Godzilla vs Kong, la recensione del crossover del MonsterVerse

Arriva in Italia lo scontro tra Titani più atteso dell'anno, una miscellanea di mostri e sci-fi contenutisticamente blanda ma assolutamente spettacolare.

Godzilla vs Kong, la recensione del crossover del MonsterVerse
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La fine dell'apocalittico scontro tra Godzilla e Ghidorah in King of the Monsters terminava con "l'incoronazione" del Predatore Alpha come assoluto sovrano dei Titani, con quell'immagine goyana e ricca di senso del sublime di tutti i mostri che si inginocchiavano davanti a lui, sulle macerie di una delle più grandi metropoli della civiltà umana. La fuga di migliaia di superstiti da Boston e quell'incalcolabile distruzione globale lasciavano presagire un futuro sinceramente più catastrofista per il mondo, cosa che invece nel Godzilla vs Kong di Adam Wingard - sequel diretto del titolo di Michael Dougherty - non vediamo. Il risveglio in massa dei Titani ha infatti costretto l'umanità a un salto tecnologico significativo, oltre a delle scelte di convivenza forzata con questi mastodontici esseri ormai liberi di calpestare la Terra. Al fianco della Monarch, in contesto, in cinque anni comincia ad acquisire potere e successo la Apex Cybernetics, multinazionale i cui avamposti vengono misteriosamente attaccati e distrutti da un furibondo Godzilla, le cui azioni cominciano a preoccupare non poco l'umanità, considerato ormai dall'opinione pubblica non più alleato ma vera minaccia.

Kong nel frattempo è tenuto sotto osservazione sull'Isola del Teschio, all'interno di una cupola artificiale che replica il suo habitat all'interno della quale viene studiato da vicino dalla dottoressa Ilene Andrews. Quando la Apex decide di rivolgersi al Dottor Mark Russell (Alexander Skarsgard) per raggiungere la Terra Cava, quest'ultimo ritiene che sia proprio Kong a poterli guidare fino a quell'ecosistema vicino al nucleo del mondo, chiedendo dunque alla Andrews di "prestarglielo" per questa missione. C'è solo un problema: anche Kong è un Titano ed è probabile che attirerà un già imbestialito Godzilla per una questione di supremazia territoriale, ma come dice sempre la Andrews "Kong non si piega a nessuno". Ed è così che lo scontro è servito.

La parte umana

Come abbiamo già sottolineato nel nostro approfondimento sul MonsterVerse, il progetto cinematografico targato Legendary Pictures e Warner Bros. è arrivato con questo atteso crossover a un punto di svolta importante, mettendo la parola fine a un primo macro-arco narrativo, diciamo pure d'origini, e gettando le basi per il futuro del franchise. Il film di Adam Wingard è una miscellanea di stili, virtuosismi ed errori in senso ampio, nel concept, nella forma e nella sostanza, pur riuscendo a emergere in modo straordinario rispetto ai precedenti capitoli della saga per quanto riguarda l'azione.
Partendo dalla storia, il problema è sempre lo stesso: la parte umana del racconto. È un qualcosa di connaturato nello sviluppo di storie così snaturate di veridicità, ma di fatto l'intera componente di personaggi che contornano gli scontri e i percorsi dei due Titani protagonisti risulta sempre e puntualmente problematica. Non c'è un giusto approfondimento e nessun interesse reale per la loro sorte: più un pretesto di protagonismo che altro, utile come spinta narrativa alla storia, per sottolineare l'ormai canonico dualismo tra bene e male, per mettere a confronto la parte sana e quella corrotta dell'umanità. A nulla è servito prendere interpreti premiati e di spessore come Rebecca Hall o Alexander Skarsgard, i cui sguardi e performance non restituiscono né profondità né emozioni, mentre più riuscito è il comic relief del lanciatissimo Bryan Tyree Henry nei panni di un complottista anti-Apex che collabora con la Madison Russell di Millie Bobby Brown.

A dire il vero, guardando all'universalità della storia in sé, è direttamente la sceneggiatura di Eric Pearson a essere paurosamente superflua ma sostanziale ai fini del racconto, e questo risulta evidente dagli spunti abbozzati e dalla velocità della successione cinematografica degli eventi, nonché dai macchiettistici villain.

