Recensione Godzilla (1998)

Roland Emmerich e la sua rilettura yankee del Godzillosauro

recensione Godzilla (1998)
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Prima del convincente remake firmato Gareth Edwards, in sala proprio in questi giorni, il mito di Godzilla aveva già goduto di una "rivisitazione" a stelle e strisce nel 1998. E chi, se non il blockbuster/catastrofista Roland Emmerich, reduce dai grandiosi successi di pubblico (e insuccessi di critica) di Stargate e Independence Day, poteva snaturare nel peggiore dei modi la leggendaria creatura partorita dal genio di Ishiro Honda nel lontano 1954? Con a disposizione il non indifferente budget di 130 milioni di dollari (recuperati ampiamente col pur non esaltante incasso al botteghino worldwide di 379 milioni), e addirittura una presentazione di lusso al Festival di Cannes, il film ha ricevuto recensioni assai negative e ottenuto addirittura due razzie awards, rispettivamente per il peggior sequel / remake e per la peggior attrice non protagonista Maria Pitillo (Mariti imperfetti, After Sex). L'attrice (ben presto sparita dal cinema che conta) di origini italo/irlandesi è la pecca più grave di un casting almeno sulla carta dalle grandi potenzialità. Per interpretare infatti i personaggi principali vennero scelti attori di una certa fama come Jean Reno (Leon, L'immortale), Matthew Broderick (Glory - Uomini di gloria, Ladyhawke) e Hank Azaria (Heat - La sfida, Piume di struzzo). Naturalmente però la figura centrale sarebbe dovuta d'essere proprio il gigantesco "lucertolone"... ma il condizionale, più che d'obbligo, fu una vera e propria certezza.

Godzilla?

In una notte tempestosa un peschereccio giapponese viene affondato da quella che sembrerebbe essere una creatura dalle dimensioni colossali. Philippe Roaché, comandante dei servizi segreti francesi, si reca all'ospedale per interrogare l'unico sopravvissuto della sciagura, che pronuncia ripetutamente la parola Gojira. Nel frattempo i servizi segreti americani, per meglio comprendere cosa sia realmente accaduto, contattano il quotato biologo Niko Tatopoulos che, giunto su un'isola vicina al luogo del disastro, si trova dinanzi ad una gigantesca impronta del mostro. Quest'ultimo intanto, seguendo le correnti marine e i banchi di pesce, si appresta ad arrivare nei pressi di New York, scatenando il panico nella Grande Mela. Qui Tatopoulos e Roaché, con l'aiuto dell'ex-fidanzata del primo e di un reporter salito alla ribalta per aver filmato per primo la creatura, dovranno sfuggire alla furia distruttrice di Godzilla e cercare un modo di metter fine alla minaccia, mentre l'esercito getta in campo tutte le forze disponibili...Talmente pacchiano da aver avuto una dissacrante e sarcastica parodia nel nipponico Godzilla: Final Wars, il Godzilla versione Emmerich è un film che mantiene poco o nulla dello spirito originario della saga (a cominciare dalla silhouette della creatura, più simile ad un tirannosauro che all'iconografia classica), rivelandosi come un tipico giocattolone per il grande pubblico come spesso in voga a Hollywood. E se una discreta dose di spettacolo è garantita dai roboanti effetti speciali (vincitori del premio dedicato ai Saturn Awards) con una parzialmente convincente fase distruttiva infarcita da esplosioni a più non posso, palazzi che crollano e mezzi (aerei e terrestri) distrutti come moscerini dalla gigantesca creatura, i limiti del racconto e di sceneggiatura rimangono comunque evidenti. La storia, eccetto le fase iniziali, è quasi completamente incentrata su una sorta di caccia al topo nella quale però in questo caso il topo è molto più grande e pericoloso di chi lo insegue. Emmerich cerca di ibridare in qualche modo la componente più leggera, non priva di battute e passaggi ironici, destinata alle famiglie paganti, e quella più dark che però non emerge mai del tutto lasciando una sorta di amaro in bocca. Una banalità di fondo che soffoca la componente fantastica impedendole di esplodere, in una ricerca costante di distaccarsi dagli originali nipponici (come ha sostenuto lo stesso regista, non troppo appassionato) perdendo però quella intelligente ingenuità in ivi contenuta. Tra citazioni al suo ispiratore Spielberg, Emmerich costruisce un kolossal, seppur non avaro di momenti divertenti, svuotato di cuore e privo di quell'anima pulsante che caratterizzava l'originale del '54. Qui l'atmosfera è artefatta, costruita, così come il messaggio ecologista contenuto nella narrazione, davvero troppo elementare anche per una produzione di questo tipo. La componente tecnica si mantiene su livelli altalenanti, sia per ciò che concerne i movimenti della macchina da presa, con inquadrature talvolta suggestive altrove improbabili, sia per il versante attoriale, con interpretazioni non di certo memorabili tra le quali si salva giusto quella di Jean Reno, grazie anche ad una magnetica caratterizzazione del suo personaggio. Poco da dire sulla colonna sonora ad opera di David Arnold (storico compositore delle ultime soundtrack bondiane) che alterna parti strumentali ad hit commerciali ed è diventata ben presto di culto.

Godzilla 1998 Svuotato della sua essenza originaria, il Godzilla di Roland Emmerich è un blockbuster come tanti altri che poco rispecchia le basi originarie in favore di uno spettacolo più fracassone, abbandonando la complessità emotiva per veicolare una storia che, banalizzando il messaggio ecologista, guarda senza troppe remore al botteghino e al grande pubblico. I buoni effetti speciali e il carisma di Jean Reno limitano in parte i danni di un progetto tanto ambizioso quanto imperfetto.

5

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