Recensione Green Room

Una band punk in tour per l'America si ritrova ostaggio di un gruppo di neo-nazisti in Green Room, teso e violento thriller diretto da Jeremy Saulner.

recensione Green Room
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Pat, Sam, Reece e Tiger sono i membri dei The Ain't Rights, un gruppo musicale punk in tour per l'America. Dopo l'ultima data meno redditizia del previsto e quasi completamente al verde, la band accetta di suonare in un locale isolato nei pressi di una foresta, ignorando che questi sia il luogo di ritrovo di una confraternita di nazi skinhead. Nonostante qualche provocazione dal parte del gruppo (che esordisce con un pezzo avente nel ritornello la strofa "Nazi punks, fuck off") il concerto si conclude nel migliore dei modi, almeno fino a quando poco prima di ritirare la paga concordata, Sam si accorge d'aver dimenticato il telefono nella stanza adibita a camerino e, tornata per riprenderlo, vi trova il cadavere di una giovane ragazza. I The Ain't Rights vengono così momentaneamente bloccati dagli addetti della sicurezza all'interno della stanza, mentre i proprietari decidono il da farsi attendendo gli ordini del boss Darcy, leader dei neo-nazi, che ritiene ormai l'unica soluzione possibile sia quella di eliminarli in quanto scomodi testimoni.

Hey ho, let's go!

Ultimo film ad essere distribuito (Oltreoceano) prima della recente scomparsa di Anton Yelchin, Green Room è la perfetta evoluzione, nello stile e nei contenuti, della carriera registica di Jeremy Saulnier, autore solo due anni prima del sorprendente Blue Ruin (2013). Un thriller ansioso e violento sconfinante in più passaggi con l'horror psicologico che mette al centro della vicenda una giovane band punk nella classica fase on the road che è ben consona a tanti gruppi underground. Si intuisce ben presto che però qualcosa non andrà come previsto sin dall'arrivo nel locale isolato in mezzo alla foresta e il coraggioso ma inutile masochismo dimostrato con la canzone anti-nazi suonata in apertura confermava in pieno la prima impressione; è però una banale dimenticanza a trascinare i Nostri in un vero e proprio incubo, ambientato per la maggior parte della visione nella stanza verde del titolo. Le quattro mura diventano così sia luogo di potenziale sicurezza ma allo stesso tempo claustrofobica prigione, con l'insidia maggiore di avere un potenziale e pericoloso ostaggio al suo interno, mentre al di fuori i "predatori" attendono senza troppa fretta di eliminarli con calma. Saulnier è bravo nel gestire l'estrema dose tensiva, con risvolti non banali e beffardamente ironici che nel finale vedono addirittura Sam e Amber (reclusa anch'essa in quanto amica della ragazza deceduta e presente al decesso), in preda ad una sana ma consapevole follia di sopravvivenza, sporcarsi il viso come i soldati in missioni di guerra. Perché in fin dei conti proprio di guerra si tratta, una guerra di nervi e di ideali tra due gruppi contrapposti che vedono rispettivamente interpreti dei principali "leader" la coppia Yelchin - Imogen Poots (bella e brava) e uno spietato Patrick Stewart. Vista una narrazione che riesce sempre a coinvolgere non privandosi di crudezze e brutalità di sorta, si dimenticano più facilmente alcuni risvolti parzialmente improbabili che rischiano di sminuire la verosimiglianza della vicenda, e i novanta minuti si rivelano intensi quanto basta.

Green Room Un gruppo punk in un tour on the road per le strade americane si trova testimone di un omicidio e conseguentemente prigioniero di una confraternita neo-nazista in Green Room, ispirato e violento thriller di Jeremy Saulner, avente tra i protagonisti il recentemente compianto Anthon Yelchin. Ambientato quasi totalmente tra le quattro mura della stanza del titolo, il film vive su altissimi livelli di tensione emotiva e psicologica, non lesinando in una violenza sana e realistica che inquieta in più occasioni, trasformando la lotta per la sopravvivenza in un diabolico gioco del gatto col topo nel quale niente è più certo. Buone le performance del cast, ruoli secondari inclusi, con un Patrick Stewart che spicca di trattenuto magnetismo nella parte dello spietato villain.

7

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