Nonostante tutto, si tratta di un passo in avanti rispetto a Godzilla II: King of the Monsters e qualcosa di più vicino a Kong: Skull Island. La verità è però che in un film intitolato Godzilla vs Kong poco importa l'approfondimento psicologico della parte umana, motivo per cui andrebbe il più possibile eliminata se l'intenzione e il focus risiedono altrove, elemento che purtroppo da sette anni a questa parte sembra però molto importante per Warner e Legendary, almeno in senso pretestuoso. In un crossover di appena due ore che deve mostrare quanto promesso nel titolo, comunque, con tempi e presenze percentualmente sbagliate.

La parte mostruosa!

Fortunatamente, tutto ciò che riguarda la presenza scenica dei due Titani, la regia dei combattimenti e la visione stilistica del film, è al contrario qualcosa di altamente spettacolare. Dicevamo sopra di un mix esplosivo: Adam Wingard è riuscito a unire il senso dell'estetica di Skull Island e King of the Monsters insieme, creando però qualcosa di unico all'interno del franchise del MonsterVerse, un altro titolo marcatamente figlio dell'estro e della volontà dell'autore scelto a dirigerlo. Tradotto in cinema, questo significa un appagante contrasto tra ecosistemi (naturali, urbani, alieni) ripresi o riprodotti su grande schermo con precise specificità, così da trasportare il pubblico in un viaggio che, seppur breve, risulta intenso, variegato e mai (davvero mai) ripetitivo.
Lo screen-time più significativo di Kong avrebbe forse preteso un'inversione di nomi nel titolo ufficiale, perché il vero protagonista del racconto è proprio lui. Godzilla è visto per buona parte del racconto come un nemico e le sue comparsate sono sporadiche e comunque meno accentuate in senso narrativo all'interno della storia, e questo perché c'è un mistero da svelare. L'idea è cristallina e l'approfondimento è tutto rivolto a Kong, che dall'Isola del Teschio viene precipitato in alto mare verso la Terra Cava.

Il suo viaggio in questo Mondo nel Mondo, predatorio e antico, è un qualcosa di estremamente potente nella sua sintesi cinematografica e concettuale, in grado di mostrare e inquadrare in poco tempo una sorta di pianeta alieno con flora e fauna del tutto sconosciute, dove il sopra è il sotto e viceversa, in una fotografia paesaggistica fantascientificamente impressionista e, come per King of the Monsters, sublime.

Meno d'impatto e articolato è il viaggio di Godzilla, come spiegavamo, che quando incontra l'avversario Kong, l'ultimo Titano in grado di minacciarlo, dà vita a degli scontri esagerati e soddisfacenti, da quello in alto mare mostrato nel trailer a quelli che occupano le bellezza di quasi 40 minuti, tutti inseriti nel terzo e ultimo atto del crossover. E parlando proprio di questo, confermandovi l'effettiva presenza di un vincitore nello scontro tra Godzilla vs Kong come dichiarato da Wingard, l'atto conclusivo del film è probabilmente l'apice sensazionalistico del MonsterVerse fino ad ora: chiassoso, coinvolgente, enorme, impressionante e mai remissivo nei confronti delle promesse fatte al pubblico.

Si tratta di una grande vittoria di Wingard e di un (lungo) momento di cinema di genere che avremmo davvero voluto vedere su grande schermo, in un'esperienza di visione condivisa che avrebbe accentuato l'effetto di straordinaria magnificenza di quegli scontri tra fiati atomici, asce giganti, neon di ogni colore e un mechagodzilla davvero minaccioso. Bisogna purtroppo accontentarsi di smart tv e divano, auspicando un glorioso futuro al prosieguo del franchise.

Godzilla vs Kong Godzilla vs Kong di Adam Wingard è una miscellanea in senso ampio di concept, virtuosismi ed errori già insediati nel MonsterVerse da anni, solo in grado di emergere rispetto al passato del franchise per quanto riguarda la chiarezza e la direzione degli scontri, che già dal titolo sono fattore primario del progetto. Non cerca la quantità ma la qualità, in questo senso, e i 40 minuti conclusivi del film risultano prova evidente della "visione d'azione" del regista, che crea per il grande schermo quello è che a mani basse l'acume sensazionalistico della saga, dove c'è un vincitore, un vinto ma anche il superamento di una condizione precedente, puntando al futuro del progetto. Peccato per la componente umana del racconto, che occupando comunque spazi e tempi molto importanti in un film di appena due ore di durata affossa a più riprese ritmo e spettacolarità del crossover.

7.5

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