Recensione Grindhouse - A prova di morte

L'omaggio all'exploitation e ai road movie '70s di Quentin Tarantino

recensione Grindhouse - A prova di morte
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Che sia piaciuto o meno, bisogna dire soltanto grazie al progetto Grindhouse partorito dalla storica coppia di buddy friends Tarantino & Rodriguez, fosse anche solo per alcuni dei titoli sviluppati in futuro basandosi sui semplici trailer d'apertura e diventati vere e proprie chicche b-movies come il dittico (e speriamo trilogia sia) di Machete o il più sottovalutato Hobo with a shotgun. E pensare che i due mediometraggi che formavano la partitura originale dell'operazione hanno riscosso un vero e proprio fiasco ai botteghini statunitensi, tale da far optare la distribuzione estera a fare uscire i due film come entità separate, intitolate in Italia rispettivamente Grindhouse - A prova di morte e Planet terror. Il flop d'Oltreoceano, nonostante la fama di registi di culto che i due autori si portavano dietro, è in buona parte da un imputare alla diffusa ignoranza nel grande pubblico di oggi verso il cinema passato, in questo caso riguardante il roseo periodo della exploitation, genere in gran voga (soprattutto negli States) negli anni '70. E a differenza dell'episodio di Rodriguez, che aveva comunque uno stile horror vagamente più assimilabile anche dalle generazioni odierne, quello di Quentin Tarantino vive e respira senza sosta della atmosfere da road-movie "trash" d'annata.

Faster, Pussycat! Kill! Kill!

In Grindhouse - A prova di morte la bella e giovane modella Jungle Julia è pronta a festeggiare il compleanno e il weekend con le migliori amiche in una villa sul lago di sua proprietà. Per far carburare al meglio la serata le ragazze decidono di andare a divertirsi al Texas Chili Parlor. Sin dalla partenza per il loro viaggio però le ragazze sono seguite da una Chevy Nova nera del'71, guidata da Stuntman Mike McKay, un'ex-controfigura sfregiato in volto. Qui l'uomo, che osserva con una certa cupidigia Julia e le sue compagne di baldoria, accetta a fine serata di dare un passaggio alla svampita Pam, rimasta a piedi. La sua inquietante macchina nera, realizzata appositamente per girare le scene più pericolose dei film, è etichettata dal suo proprietario come "a prova di morte". Peccato che Mike sia in realtà un folle psicopatico che, spingendo al massimo l'acceleratore, finisce per uccidere Pam facendola sbattere ovunque contro le sporgenze dell'abitacolo. Ma è solo l'inizio, e poco dopo lo stuntman insegue il mezzo di Julia e delle sue amiche coinvolgendolo in un terribile scontro frontale nel quale le ragazze perdono la vita mentre lui, pur riportando gravi ferite, sopravvive. Qualche mese dopo, ripresosi dai traumi dell'incidente-omicidio, Mike torna a "caccia" di vittime, non sapendo però che le sue nuove prede designate saranno un osso molto più duro da rosicchiare...

Death Proof

"Donne e motori, gioie e dolori" cita un vecchio, ormai sorpassato, detto nostrano. E i dolori li scoprirà a suo spese il folle sadico interpretato da un azzeccato Kurt Russell, unico e, almeno apparente, maschio alfa della pellicola. Grindhouse - A prova di morte è uno di quei lavori che riescono a Tarantino senza troppa fatica: una reinvenzione gustosa di mood e citazioni dai film che hanno segnato la sua formazione cinefila, operazioni ben già rodate e costruite della sua fortunata filmografia. Un'elevazione raffinata di quel cinema basso spesso malvisto dalla critica e invece adorato dal pubblico che permette al cineasta di giocare coi generi e optare per scelte registiche e visive che rimandano appunto alle ispirazioni d'origine. Ed ecco così che per tutta la prima parte la visione vive su giochetti d'epoca, con fulminee zoomate e improvvisi stacchi, per poi evolvere verso uno sguardo più moderno nella seconda, in contemporanea con l'entrata in scena delle vere badass girl della storia. E a cambiare sono anche le atmosfere: se all'inizio si gioca su una rozzezza lessicale nei dialoghi spinti pronunciati dalle malcapitate vittime sacrificali, optando su un erotismo casto e torrido al contempo, da metà in poi vi è una netta virata in progredire verso una componente action forsennata e adrenalinica che esplode ruggente come il rombo dei motori. Ed è qui a salire in cattedra, oltre alla dinamica regia "automobilistica" di Tarantino (gli inseguimenti sono girati con solida ed inventiva fermezza), l'abilità da stuntgirl di Zoe Bell, da sempre utilizzata dal regista come controfigura di Uma Thurman e qui "lanciata in corsa" (in tutti i sensi) verso un ruolo da protagonista. E se a lei spettano le sequenze più coraggiose e incoscienti (girate ovviamente da lei stessa), a sprizzare sensualità da ogni poro ci pensano le sue colleghe, in primis Rosario Dawson e Vanessa Ferlito, impegnata quest'ultima in una scatenata lap dance difficile da dimenticare per il pubblico maschile.

Grindhouse - A prova di morte Segmento espanso del progetto a quattro mani realizzato insieme a Robert Rodriguez, Grindhouse - A prova di morte è il riuscito, divertito e divertente omaggio di Quentin Tarantino ai road movie e all'exploitation degli anni '70. Con citazioni, verbali o meno, di classici come Punto zero e Fuori in sessanta secondi, e un omaggio ben più che fine a se stesso alle modalità registiche dell'epoca, il film vive su un mix di erotismo e azione adrenalinica, tra istinti pulp e furiosi inseguimenti automobilistici, con un gruppo di "pupe" da sballo e un istrionico e schizzato Kurt Russell "beato" tra le donne.

7

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