Governance, la recensione del thriller Amazon con Massimo Popolizio

Michael Zampino dirige un thriller aziendale sui limiti degli scrupoli umani con due grandi Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni.

Governance, la recensione del thriller Amazon con Massimo Popolizio
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Protagonista della storia di Governance - Il prezzo del potere è Renzo Petrucci (Massimo Popolizio), un top manager di una delle quattro più importanti multinazionali petrolchimiche italiane che ha scalato i ranghi dell'azienda con grande disinvoltura, ottenendo appalti e contratti anche prestigiosi sfruttando metodi probabilmente ai limiti del legale. Le sue origini sono comunque umili e viene da un piccolo paese di pochi abitanti, anche se non si sente per nulla legato alle proprie radici. Conosce però da tempo Michele (Vinicio Marchioni), sue vecchio amico d'infanzia e meccanico di fiducia a cui ha promesso in gestione una stazione di servizio di proprietà della Royal, la multinazionale per cui lavora.

Lo porta quindi con lui a fare sopralluoghi e ispezioni e gli rivela diversi trucchi del mestiere così da fargli ottenere il lavoro, ma qualcosa cambia profondamente nella sua vita quando l'azienda decide di licenziarlo e sostituirlo nel suo ruolo dirigenziale con una giovane manager francese aperta all'ecosostenibilità. Renzo non lo accetta e comincia a perdere la testa, invitato alla calma anche da Michele, ma questo non servirà a impedirgli di intraprendere una strada pericolosa al buio di qualsivoglia morale, e tutto per riconquistare il potere perduto.

Giallo aziendale

Il perno centrale di Governance sono i suoi due protagonisti così diversi eppure vicini. Renzo è un vero predatore aziendale, noncurante delle conseguenze soprattutto per il suo modo di attaccare alla giugulare l'obiettivo, ottenendo sempre il risultato sperato pur lasciando qualche traccia d'illegalità. Popolizio è la scelta perfetta per il ruolo grazie al suo sguardo minaccioso e un'espressività e un sorriso che sanno nascondere quando vogliono tanta perfidia e malizia. È un interprete che qui si muove costantemente in abito e camicia elegante ma non sempre anche in giacca e cravatta, probabilmente per donare a Renzo quell'aria spavalda che lo avvicina alle sue origini popolari, disinteressato all'estetica (anche se curato) e molto più innamorato del potere, narcisista per le sue stesse abilità manageriali. Popolizio regala una performance tutta nostrana che guarda al Gordon Gekko di Wall Street e quella stessa sicurezza ferina figlia di una connaturata consapevolezza di sé, senza scrupoli nonostante appaia poi come un padre amorevole a interessato e un amico fidato. Parafrasando Luther King, il limite del suo rispetto e della sua fiducia finisce dove inizia l'egoismo e il tradimento degli altri, e in questo senso il suo altruismo è sempre legato a un rapporto do ut des, di dare e avere, opportunistico anche se apparentemente affettuoso.

Michele è invece un ingenuo meccanico con il sogno di un lavoro più stabile e guadagni più semplici, motivo che lo avvicina a Renzo. Al contrario dell'amico ha però una coscienza morale molto più sviluppata nonostante sia stato anche in carcere per rapina a mano armata, ma questo non gli impedisce di soffocare le sue lacrime e i suoi pensieri per ottenere ciò che desidera.

È forse la vicinanza di Renzo a rovinarlo, ma comunque anche l'interpretazione di Marchioni è davvero ottima, una sorta di protagonista ai margini malleabile come pongo da chi è invece al centro, fattore riscontrabile nel suo paradossale candore naif in aperto contrasto con il venefico cinismo del top manager.

Quando Governance entra nei dettagli economici del racconto funziona egregiamente grazie all'esperienza del suo regista, Michael Zampino, che è stato per 15 anni manager di una multinazionale petrolifera. Conosce insomma le dinamiche interne a questo mondo e le mette in gioco con estrema chiarezza e naturalezza, impalcando un giallo aziendale all'italiana di discreta scrittura.

Il problema principale del film, quello più evidente, è in un montaggio veloce e frammentato che sembra non guardare alla geometria filmica tra una scena e l'altra, che manca dunque di coesione cinematografica e coerenza in termini di editing, con tagli fin troppo netti e la mancanza di sequenze di correlazione che avrebbe aiutato non poco la fluidità e la qualità del racconto. In linea di massima, Zampino mette la sua esperienza manageriale al servizio di una carriera cinematografica che ha ancora bisogno di essere smussata agli angoli e lavorata a dovere, specie in senso tecnico (dato che la regia degli attori è decisamente riuscita), anche se Governance è al momento il suo film più diretto, personale e intrigante.

Governance - Il prezzo del potere Governance - Il prezzo del potere si rivela un discreto thriller aziendale, questo soprattutto grazie alla passata esperienza manageriale del suo autore, Michael Zampino, e alle ottime interpretazioni di Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni, rispettivamente uno squalo delle multinazionali petrolchimiche italiane e un meccanico di paese con il sogno di un lavoro sempre umile ma comunque più stabile. Non fosse per un montaggio incoerente e fin troppo frammentato e la totale mancanza di idee stilistico-cinematografiche, il film avrebbe potuto guadagnare punti e qualità in senso registico. Opta invece per una forma secca e classica che fa da sfondo alla vicenda e ai personaggi, ritenuti più importanti di tutto. Funziona nei limiti della sua sufficienza, elevato poco al di sopra di questa grazie al bel lavoro dei suoi protagonisti.

6.5

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