Gotti - Il Primo Padrino, la recensione del film con John Travolta

John Gotti, potente mafioso newyorkese di origini italiane, è al centro di questo controverso biopic diretto da Kevin Connolly.

recensione Gotti - Il Primo Padrino, la recensione del film con John Travolta
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John Gotti, newyorkese di nascita ma italiano d'origine, si trova in prigione per scontare una condanna quando riceve la visita del figlio, John Gotti Jr., il quale ha deciso di seguire le sue orme e rischia anch'esso un lungo periodo di reclusione dietro le sbarre.
In questo confronto all'interno della struttura carceraria, il genitore ha modo di ripercorrere la sua scalata al potere arrivando a comandare la famiglia Gambino, la più potente organizzazione criminale della città.
In Gotti - Il primo padrino, scopriamo come il mafioso abbia dovuto tradire amici e superiori per ottenere l'agognato successo, mantenendo fede ai suoi principi nonostante una vita non semplice segnata da una grave tragedia, la morte di un altro figlio perito in un incidente automobilistico quando era solo un bambino.

Nell'ombra del padre

A volte i disastri sono annunciati, altre meno. Gotti - Il primo padrino è uno di quei casi in cui tutto ciò che poteva andare storto è andato nel peggiore dei modi, nonostante la presenza nel ruolo principale di una star come John Travolta, per buona parte della visione ringiovanito o invecchiato da pesanti, e non del tutto convincenti, sessioni di make-up.
Il primo candidato alla parte era Al Pacino, in un progetto che nel corso degli anni ha visto l'abbandono della cabina di regia da parte di registi stimati quali Barry Levinson, Nick Cassavetes e Joe Johnston, fino ad arrivare alla poi definitiva scelta di Kevin Connolly, proveniente dal mondo televisivo e con solo due altalenanti lungometraggi per il grande schermo in carriera: Gardener of Eden - Il giustiziere senza legge (2007) e Dear Eleanor (2016).
L'immaturità del risultato conferma, purtroppo, la discontinuità di un cineasta non ancora pronto per un progetto così ambizioso, ispirato a una delle figure più controverse della criminalità mafiosa d'Oltreoceano, non tutte le colpe però sono da cercare nella spenta messa in scena e nella relativa direzione degli interpreti.
L'operazione palesa, sin dai primi minuti, una sceneggiatura improponibile, che tenta di condensare nell'arco di cento minuti l'intera vita del carismatico leader mafioso, affidandosi a una serie di flashback e salti temporali che, complice un montaggio "da mal di testa", rendono la storia sempre più confusa e priva di pathos.

Un biopic ambiguo

Nonostante l'impegno di Travolta, il protagonista risulta solo una figura abbozzata e per di più mitizzata in senso ambiguo, basti osservare le interviste di repertorio prima dei titoli di coda a persone comuni che spendono lodi per il criminale, scelta molto (e giustamente) criticata dalla stampa americana.
Vero è che i diritti per raccontare la vicenda sono stati comprati dal figlio Gotti Jr. nel 2009, probabilmente con qualche clausola narrativa concessagli, ma il ritratto stesso dell'organizzazione mafiosa, ancora basata su valori etici e morali, appare decisamente fuori dal tempo. Gotti - Il primo padrino manca in ogni caso di un qualsiasi respiro epico, ponendosi come un mal riuscito collage di situazioni che scorrono veloci e prive del necessario slancio emotivo, tra figure secondarie che scompaiono d'improvviso senza motivo e rare sequenze d'azione a imporre maggiore verve al racconto, impresa miseramente fallita.
Lo stesso si può dire per le scialbe fasi processuali, totalmente svuotate di tensione, lo spettatore diventa così solo elemento passivo in balia degli interminabili eventi che conducono al succitato e controverso finale. Nonostante un tentativo parzialmente fraudolento di innalzare le recensioni positive da parte del pubblico su Rottentomatoes (dove la pellicola riporta ancora oggi uno 0% dei pareri critici), il botteghino a stelle e strisce ha decretato ulteriormente il fiasco dell'operazione.

Gotti - Il Primo Padrino John Travolta è John Gotti, potente mafioso di origini italiane scomparso nel 2002, in questo scialbo biopic che tenta di scavare nel privato e nel pubblico dell'uomo dietro il criminale, fallendo miseramente sia nel raccontare la scalata al potere nel clan Gambino, sia nel tentare di dare un volto umano, di genitore e marito modello, a una figura così scomoda e controversa. Il già ambiguo sguardo accondiscendente nei confronti del protagonista non tenta mai un respiro epico e le traversie produttive sono ricadute non solo sull'acerba prova dietro la macchina da presa del regista Kevin Connolly, anche su una sceneggiatura, e relativo montaggio, costruita su uno spento alternarsi di passaggi chiave che impediscono alla storia di crescere con la giusta profondità. Gotti - Il primo padrino latita di istinti emozionali e di genere in egual misura, lanciando con le idolatranti interviste dedicate a questa scomoda personalità nei minuti finali l'ennesimo, discutibile messaggio di un'operazione nata sotto i peggiori auspici, i quali sono stati tutti ampiamente rispettati dalla pessima messa in scena.

4

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