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Gli Infedeli, la recensione della commedia Netflix con Riccardo Scamarcio

Il nuovo film di Stefano Mordini smantella con ironia e riflessioni non sempre efficaci molti dei luoghi comuni dietro ai mariti infedeli.

recensione Gli Infedeli, la recensione della commedia Netflix con Riccardo Scamarcio
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Gli Infedeli di Stefano Mordini è rifacimento in chiave italiana dell'omonimo titolo francese del 2012 con protagonisti Jean Dujardin e Gilles Lellouche. È l'ennesima commedia transalpina che viene adattata alla Nostrana, tenendo conto del nostro bagaglio culturale eppure trasposta per apparire tematicamente generica, vestibile ovunque. Proprio come il film originale, anche Gli Infedeli è un progetto a episodi, per l'esattezza cinque se escludiamo il piccolo prologo introduttivo che pone l'accento sul tradimento visto come meccanismo ancestrale di scontro all'interno di coppie in cui la fiducia non è di casa. I protagonisti sono sempre gli stessi: Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea e Massimiliano Gallo.

Tranne il quarto episodio, che ha un punto di vista femminile (quello di Laura Chiatti) ed è forse il più elaborato, tutti gli altri sono narrati da una prospettiva maschile, comunque strutturati per riflettere in tono ironico sui luoghi comuni che uniscono gli uomini cosiddetti "sciupafemmine", anche se poi magari nemmeno lo sono. Abbiamo un marito che è costretto a confessare un vecchio tradimento, un imbarazzante venditore di fertilizzante davvero maldestro negli approcci extra-coniugali, un ricco imprenditore disposto a tutto pur di apparire fedele e pure vittima, tra banchieri che "si farebbero il 90% delle donne di un ristorante, senza conoscerle". Uno spaccato sociale dedicato e composto di soli cliché.

I nuovissimi mostri

Non c'è struttura, ne Gli Infedeli, se non quella trascinata del tradimento. Un filo conduttore dalle molteplici declinazioni, usi e sviluppi, trattato però solo in senso maschilista e stereotipato, senza tenere conto di nulla: né dei cambiamenti sociali moderni, né del valore interpretativo e attoriale dei protagonisti, nemmeno della voglia di divertire. Il film è infatti per la maggior parte del tempo molto piatto e sfrutta una scrittura che vorrebbe ostentare intelligenza e acutezza come Figli di Mattia Torre o la stessa commedia francese da cui è tratto, eppure senza mai raggiungere vette particolarmente concludenti. Guarda ai Mostri di Dino Risi (e alle sue più recenti riproposte) senza però coglierne l'anima critica o dissacrante, mostrando un gruppo di uomini sessuomani o repressi che hanno bisogno di sfogare le loro pulsioni e i loro bisogni disinteressandosi di tutto, famiglia e rispetto in primis.

Sono specchi degradanti di un'infedeltà maschile in realtà molto ma molto più articolata e complessa, e sopratutto senza varietà di genere, se non per il primo episodio, dove spicca l'intelligenza femminile e l'uso delle parole è in verità promettente ed efficace. A funzionare meglio di tutti è probabilmente Riccardo Scamarcio, che già in Manuale D'Amore e in altre decine di commedia italiane ha dimostrata di essere marpione, camaleontico, funzionale al genere. Interessante anche l'uso di Mastandrea in diverse situazioni a lui poco consone (l'episodio del Glory Hole settato su silenzio e atmosfera), che comunque cancellano la personalità interpretativa precisa e conosciuta della star capitolina, rendendolo più maschera che protagonista.

Il problema principale è che tra ribaltamenti, riletture, mosse considerate astute e intuizioni argute ma dall'evoluzione forse troppo lampante, Gli Infedeli davvero non diverte e al massimo intrattiene con simpatia, non centrando l'obiettivo stesso della commedia a episodi, soprattutto se stereotipata in questo modo. Non fa ridere e suscita il minimo garantito di ilarità, producendo situazioni e scontri già visti, piacevoli sì ma al limite del ripetitivo e dello scontato.

Ha poi una regia che non coinvolge, né accompagna, limitandosi a "esserci" senza spiccare, con la sola eccezione - ridotta - del terzo episodio, dove c'è effettivamente un gusto differente, il tentativo di trasformare la perversione sessuale in chiave cinematografica tra immagini, suoni e sensazioni.

La scelta di concludere poi ogni episodio con il blocco immagine, con le facce cariche dell'espressione dominante dei protagonisti, è sì un rimando al passato ma anche un modo di rendere ancora più "datato" il film. Non c'è nulla di eccezionale, dunque, ne Gli Infedeli di Mordini, che forse avrebbe dovuto essere un po' più schietto nelle sue intenzioni popolari, tra un Amore, Bugie e Calcetto e un le Barzellette, senza troppe pretese, senza tanto giggioneggiarsi. Ma alla fine è l'anima stessa di questi progetti, quella di voler essere più di quel che appaiono, meno di quello che meritano e con loro anche il genere. Godibile per una "sveltina" in streaming senza tanta passione.

Gli Infedeli (Netflix) Gli Infedeli di Stefano Mordini è il rifacimento italiano dell'omonima commedia francese del 2012, strutturato in episodi (5 più un piccolo prologo) e narrato nella sua quasi totale interezza da un punto di vista maschile. È tutto stereotipato e mono-prospettico, disinteressato a dimensioni diverse e settato solo ed esclusivamente su teoremi comuni maschilisti, sessuomani, repressi. Il problema più grande, nonostante una certa godibilità di fondo, è che il film non fa ridere e al massimo intrattiene con simpatia, mancando il fine principale del genere che rappresenta, perché non vuole nemmeno essere drammatico, anzi, forse un po' popolare anche se con intenzioni maldestre.

5

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