Recensione Hai Paura del Buio

Più di quanto i chilometri non possano dividere

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Il cinema oggi offre a più battute pellicole estranee al grande circuito di distribuzione, spesso passate in sordina, altre volte non apprezzate quanto dovuto dal pubblico delle sale italiche. Per quanto più volte su queste pagine ci siamo soffermati nel discutere sulla condizione in cui verte il nostro cinema tante altre abbiamo apprezzato tanto pellicole d'autore quanto colossal dal budget milionario. Massimo Coppola ha un passato da operatore e regista televisivo, abituato ai fatti di cronaca e profondo conoscitore dei mezzi tecnici necessari alla realizzazione di un film. Con una notevole intelligenza ha dato forma ad un film che riesce a staccarsi dai canoni residui del cinema realista creando un interessante connubio di cinema d'attualità e rimembranze di vecchio cinema d'autore. Hai paura del buio si presenta come una pellicola dal sapore particolare, ricca di spunti e trampolino di lancio per appassionanti riflessioni.

Eva vive a Bucarest, ha vent'anni e un lavoro in fabbrica che, proprio come la sua città, non sembra poterle offrire grandi opportunità per il futuro. Quando l'azienda non le rinnova il contratto precario grazie al quale la ragazza riusciva ad ottenere sostentamento, Eva sceglie di vendere tutto quello che ha e di partire alla volta dell'Italia, ai suoi occhi terra di speranza e benessere.
Giunta a Melfi si ritrova a vagabondare per la città senza una meta, sola e priva di ogni sicurezza. Dopo una lunga ed amareggiante passeggiata trova riparo in un'automobile parcheggiata e tenta di riposarsi fino a quando, giunta alla porta, la proprietaria non si fa viva: il suo nome è Anna, una coetanea di Eva che, dopo aver compreso da sua difficile situazione, la invita a casa sua dove vive assieme ai genitori e alla malconcia nonna. Le vite di entrambe si dividono presto prendendo strade parallele e le loro vite, per quanto distanti, si fanno sempre più affini, lontane da pregiudizi razziali o da dilagante buonismo, prende forma un confronto umano, che prescinde da qualunque differenza, un racconto umano.

Hai paura del buio affronta delicate tematiche sociali senza mai abbandonarsi al becero populismo o alla facile indole buonista che il cinema contemporaneo tende spesso a drammatizzare: la pellicola racconta l'immigrazione nel senso più stretto e pulito, racconta le difficoltà e la precarietà professionale ed umana con cui immigrati, emigrati e cittadini sono costretti a fare i conti, senza categorie o linguaggi fuori dagli schemi. Eva ed Anna non sono due ragazze come tante altre ma neppure due giovani ribelli, sono esseri umani dall'infinita poliedricità che fanno i conti con il mondo di oggi. Vagamente condizionato da un'indole neorealista (ma anche nouvelle vague) e dall'ultima generazione di cineasti esteuropei, il cinema di Massimo Coppola attinge alla condizione sociale diffusa nel nostro continente, drammatica nella vita quotidiana quanto nelle scelte più estreme e fa di una delle tante comuni vicende di cronaca un film dall'interessante retrogusto. Senza mai lasciarsi andare ad alcun moralismo racconta con la sua cinepresa un mondo normale nella sua accezione più atipica: quella di Hai paura del buio è una delle tante, normali, storie fuori dagli schemi. Girato in maniera intelligente, con un'ottima consapevolezza del mezzo cinematografico, il film raccoglie le testimonianze che in un mondo frammentato come il nostro fanno, a loro modo, un pezzo di quotidianità. Le due attrici protagoniste offrono delle buoni interpretazioni, non avvantaggiate dall'esperienza ma indubbiamente di buono spessore. Le atmosfere create dalla rozza fotografia e dalla camera a mano rendono viva la dinamica regia del "direttore d'orchestra" Coppola, dal cognome altisonante e dalla notevole esperienza.

Hai Paura del Buio Hai paura del buio si distacca dal cinema di cronaca che da qualche anno imperversa nelle nostre sale. Intelligentemente, fa della cronaca un punto di forza non da demolire ma con cui giocare. Interessante, vale assolutamente la visione.

7

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