Recensione Harry Potter e i Doni Della Morte: Parte I

La caccia ha inizio...

Recensione Harry Potter e i Doni Della Morte: Parte I
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La fine, prima o poi, sarebbe arrivata. Lo sapevamo tutti quando abbiamo cominciato, più o meno piccoli, a seguire le storie di quel bambino dai capelli scuri e ribelli chiamato Harry Potter. Cinematografiche o letterarie, le sue avventure hanno appassionato, commosso e esaltato gli animi di mezzo mondo, creando una vera e propria Potter Mania che, nel corso degli anni, non ha mai subito gravi inflessioni... anzi, crescendo Harry è riuscito a portare tra le schiere del suo esercito un numero sempre maggiore di fan. E adesso che, dopo mille battaglie diluite nel corso dei vari anni scolastici, la guerra con Voldemort sembra ormai inevitabile, non resta che accomodarsi nelle comode poltrone di cinema affollatissimi e vedere come i fili del destino si intreccino fino a formare il quadro finale di Harry Potter e i doni della morte - Parte I.

La fine ha inizio

Con la morte di Silente, Harry (Daniel Radcliffe), Ron (Rupert Grint) ed Hermione (Emma Watson) sono gli unici a conoscenza del segreto del potere assoluto di Lord Voldemort (Ralph Fiennes). Per questo non torneranno ad Hogwarts e s'impegnano nella terribile e pericolosa missione di rintracciare e distruggere tutti gli Horcrux, i sei oggetti, come il diario di Tom Riddle o l'anello di Marvolo Gaunt, in cui il Signore Oscuro ha nascosto parte della sua anima. Lontani da amici e famiglia, i tre si troveranno a fare affidamento solo su loro stessi e sulla forza del loro rapporto, messo duramente alla prova dalla paura e dalla pressione di una vita in fuga. La guerra che tutto il mondo magico temeva da tantissimo tempo ormai è inevitabilmente arrivata e i Mangiamorte hanno già preso possesso del Ministero della Magia e della scuola di Hogwarts... per portare a termine il loro piano manca solo una cosa: colui che è sopravvissuto.

Persi tra le pagine

Quando si parla dei film di Harry Potter il primo, più grande, problema che siamo soliti riscontrare è la scarsa, o, spesso, mal compressa, attinenza tra la pellicola e il prodotto letterario da cui essa è tratta. Se, nei primi progetti, il lavoro era stato più o meno semplice, agevolato da una storia limitata in un numero contenuto di pagine, con il passare degli anni la creazione della sceneggiatura è divenuta un processo sempre più complesso e moltissime sottigliezze si sono perse, a favore di una narrazione più lineare, ma confusionaria. Per questo, trovatisi ad affrontare l'ultimo, e per questo più importante, film della saga, i produttori hanno deciso di dividere Harry Potter e i doni della morte in due diversi film. In questo modo i fan sono stati tranquillizzati, promettendo loro di dare maggiore spazio a personaggi e sottotrame, a spiegazioni e ai complessi procedimenti, fatti di indizi disseminati ovunque, con cui J.K. Rowling risolve le sue opere. Senza dimenticare chi incassi moltiplicati per due. Una speranza accesasi all'annuncio della decisione di Warner Bros e scomparsa dopo gli iniziali minuti di pellicola. Bastano davvero i primi movimenti della macchina da presa per accorgersi che qualcosa non sta andando come ce lo ricordavamo. I Dursley non lasciavano la casa di Privet Drive senza la minima protesta e l'improvviso e sconcertante cambiamento di Dudley viene completamente cancellato a favore di un incipit molto più malinconico e solitario. Ma se scelte come questa, pur privandoci dell'evoluzione psicologica di uno dei personaggi chiave nella vita di Harry, possono comunque sembrare utili a una maggiore fluidità e impatto emotivo del plot, altre modifiche scorrono sullo schermo senza un apparente motivo logico. Perchè cambiare la data del compleanno di Harry? (A meno che non si tratti di un errore del doppiaggio italiano...). E perchè far sì che lui non lo festeggi, innescando così una scala di comportamenti e dialoghi, soprattutto nella sua amica Hermione, che sembrano senza cognizione di causa? Senza compleanno il bacio tra Harry e Ginny perde quasi significato, perchè senza una vera ragione di esistere e tutto il tormento interiore che perseguita il protagonista, impossibilitato a stare accanto alla persona di cui è innamorato, si smarrisce tra le pagine non realizzate dello script. E così un altro profilo psicologico, stavolta addirittura quello di Harry, si appiattisce a favore di scelte filmiche non molto chiare. Perchè mai il ricercatissimo Harry Potter dovrebbe presentarsi a un matrimonio, a cui parteciperanno tantissimi maghi, con il suo volto e la sua tipica baldanza? Non è un comportamento troppo rischioso per quello che tutti i giornali definiscono "L'indesiderabile n°1"? E infatti nel libro della Rowling, Harry si nascondeva sotto le sembianze di un finto cugino Weasley... e ancora una volta viene da chiedersi il motivo di una scelta del genere.
Le differenze tra il libro il film sono davvero tantissime, molte delle quasi tendono a ridurre al minimo le interazioni tra i tre protagonisti, resi più intelligenti o più tonti a seconda delle esigenze di copione. Ma mentre alcune possono tranquillamente passare inosservate ed essere accettate anche dal fan più accanito della saga lettaria, altre appaiono davvero come mutilazioni inopportune. Soprattutto quando si tratta di porre l'accento su come le continue morti che si susseguono durante questa ultima grande avventura di Harry Potter influenzino atteggiamenti e decisioni, di come lo spingano spesso a commettere errori passionalmente giustificati (come l'incidente con l'occhio magico di Moody nell'ufficio della Umbridge) e a comportarsi come qualcuno il cui mondo gli si sta sgretolando inerosabilmente sotto i piedi.

