Recensione Goodnight mommy

Veronika Franz e Severin Fiala confezionano con Goodnight mommy un horror psicologico che, basato su tre soli personaggi, guarda sia al cinema di Michael Haneke che a quello di M. Night Shyamalan.

Recensione Goodnight mommy
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È al fianco della Veronika Franz moglie e collaboratrice di Ulrich Seidl - autore di Canicola (2001) e della chiacchierata trilogia costituita da Paradies: Liebe (2012), Paradies: Glaube (2012) e Paradies: Hoffnung (2013) - che Severin Fiala debutta nella regia del lungometraggio tramite Ich, seh, ich seh (2014), internazionalmente conosciuto con il titolo Goodnight mommy.
Del resto, interpretata da Susanne Wuest, è una mamma dal volto fasciato perché appena rientrata da un intervento chirurgico quella che troviamo al centro della quasi ora e quaranta di visione e che, fin dal suo ritorno nella casa di campagna dove vive insieme ai due figli gemelli di dieci anni Lukas ed Elias, ovvero Lukas ed Elias Schwarz, non manca di manifestare comportamenti piuttosto strani.
Infatti, non solo si mostra rigida e distante, ma, oltre a trattare i due ragazzini in maniera diversa l'uno dall'altro, pretende che venga rispettato il silenzio assoluto, che nessuno le faccia visita e che le tende rimangano chiuse per far sì che eviti la luce.

Tutto su nostra madre


Non tarda, di conseguenza, a scattare la molla della curiosità nello spettatore interessato a capire cosa sia accaduto alla donna, nei cui confronti i due giovanissimi protagonisti nutrono il forte sospetto che non si tratti della loro vera genitrice, tanto da arrivare a farla prigioniera per sottoporla a lunghi interrogatori.
Si è trasformata in una vampira? È una malvivente che ha preso il posto della madre? È una creatura venuta da un altro pianeta? È la stessa, ma semplicemente posseduta da qualche oscura entità ultraterrena?
Tra apparente quiete rurale, lenti ritmi di narrazione e nenie infantili che offrono occasionalmente il loro inquietante contributo, sono tante le domande che sorgono spontanee nel corso della prima parte dell'insieme, improntata in maniera principale sull'accumulo di tensione per condurre in maniera progressiva verso la seconda, maggiormente improntata sulla violenza.
Perché, man mano che risulta facile avvertire una forte influenza da parte della fredda estetica di Michael Haneke (in particolar modo da Funny games), austriaco come le due personalità che si trovano qui dietro la macchina da presa, è impossibile non pensare al cinema dell'indiano trapiantato a Hollywood M. Night Shyamalan nell'assistere ad una vicenda costruita su una lunga attesa mirata a condurre ad un inaspettato twist ending. Vicenda che si rivela, in fin dei conti, un horror psicologico non esaltante ma neppure disprezzabile e che, prima della sua sufficientemente spiazzante conclusione, non manca di sfiorare i connotati del torture porn, con tanto di labbra incollate grazie all'utilizzo di attaccatutto.


Goodnight mommy L’estrema rappresentazione della destabilizzazione e conseguente distruzione della famiglia secondo Severin Fiala e Veronika Franz, moglie del cineasta Ulrich Seidl. Con la freddezza tipica della celluloide di produzione austriaca e, in particolare, di determinati lavori di Michael Haneke, Goodnight mommy si struttura su una lunga e lenta attesa per sfiorare i connotati del torture porn e condurre ad un inaspettato epilogo tutt’altro che privo di crudezza e ferocia. Niente di particolarmente eccezionale, pur essendosi aggiudicato il Méliès d’or come miglior lungometraggio presso l’edizione 2015 del Festival Trieste Science+Fiction.

6

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