Hanna, la recensione: Joe Wright dirige Saoirse Ronan

Saoirse Ronan è un'infallibile assassina nel nuovo film di Joe Wright: la nostra recensione di Hanna.

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"Questa volta, sono potuto andare ovunque e fare qualsiasi cosa avessi in mente, è stato davvero liberatorio. Nei miei precedenti film ero sempre ancorato alle fonti originarie: per Orgoglio e pregiudizio ed Espiazione dai libri, per Il Solista da una storia vera. Per Hannah ero libero da vincoli, e questo era in un certo senso spaventoso. Ma la totale libertà ci ha permesso di scovare uno splendido parco a Berlino e, su due piedi, di decidere di girarvi alcune scene. E' il bello di esprimersi senza vincoli". E' in queste parole, prese da un'intervista a Joe Wright, che risiede l'essenza più pura di un film come Hanna. Il regista inglese, al suo quarto lungometraggio, sceglie come protagonista una sua vecchia conoscenza, nuova stella in ripida ascesa del cielo dorato di Hollywood: Saoirse Ronan. La giovane attrice torna a collaborare con Wright dopo l'intensa esperienza di Espiazione, ruolo che la lanciò definitivamente nel Cinema di serie A. Visti i risultati, è d'augurarsi che il loro idillio professionale duri ancora a lungo.

Vendetta di famiglia

La giovane Hanna (Saoirse Ronan) è cresciuta nelle fredde lande della Siberia. Sua unica compagnia quella del padre Erik (Eric Bana), ex agente della CIA, che la ha allevata sin dall'infanzia nell'arte del combattimento e istruita sulle culture dei popoli del mondo. Ma è arrivato il momento, in piena adolescenza, affinchè Hanna affronti il mondo esterno e con esso prosegua nel suo percorso di vendetta. La ragazzina infatti ha perso la madre in tenera età, a causa della spietata Marissa (Cate Blanchett), mente della CIA che non ha mai perdonato il tradimento di Erik e che ora ha tutte le intenzioni di concludere il lavoro fallito anni prima. Hanna ed Erik si separano per compiere la loro missione, con l'obiettivo di incontrarsi alcuni giorni dopo in una casa a Berlino. Mentre i pericoli che incontreranno sulle rispettive strade potrebbero mettere a rischio le loro vite, Hanna scopre che il suo passato è ricco di incognite...

Angelo e bad-girl

Hanna è un'opera a suo modo geniale e, nel sempre più affollato e monotono mercato mainstream hollywoodiano, più unica che rara. Si vive infatti in un costante ibrido tra action-spy movie e dramma adolescenziale che dondolano insieme creando momenti intimi di ispirata poesia, espressa sia nella scoperta del mondo di una ragazzina cresciuta nella solitudine, che nelle avvolgenti scene di combattimento, quasi una sorta di danza mistica di libertà. Si potrebbe obiettare a tal proposito un'eccessiva concessione in fase di sceneggiatura, con alcuni dettagli sin troppo esasperati, ma è proprio nella sua metaforica euforia che non strizza l'occhio al gusto classico che la storia avvince e convince. La tenerezza che si respira sin dai primi istanti, a dispetto di scene apparentemente brutali, dimostra come Wright accudisca e protegga a suo modo i personaggi, dote da sempre presente nella sua filmografia. Le figure che emergono sono tratteggiate in maniera sublime, sia per ciò che concerne i protagonisti che per quei ruoli secondari di cui spesso non viene approfondita la personalità. Come in un mosaico nel quale ogni tassello combacia perfettamente, il ritratto che emerge respira di un connubio di anime diverse ma non dissimili, tale che violenza e candida ironia fanno capolino in più occasione senza distaccarsi dal mood portante della narrazione. La maturazione di Hanna è un'innocente consapevolezza di sé stessa e nel suo prossimo e imminente ruolo nella società, tale che neanche il colpo di scena sul suo passato sembra scrollare ciò che egli è destinata a divenire. Teenager e assassina, cuore di bambina e cuore di tenebra sono destinati per sempre a condizionare la sua vita, ma niente può cambiare i suoi sentimenti e scalfirne le intenzioni. In questo fine affresco psicologico, risplende nuovamente la bravura di Saoirse Ronan, volto angelico lontano dagli stereotipi comuni di bellezza ma ricco di un fascino ammaliante che conquista per magnetismo, tale che sarebbe impossibile immaginare un'altra interprete per il ruolo. Eric Bana riesce a mantenere costante l'appeal di un personaggio il cui pathos altrimenti sarebbe stato destinato ad affievolirsi dopo i primi minuti, mentre Cate Blanchett, sempre brava per carità, è forse l'unica che avrebbe potuto trascorrere indolore il cambio di casting: i ruoli per la sua classe sono ben altri, nonostante Marissa abbia un perverso fascino. Hanna è una sorta di creatura aliena al cosmo cinematografico odierno, una sorpresa che cattura e colpisce con un mix completo e riuscito, non tanto di sottogeneri, quanto di riflessi emotivi.

Hanna Saoirse Ronan è Hanna, bambina cresciuta troppo in fretta, ora ragazzina pronta a pagare il tributo col suo passato misantropico. Assassina alla scoperta del mondo, corpo estraneo che si inserisce con tenerezza e implacabile perfezione nell'olimpo delle bad-girl della Settima Arte. Ma per lei questo è un termine troppo riduttivo, viste le mille, nascoste o meno, sfaccettature di cui vive il personaggio e il suo percorso di crescita. Joe Wright dirige con mano dolce e affilata un'Opera magica e magnifica, in grado di assumere a cult dell'anima negli anni a venire.

8.5

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