Recensione Guida per Riconoscere i tuoi Santi

"Ho lasciato tutto e tutti, ma nessuno mi ha mai lasciato"

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"Ho lasciato tutto e tutti, ma nessuno mi ha mai lasciato": può essere condensata in questa unica frase pronunciata dal protagonista, l'essenza di Guida per Riconoscere i tuoi Santi. Un'opera prima più unica che rara, è infatti molto difficile esordire dietro la macchina da presa con un grande film. Impresa però riuscita all'esordiente Dito Montiel, il cui merito è doppio, forse triplo, in quanto è anche l'autore della sceneggiatura e del libro omonimo, da cui è stata tratta la pellicola. Il tutto, in più, prettamente autobiografico. Infatti il protagonista del film è lo stesso Dito Montiel, che racconta la storia difficile di chi cresce per la strada. Una trasposizione sentita e toccante, che è stata possibile realizzare grazie all'interessamento di Robert Downey Jr., noto e bravo attore, famoso anche per un passato di droga che ne ha sempre condizionato la carriera. Il caso ha voluto che l'interprete di Natural born killers, e prossimo Iron Man cinematografico, abbia assistito a una lettura pubblica di memoriali, dove vi era anche Montiel. Catturato da questa storia, ha deciso con non poco coraggio di affidare allo scrittore stesso l'intero impianto artistico, rimediando intanto finanziamenti, recuperando tra i produttori anche Sting e consorte. E mai scelta fu più riuscita: il film ha infatti ricevuto diversi riconoscimenti, ha vinto al Sundance Film Festival di Robert Redford, ed è stato premiato a Venezia nella Settimana della Critica. Una regia decisa, divisa tra il vecchio e il nuovo, che racconta i due diversi periodi della vita di Montiel, ora affermato scrittore, prima ragazzino sbandato nella periferia del Queens. Il tutto supportato da un cast eccezionale.

La banda di Montiel

Il cast induce davvero a stropicciarsi gli occhi per l'incredulità. Non troviamo un attore fuori posto, ogni personaggio è caratterizzato alla perfezione. Se le versioni "vecchie" dei personaggi appaiono ben poco sullo schermo, le loro interpretazioni rimangono comunque superbe. Robert Downey Jr., interprete del Montiel ormai più che trentenne, è dosato al punto giusto, e con pochi sguardi riesce a esprimere tutta la malinconia necessaria, mentre nota di merito per la splendida e bravissima Rosario Dawson, ricordata dai più per esser stata Gail in Sin city, che qui è in grado di catturare la scena come un raggio di sole al buio. Ma il vero mattatore di Guida per riconoscere i tuoi santi è sicuramente Chazz Palminteri che, nei panni del padre di Dito, riesce a delineare una miriade di emozioni con una maestria veramente superba. Se in passato aveva sempre dato il volto, più che altro come caratterista, a figure di mafiosi, qui si mette in gioco e sfodera una prova da Oscar. Non vanno comunque dimenticati i protagonisti "giovani": l'adolescente Dito è interpretato da una delle stelle nascenti del cinema a stelle e strisce, quel Shia LaBeouf che vedremo anche nel prossimo Indiana Jones, fino ai suoi compari di strada, dei cui interpreti sentiremo sicuramente ancora parlare nel futuro prossimo.

15 anni di silenzio

Il film inizia una telefonata della madre di Dito al figlio, lontano da casa ormai da ben quindici anni, poichè suo padre sta molto male. E dall'indecisione scolpita sul volto di Downey Jr. si può capire tutta la sofferenza di un rapporto sempre contrastato. E così, attraverso "finti" flashback, si dipana la giovinezza del protagonista, dai primi amori alle scorribande con gli amici di un tempo, in primis Antonio, ai giorni attuali finito in carcere per omicidio. Una vita difficile, dove le lotte tra gang erano all'ordine del giorno, e niente poteva evitare di finirci in mezzo. Alcool, sesso e droga, la tipica triade del genere, qui trattata però con un'attinenza alla realtà perfetta: è evidente come il regista abbia veramente vissuto le situazioni raccontate nel film, che si configura quasi come una sorta di catarsi per dimenticare i giorni più bui. Tra l'amore per la giovane Laurie, piccoli lavoretti e risse, Dito cerca uno scampolo di normalità che però non riesce a trovare. Tragedie impensate, un rapporto col padre che dapprima è buono, piano piano finisce per sfaldarsi, e lo porta a una decisione fino a poco tempo prima impensata, la fuga da tutto quell'orrore, la voglia di costruirsi una vera vita su fondamente solide, senza il rischio di morire da un giorno all'altro, lo condurranno su un pullmann dove con solo 39 dollari si può raggiungere la California. Ma tutto ritorna, il passato bussa alla porta dopo una decade e mezzo di silenzio e questa volta Dito dovrà affrontarlo...

Rinnovare un genere

In tanti, in primis Coppola con Rusty il selvaggio e I ragazzi della 56° strada, hanno provato a raccontare il mondo della strada. Ma in pochi sono riusciti a dargli una connotazione così reale come quella di Montiel. Un ragazzo di strada, un regista di strada. Il suo unico scopo è aver voluto raccontare la sua storia, infatti probabilmente (parole sue) Guida per Riconoscere i tuoi Santi rimarrà l'unica sua produzione cinematografica. Un vero peccato, c'è veramente da sperare che ritorni sui suoi passi, perchè di registi come lui oggi l'America ha più che bisogno. Riesce a unire il moderno con l'antico, il taglio documentarisco con lo spettacolo, il tutto senza diventare pacchiano nè patetico, solo "vivo". Inquadrature che non cercano mai di eccedere, ma che riprendono l'essenziale, e catturano il momento clou della scena senza bisogno di virtuosismi di sorta. Una scenografia potente, che ricrea alla perfezione il Queens di vent'anni fa, così come per i costumi e le mode dell'epoca. La colonna sonora è quasi sempre silente, ma nelle rare occasioni in cui sono presenti le musiche fanno il loro dovere, specie in una scena che, pur avendo atmosfere da videoclip, riesce a essere grande cinema. E, pur essendo un film duro, non eccede nella violenza, e anche le scene più brutali, siano esse sanguigne o sessuali, riescono a esser pacate quanto fondamentali per la storia. Non c'è mai una parola di troppo, a volte anche il vocabolo più estremo può diventare poetico se usato nel modo giusto. E in questo Montiel è maestro, riuscendo a trasformare la decadenza in poesia, un pugno in una carezza, l'odio in amore. E questo può bastare per consacrare Guida per Riconoscere i tuoi Santi come miglior film uscito dall'inizio dell'anno, nonchè come l'opera prima più riuscita dell'ultimo decennio.

Guida per Riconoscere i tuoi Santi Scrittore, sceneggiatore, regista. Eccellere anche solo in uno di questi campi non è cosa da poco. Montiel ci riesce in tutti e tre. Un'opera prima che sa tanto di miracolo, che riesce a rinnovare un genere perchè chi la racconta ha vissuto in prima persona la storia stessa. Una storia difficile, narrata con maestria e malinconia, supportata da un cast strepitoso, Palminteri e la Dawson su tutti. Ma anche da tante giovani promesse che sono pronte a dare nuova linfa al cinema americano. E' un dramma "vero", che non ha pretese di critica sociale, ma solo la voglia di raccontare una storia e condividerla con tutti. Una pellicola importante, che mostra come si possa coniugare il cinema d'autore con la realtà americana, e riscattare le storie di gang fin troppo banalizzate da Hollywood, qui mostrate nella loro più pura e intransigente realtà. Un film da vedere.

8.5

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