Goldstone - Dove i mondi si scontrano, la recensione del film di Ivan Sen

Nel sequel di Mystery Road (2013), il detective Jay Swan arriva nella cittadina mineraria di Goldstone per indagare sulla scomparsa di una ragazza cinese.

recensione Goldstone - Dove i mondi si scontrano, la recensione del film di Ivan Sen
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Tre anni dopo aver scoperchiato un giro di corruzione nella cittadina natale di Winton, il detective indigeno Jay Swan viene mandato ad indagare sulla scomparsa di una ragazza asiatica, le cui ultime tracce conducono al paesino minerario di Goldstone. Il luogo, inospitale e in pieno territorio desertico, è dominato dalle logiche della compagnia industriale, con la sindaca Maureen e il boss della società invischiati in giri sporchi pur di mantenere lo status quo e la situazione di potere.

Il giovane Josh, unico poliziotto locale, sospetta da tempo che vi siano affari poco chiari ma per non compromettere la propria carriera chiude un occhio sul malaffare che lo circonda. L'arrivo di Jay sembra però smuovere in lui l'orgoglio represso e insieme l'inedita coppia inizia a rovistare nel marciume, scoprendo un traffico di prostituzione illegale.
In Goldstone - Dove i mondi si scontrano la resa dei conti dovrà passare per sacrifici e scoperte dolorose, all'interno di un contesto dove le varie culture in esso presenti si troveranno a scegliere tra il tornaconto personale e il risveglio della loro identità.

Non è un paese per giusti

Tutto ebbe inizio nel 2013 con Mystery Road, efficace thriller "di frontiera" che trasportava in un mondo dominato dal dio denaro e nel quale si muoveva come iconico anti-eroe noir il personaggio di Jay Swan, detective aborigeno interpretato da Aaron Pedersen. Ora il regista australiano, ma di origini native, Ivan Sen, già autore dell'originale, torna sul luogo del delitto proponendo una nuova avventura del protagonista, che divide ora la scena con un più giovane poliziotto (l'altrettanto convincente Alex Russell): l'inedita coppia si troverà al centro di un intrigo legato alla corruzione, nella cittadina mineraria di Goldstone, in pieno deserto.

Un'ambientazione che si adatta ottimamente alle atmosfere torride e torbide del racconto, magnificamente catturata dalla fotografia e gestita sapientemente dalle mani del cineasta, abile a trasmettere quel senso di ineluttabile impotenza che circonda tutte le pedine in gioco, quelle negative incluse, e a infondere un piacevole senso di misticismo nell'omaggio alle tradizioni e credenze locali.

Un mondo al tramonto

Goldstone - Dove i mondi si scontrano riporta alla mente sentori di passati cult a tema come Cuore di tuono (1992) e The Proposition - La proposta (2003), con la riscoperta delle origini e il confronto tra i vari ceppi razziali (dai nativi all'uomo bianco fino alla tratta di schiave cinesi) all'interno di un sottobosco dove nulla pare destinato a cambiare; l'arrivo di un elemento estraneo e contemporaneamente appartenente a quei luoghi genera una serie di eventi destinati a finire nel sangue, con un finale di matrice dichiaratamente western in cui la svolta action si affida a dinamiche tanto sobrie e razionali quanto robuste e avvincenti.

Le ottime scelte di casting riguardano anche i personaggi secondari, con volti e caratteristi conosciuti del cinema locale come Jacki Weaver (la subdola sindaca), David Wenham e David Gulpilill, permettono di disegnare uno sfondo variegato e ricco di fascino anche nei suoi risvolti più amari, e la parziale lentezza della prima parte si carica di una tensione sotterranea pronta ad esplodere definitivamente nell'ultima mezzora, come nella miglior tradizione rurale del genere. Per un poliziesco capace di unire la corretta rudezza tipica del filone ad un substrato emotivo ricercato e ricco di sfumature.

Goldstone - Dove i mondi si scontrano Tra western moderno e dramma razziale sulla riscoperta delle proprie origini, Goldstone - Dove i mondi di scontrano si propone come un interessante affresco di genere nel quale una piccola cittadina mineraria nel cuore dell'outback australiano fa da sfondo ad un incrocio di popoli e culture e nella quale la corruzione sembra essere l'elemento dominante e inattaccabile, almeno fino all'arrivo di un forestiero che funge quale imprevedibile mina vagante. Sequel del già convincente Mystery Road (2013), il film riporta su grande schermo l'iconico detective di origini aborigene (così come il regista e sceneggiatore Ivan Sen) interpretato da Aaron Pedersen, affiancandogli un giovane poliziotto pronto a riscattarsi dopo anni di stagnazione e indifferenza. Le quasi due ore di visione si appoggiano ad un'atmosfera in costante fibrillazione dove la tensione è in continuo crescendo, con il suggestivo contorno ambientale magnificamente immortalato dalla fotografia e un efficace numero di figure secondarie a rendere più amara e torbida questa storia di giustizia ad ogni costo in una realtà dominata dal denaro, metafora perfetta di una situazione a livello globale.

7

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