rischi, esasperando l'ironia anche in passaggi non sempre adeguati e togliendo respiro alle scene madri.
Una scelta che si riversa paradossalmente anche nel trucco, poco credibile nella crescita da ragazzina ad anziana di Gulseren: la sola differenza tra infanzia e vecchiaia è data o da un vestitino scolastico o da una parrucca di capelli bianchi.

E così al termine di Have you ever seen fireflies? si rimane parzialmente insoddisfatti, in quanto pur senza trovarsi di fronte a un film memorabile si sarebbe voluto sapere qualcosa in più sulla vita della folle e tormentata protagonista, il cui ritratto finisce per essere sbiadito per gran parte, acceso qua e là da fiammate che non trovano però un'ideale coesione d'intenti.

Have You Ever Seen Fireflies? Interamente giocato su atmosfere tragicomiche, Have you ever seen fireflies? è la classica occasione mancata, un film indeciso su come raccontare non soltanto la storia dell'eccentrica protagonista ma anche quella di un Paese sconvolto nel corso degli anni da conflitti interni e sconvolgimenti politici. Andaç Haznedaroglu non è abbastanza ambizioso e si limita a un compitino formale, dove soprattutto nella prima parte è la risata a farla da padrona: alcune sequenze, giocate su equivoci e veloci battute, riescono a essere effettivamente divertenti, rifacendosi anche a un certo cinema classico. Ma le due ore non sono coerenti tra loro, tra timidi sussulti surreali e passaggi sulla carta più drammatici mai capaci di coinvolgere emotivamente lo spettatore. Il maggior punto di forza dell'operazione rimane in ogni caso l'interpretazione di Ecem Erkek, attrice dal notevole talento comico che riesce a coprire alcuni, ma non tutti, dei limiti concettuali e di scrittura.

5.5

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