Netflix

Gun City, la recensione del film originale Netflix

Barcellona, 1921. In una città scossa dalla violenza della lotta tra polizia corrotta e rivoluzionari anarchici, un agente cerca di fare la cosa giusta.

recensione Gun City, la recensione del film originale Netflix
INFORMAZIONI FILM
Articolo a cura di

Barcellona, 1921. In un Paese nel pieno del caos politico e sociale, Aníbal Uriarte, soldato veterano della guerra in Marocco diventato in seguito agente di polizia, viene mandato dai suoi superiori da Madrid nella città catalogna per rintracciare un grosso quantitativo di armi militari, scomparse nel nulla dopo una rapina al treno che le trasportava.
I principali sospettati del crimine sono i gruppi rivoluzionari, sul piede di guerra contro i poteri forti, soprattutto per via delle misere condizioni lavorative cui è sottoposta gran parte della popolazione. In Gun City, al suo arrivo Uriarte entra nella squadra capitanata dall'Ispettore Rediú, un ufficiale corrotto che ha le mani in pasta un po' ovunque in città, gestendo anche molte attività al limite della legge con il ricco proprietario, soprannominato il Barone, di un famoso cabaret locale.
Nel frattempo Salvador Ortiz, il leader di una protesta pacifica per ottenere migliori condizioni di lavoro, deve fronteggiare le fronde più estremiste della sua organizzazione, le quali hanno intenzione di rispondere con la violenza ai metodi spesso brutali e gratuiti delle forze dell'ordine.
La stessa figlia di Ortiz decide per la via più rivoluzionaria, nonostante le rimostranze del padre, finendo per incrociare la propria strada con Uriarte, il quale si trova costretto a fare una scelta che potrebbe cambiare per sempre le carte in tavola dell'intera situazione.

Un poker di pistole

Sin dai primi minuti si nota la filologica attenzione messa in campo dal regista Dani de la Torre, già autore dell'interessante Desconocido - Resa dei conti (2015), nella ricostruzione storica di una Spagna d'inizio secolo scorso, tanto che l'impressione di essere catapultati in un'altra epoca è di quelle rare da rintracciare nel cinema odierno. Dalla scelta delle location ai dosati effetti speciali negli skyline cittadini, dall'eleganza dei costumi fino all'intero contorno ambientale, con decine di macchine del relativo periodo, Gun City si presenta come opera raffinata e attenta ai dettagli. Ma dove l'insieme convince in maniera ancora più incisiva è nel restituire torbide atmosfere da gangster movie classico, e non è un caso che sia nel recupero di alcune dinamiche tra i personaggi che nelle avvolgenti tonalità fotografiche (vero punto di eccellenza nel reparto tecnico) il film d'ispirazione sia un cult quale Gli intoccabili (1987). Pur senza eguagliare il capolavoro di Brian De Palma, questa produzione iberica ha tutte le carte in regola per convincere gli appassionati di un filone che negli ultimi anni, tolte rare eccezioni, è finito un po' nel dimenticatoio.
Le due ore di visione garantiscono infatti un equilibrato mix tra sano spettacolo di genere e tensione drammatica nella gestione delle numerose figure principali.

Intrighi e delitti

I metodi brutali usati dalla polizia per soffocare il minimo segno di protesta, anche pacifica (il pestaggio delle donne richiedenti migliori diritti è emblematico), e la rivoluzione violenta operata dal gruppo più estremo dei lavoratori, permettono di donare ambigue sfumature a entrambe le parti in causa, con personaggi negativi e positivi a operare sui relativi versanti. Nonostante alcuni risvolti finiscano per apparire parzialmente forzati, la storia non perde mai la presa sullo spettatore, trascinando verso un finale ad alto tasso di intensità emotiva e ricco di colpi di scena. La sceneggiatura si rivela particolarmente calibrata nella machiavellica gestione di Uriarte, il quale nasconde più di un segreto e ha a che fare in prima persona con tutto e tutti.
Con sequenze d'azione limitate ma ricche di pathos, tra sparatorie, attentati e inseguimenti su quattro ruote d'altri tempi, un'eleganza notevole nella rappresentazione dei diversi numeri di varietà (merito anche della suadente bellezza di Adriana Torrebejano, nel ruolo della prima ballerina del cabaret Eden) e il carisma dei diversi membri del cast, con un magnetico Luis Tosar nei panni del protagonista, Gun City intrattiene e coinvolge mettendo anche in scena una pagina di denuncia che si rivela attuale anche oggi.

Gun City Strilloni che annunciano le notizie della guerra, cabaret con spettacoli di danza e canto, poliziotti corrotti e moti rivoluzionari che lottano per le sorti dei lavoratori con metodi violenti: Gun City non si fa mancare nulla nella ricostruzione della Barcellona del 1921, rivelandosi un gangster movie eccellente dal punto di vista tecnico/attoriale e coinvolgente da quello narrativo, capace di gestire e caratterizzare al meglio il numeroso parterre di personaggi principali e secondari. Si respira un'aria d'altri tempi in più occasioni e ci si ritrova spaesati nell'assistere alla lotta tra le forze dell'ordine, che rispondono con pestaggi brutali alle manifestazioni di protesta, e all'altrettanto ambiguo e doppiogiochista percorso intrapreso dalle frange più estremiste dei gruppi anarchici. Lotta nel quale il protagonista (magnificamente interpretato dalla star spagnola Luis Tosar), un agente dai metodi spicci ma con una profonda concezione dell'onore, si dimostra una scheggia impazzita pronta a sparigliare tutte le carte in gioco.

7.5

Che voto dai a: Gun City

Media Voto Utenti
Voti: 3
6.7
nd