Recensione Grizzly Man

L'uomo e la bestia

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Un grande narratore

Werner Herzog è sicuramente uno dei più grandi narratori della storia del cinema. Un regista difficile, in grado di spiazzare ed emozionare allo stesso tempo. Autore di assoluti capolavori come Aguirre, Furore di Dio, Fitzcarraldo e Nosferatu il Principe della Notte (più che degno remake dell'immortale di Murnau), negli ultimi tempi non è riuscito a concretizzare i suoi progetti cinematografici, un po' per carenza di fondi, un po' per un'ostracizzazione assurda da parte della critica, capace un giorno di osannarlo come Maestro Massimo e quello dopo criticarlo aspramente. E così negli ultimi anni Herzog si è dedicato al documentario, da lui sempre amato (basti vedere lo splendido Fata Morgana che lo portò alla ribalta nel 1970). Recentemente, per citare solo i più noti, ha girato i bellissimi L'Ignoto Spazio Profondo, metafora sulla società odierna attraverso gli occhi di un alieno, e Il Diamante Bianco, la storia del folle sogno di far volare un nuovo tipo di dirigibile. E con Grizzly Man ci regala un'ennesima grande pagina di vita vera, vissuta attraverso interviste e filmati reali. La storia di un uomo e della natura stessa. La natura, elemento fondamentale nella carriera del regista tedesco, da lui considerata imperfetta, crudele e sbagliata, ma allo stesso tempo bellissima nella sua primitiva violenza. Questo documentario è un'ennesima dimostrazione di come possa esser spietata nella sua incontaminatezza, e come chi cerchi di aiutarla venga tradito così brutalmente. E' la storia di un uomo, e di barriere che non possono essere infrante.

L'uomo e la bestia

Come già detto, si ha a che fare con un documentario. Ma è un documentario atipico, poichè si ritrova a essere documentario nel documentario. Infatti è basato, per una buona metà del film, su scene girate da Timothy Treadwell, esploratore che ha vissuto per tredici estati a contatto ravvicinato con gli orsi dell' Alaska, prima di essere ucciso proprio da uno degli animali che aveva cercato di proteggere con tanto impegno. Il film alterna interviste realizzate da Herzog ad amici e familiari, o anche solo a gente che lo conosceva di fama, e filmati presi dalle oltre cento ore di materiale raccolto da Treadwell, regista e protagonista del suo sogno. Un sogno folle e visionario, che lo aveva portato ad essere una celebrità nazionale in Canada, non risparmiandogli però polemiche da parte degli ambientalisti, che lo accusavano di farsi pubblicità. Un personaggio difficile, diviso tra depressione ed euforia, tra un passato di droga ed alcolismo e un presente che gli aveva ridato speranza, arrivando a fargli amare più gli orsi che gli esseri umani. E una morte, bizzarra nella dinamica, ma talmente brutale per come è avvenuta, che ha chiuso una pagina di storia di un uomo che aveva lottato con tutte le sue forze per una causa forse non necessaria. La pellicola inizia con la notizia della sua morte, e compie un viaggio a ritroso nella sua vita, con interventi di Herzog ad accompagnare le immagini di una natura pura e selvaggia.