La versione Yates

Se siete tra i fortunati che hanno pochi (o nulli) ricordi del libro o poco interesse nell'attinenza tra quest'ultimo e l'adattamento cinematografico, allora Harry Potter e i doni della morte non vi sembrerà un film così tragicamente dispersivo come gli interrogativi precedenti possono avervi fatto supporre. David Yates, al suo terzo approccio con il mondo di Harry Potter, dimostra di aver assimilato ormai personaggi, atmosfere e di essere in grado di mostrarle con una chiarezza d'immagine accattivante. Spesso sceglie soluzioni registiche un po' sopra le righe che accentuano però l'impatto visivo della vicenda, rendendolo un'armonica composizione di luci e azione. Il regista gioca molto con l'equilibrio per tutta la durata del film, alternando momenti febbricitanti a scene in cui è il dialogo a farla da padrone. Come sempre, infatti, nel trasformare in linguaggio filmico l'eccessivo processare mentale dei personaggi, le scene spesso si appiattiscono per fare spazio alla necessità di spiegazioni, veicolabili solo alla conversazione tra i protagonisti. Fortunatamente, seppur presenti, questi interludi non prendono il sopravvento e si perdono tra fumosi inseguimenti e panorami desolati. Harry ormai è un personaggio in crisi e ciò che moltiplica le sue difficoltà è il rendersi conto che Silente, il suo mito e mentore, in realtà gli ha affidato una missione importantissima senza fornire il minimo aiuto nella stesura di un piano d'azione. Non sa come portare a termine la missione senza mettere continuamente in pericolo i suoi amici. Tutto ciò si trasforma in un vero e proprio test del rapporto tra Harry, Ron ed Hermione, che diventa il fulcro narrativo dell'intera pellicola. Per la prima volta il filo conduttore della vicenda non è la scuola di Hogwarts, a cui i protagonisti non faranno più ritorno. Lontani dalla sicurezza di questo ambiente, isolati e molto vulnerabili, sono sottoposti a continui cambiamenti di umore (acuiti dal medaglione di Salazar Serpeverde) che sembrano essere il vero punto di interesse di Yates che, come successo in Harry Potter e il principe mezzosangue, tende a concentrarsi molto sui rapporti umani (soprattutto quelli tipici dell'adolescenza) che animano la vicenda. Eppure, nonostante ciò, le emozioni risultano a volte compresse all'interno del costrutto filmico, incapaci di esplodere e travolgere lo spettatore tranne che in poche scene chiave, poste esattamente a inizio e fine pellicola. Per il resto tutto sfugge al controllo emotivo, soprattutto quando i comportamenti risultano poco giustificati o esageratamente forzati.

Come un puzzle incompleto

Una sontuosa colonna sonora e un apparato scenografico davvero mozzafiato, combinati da dei sempre ottimi effetti speciali coordinati da Tim Burke, tengono insieme i pezzi frammentari, e spesso incollati in maniera approssimativa, della pellicola. Daniel Radcliffe, Rupert Grint ed Emma Watson si muovono sullo schermo con la loro ormai comprovata sicurezza incarnando quelli che ormai sono delle identificazioni di loro stessi. E nonostante non abbiano dalla loro parte un'allargata variante di espressioni facciali, non si può fare a meno di sentirli partecipi di Harry, Ron ed Hermione. Sempre fantastiche le interpretazioni di Ralph Fiennes, Helena Bonham Carter e Imelda Staunton, con la loro innata capacità di rendere irresistibili dei character sgradevoli per copione. David Yates forse non si gioca nel migliore dei modi la gestione di questi validissimi elementi ma, passato il momento di stasi che caratterizza buona parte dell'ultimo libro della saga, sembra riprendere il controllo del film soprattutto nella parte finale, costruendo così le basi per la speranza che Harry Potter e i doni della morte - Parte II possa dimostrarsi una degna, sia a livello visivo che narrativo, conclusione del fenomeno.

Harry Potter e i doni della morte - Parte I Harry Potter e i doni della morte - Parte I lo si potrebbe paragonare alla parte iniziale di un libro, in cui vengono gettate le basi, lente e macchinose, per quella che sarà poi l'azione finale. Inquadrato in quest'ottica il film di Yates è un utile prologo, dotato di una grande potenza fotografica e musicale e di discreti momenti d'azione. Da segnalare il magnifico momento d'animazione utilizzato per raccontare la favola dei Doni della Morte, capace di creare quella magia che l'assenza di Hogwarts ha sottratto al film. Come sempre il paragone tra il film e il libro è quasi impensabile e molti elementi vengono radicalmente cambiati a scapito della comprensibilità dei meccanismi mentali e logici della vicenda. Ma si trattava sicuramente di un libro, soprattutto nella parte iniziare, molto complesso da trasformare in prodotto cinematografico e tutto sommato i risultati non sono dei più catastrofici.

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