Recensione Good - L'indifferenza del bene

Viggo Mortensen è un professore al servizio del Reich

recensione Good - L'indifferenza del bene
Articolo a cura di

Dopo due anni in attesa, e un'inizialmente prevista uscita nelle sale poi smentita, arriva in Italia Good (che qui da noi si è guadagnato il sottotitolo L'indifferenza del bene), pellicola del 2008 diretta dall'austriaco (ma dalle evidenti origini brasiliane) Vicente Amorim, autore fino ad allora di pellicole per lo più confinate al territorio carioca. Tutt'altra atmosfera per questo film, che pone l'ennesimo sguardo sulla Germania nazista, vista da un'ottica culturale che non ne nasconde comunque le nefandezze. Sempre pronto a nuove sfide, Viggo Mortensen ha accettato senza troppi problemi il ruolo di protagonista, forse tra i pochi motivi che hanno permesso al film di ricevere un pò di interesse da parte di pubblico e stampa. Ad affiancare l'eclettico artista (attore è riduttivo, vista la sua poliedricità in vari settori), troviamo nomi più o meno conosciuti come Jason Isaacs (la saga di Harry Potter), Mark Strong (Stardust, il prossimo Lanterna verde) e Jodie Whittaker. Fa un pò sorridere, ma non è certo una novità, la pressochè totale assenza di interpreti germanici in un lavoro ambientato in landa teutonica ma si sa, le vie del Cinema sono infinite.

Good German

Germania, anni '30. John Halder (Viggo Mortensen) è un brav'uomo con dei gravi problemi in famiglia. La madre soffre di demenza senile, mentre la moglie dalla quale ha avuto due figli, ha problemi di nervi. John lavora come professore di letteratura nella sua città, ma il suo lavoro e le sue idee sono messi a rischio dall'incombente fuoco del nazismo, che inesorabilmente sta contagiando i tedeschi. Decide così di scrivere un libro pro-eutanasia, nel quale getta tutte le sue frustazioni, e racconta della storia di un uomo che, per amore della moglie malata, la uccide. Finisce anche per innamorarsi di Anne (Jodie Whittaker), una sua giovane e bella studentessa e manda così all'aria il suo matrimonio separandosi dalla moglie. Nel frattempo il suo libro è arrivato all'attenzione del Fuhrer, colpito così tanto dalla storia da convocare John e offrirgli un incarico culturale nella nuova società nazista. Questo però mette inesorabilmente John contro il suo psicoanalista, nonchè miglior amico, Maurice (Jason Isaacs), che essendo ebreo vede vicina la sua fine, e gli chiede aiuto per fuggire all'estero.

Un nazismo appassito...

Amorim scegli di osservare con uno sguardo asettico e sin troppo formale la nascita di una piaga ideologica come quella nazista. La reale drammaticità degli eventi sembra restare in secondo piano rispetto alle vicissitudini personali del protagonista, sin troppo ancorato ai suoi problemi e sempre speranzoso di poter cambiare le idee più estremiste del nazismo, andando però ovviamente a cozzare con la crudeltà di chi gli si trova intorno. Un uomo fuori dal mondo che lo circonda, quasi un essere utopico costretto a cedere di fronte alla disillusione e all'inutilità del suo agire, e che solo alla fine comprende l'ineluttibilità del destino il cui movimento condanna un intero popolo. Il film, diciamolo, si poggia completamente sul suo protagonista, un Mortensen bravo (ma non eccelso come altrove) che si cala alla perfezione in un personaggio difficile, un uomo onesto alle prese con una realtà di barbaria cui, per paura e istinto di sopravvivenza, è portato ad appoggiare silenziosamente. Il centro narrativo più intenso del film, il rapporto con l'amico ebreo, è tratteggiato purtroppo superficialmente, e non permette di appassionarsi completamente alla vicenda, che scorre non senza qualche sbadiglio. Ma è un leit motiv che circonda un pò tutta la fase realizzativa, che forse penalizzata dal basso budget, non riesce mai a ricreare adeguatamente l'atmosfera e i cambiamenti del periodo. Scenografie scarne, ambientazioni ridotte e una regia sin troppo formale, quasi di stampo televisivo, relegano Good a pellicola "di cassetta" e, forse una volta tanto, la sua uscita diretta in home video non è stata un male. Amorim affonda la sua visione del Cinema in semplice veste di osservatore, senza mai lanciare un guizzo o una soluzione registica che permetta al film di emergere, e anche i momenti più cupi e drammatici peccano di emozione, che traspare invece dagli occhi fissi e increduli di Mortensen, alla fine dei conti unica nota positiva del film. Di film sul nazismo se ne sono visti a non finire, e di qualità assai maggiore se ne contano parecchi. Good a dispetto del titolo è una pellicola con più infamie che lodi, da consigliare solo ai fan dell'attore americano, qui per altro nemmeno doppiato dal fidato Pino Insegno.

Good - L'indifferenza del bene Costruire una storia sul nazismo privandola quasi totalmente di pathos e intensità è una scelta senza dubbio controproducente, e questo purtroppo è il destino toccato a Good. Non basta un bravo Mortensen a salvare un film dalle grandi potenzialità, cui Amorim nel suo osservare la nascita del nazismo si cala troppo negli occhi dello spettatore e poco in quelli di regista.

5

Quanto attendi: Good - L'indifferenza del bene

Hype
Hype totali: 0
ND.
nd