Una dedica sentita

Herzog non approvava l'operato di Treadwell. Questo si evince da diverse frasi pronunciate all'interno del film. Ma, durante la realizzazione, è riuscito comunque ad apprezzare un uomo morto per una causa, e l'ha omaggiato con un'opera commemorativa di grande valore. Una malinconia di fondo aleggia per tutta la pellicola, con musiche mai invasive, accompagnatrici perfette in questo viaggio verso un sogno, con una country ballad finale come Coyotes degna di nota. Difficile rimanere impassibili di fronte al racconto del ritrovamento dei corpi di Tim e della sua giovane assistente, squartati ferocemente e divorati da un enorme orso. E di fronte alla reazione di Herzog che, ascoltato il nastro audio che aveva ripreso l'accaduto, si impressiona al punto da sfiorare il pianto, e consiglia a un'amica di Tim di buttarlo via, come fosse un fantasma da esorcizzare. Una sottile pressione psicologica ripercorre ogni singolo istante, e ci mostra i lati più umani dell'Uomo Grizzly, i suoi momenti di sconforto e depressione all'interno delle foreste dell'Alaska, sotto tempeste e alluvioni, ma sempre con la forza di resistere alle avversità per difendere i suoi "amici" orsi. Ognuno con un suo nome, una sua storia. E come dimenticarsi di Spirit, la tenera volpe che divenne compagna di viaggio dell'esploratore, un vero e proprio appiglio per un uomo così distante da ogni razionalità di logica. Come non rimanere incantati da quella natura incontaminata, da quei paesaggi fantastici nella loro reale verità: fiumi e boschi, montagne ghiacciate, e in mezzo, loro, gli animali, veri co-protagonisti, tra lotte e accoppiamenti, ricerca di cibo e buffi bagni al fiume. E' un omaggio sì a Treadwell, ma anche a quella natura che voleva così fortemente difendere.

Treadwell furore di Dio

Chi ha presente il carismatico condottiero conquistatore interpretato da Klaus Kinski in Aguirre, Furore di Dio? Beh, Treadwell a grandi linee lo può ricordare. Solo che il primo, magistralmente interpretato da un Kinski in stato di grazia, capace di donare sfumature uniche al suo personaggio, era comunque di finzione, seppur ispirato alla storia. Con Treadwell ci troviamo invece davanti a un uomo così vario e unico nelle sue sfaccettature da sembrare un attore. Esagerato, sopra le righe, capace di dare sfogo a pensieri assurdi attraverso torpiloqui impensabili, perfezionista nel girare e rigirare le scene. Come quella in cui comincia a invocare tutti gli dei e le religioni esistenti, implorando una pioggia che possa salvare le vite degli orsi, minacciate da una siccità estrema, e miracolosamente la ottiene. Come riesca a risultare simpatico nella sua follia è qualcosa di inspiegabile, degna solo di uomini veri. Folle, esasperato, cercava di proteggere i suoi amici orsi, forse involontariamente mettendoli ancora di più in pericolo, rendendo loro familiare la presenza di umani. Presenza altrui che lui non poteva sopportare, tanto che si scagliava inveendo contro bracconieri e guardacacce, ricevendo anche minacce più o meno velate. Ma nella sua vita sempre ai limiti, pur non raggiungendo forse lo scopo che si era prefissato, ha comunque vissuto come voleva, aveva trovato il suo appiglio di felicità, e sapeva in cuor suo che prima poi il suo "amore" l'avrebbe condotto alla morte.

Edizione dvd

Prima di tutto bisogna sottolineare il fatto che il film è in lingua originale, inglese, accompagnato da sottotitoli in italiano. Il comparto video è per la maggior parte basato sulle riprese in digitale girate da Treadwell, con una qualità altalenante, ma comunque stupefacenti nei contenuti. Il suono è discreto, ma come detto il comparto audio non è di grande importanza in un film di tale genere, se si esclude qualche azzeccata musica di sottofondo.
Tra gli extra troviamo una lunga intervista a Ghezzi (Fuori Orario di notte su Rai 3 dice nulla?). Interessante anche un mini speciale sul binomio Herzog - documentari.

Grizzly Man La storia di un uomo, la storia della natura selvaggia e incontaminata. Un documentario toccante, che riesce a raccontare l'esistenza di un uomo sempre al limite senza risultare patetico o stucchevole, e ci mostra paesaggi splendidi in cui gli orsi e altri animali vivono allo stato brado. Un documentario che è un film, con un protagonista involontario che riesce ad essere più cinematografico di qualsiasi attore. Tra interviste a chi lo conosceva e commenti di Werner Herzog, ci viene offerta un'attenta disamina della forza prorompente e brutale, allo stesso tempo bellissima, della Natura. L' edizione dvd non fa gridare al miracolo, ma la bellezza delle immagini basta da sola per consigliarne l'acquisto.

7

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