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Glass Onion - Knives Out Recensione: un sequel spettacolare su Netflix

Rian Johnson riesce a ripetersi imbastendo un mystery thriller avvincente, intricato e dal cuore spassosamente sciocco.

Glass Onion - Knives Out Recensione: un sequel spettacolare su Netflix
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Sono passati più di tre anni da quando, con la nostra recensione di Knives Out, vi parlavamo dell'inatteso fenomeno lanciato da Rian Johnson: Cena con Delitto colpì il pubblico (e la critica) come un fulmine a ciel sereno, lasciandoci sbigottiti di fronte ad un cast stellare che si muoveva alla perfezione, come piccoli ingranaggi di un orologio impeccabile. Netflix ha sborsato quasi mezzo miliardo di dollari per accaparrarsi i diritti di quello che vuole trasformare in un franchise, mettendo immediatamente in produzione un sequel e affidandolo alle sapienti mani di chi aveva immaginato e scritto Knives Out nel 2019.

Tra i film Netflix di Dicembre 2022, proprio mentre l'anno si appresta a concludersi, appare quindi in tutta la sua magnificenza Glass Onion - Knives Out, un secondo capitolo che sfrutta al meglio il suo colossale budget creando un enorme parco giochi fatto di scenografie indimenticabili in cui vivono attori di caratura internazionale. Nel perdere quel cuore di essenzialità che aveva reso imperdibile il suo predecessore, Glass Onion non replica per intero la peculiare magia da "gioco da tavolo", ma sopperisce a questa mancanza con un racconto più ampio e sfaccettato con cui prendere in giro i nostri tempi ed i nostri eroi.

Un invito per menti raffinate

Quando una misteriosa cassa viene consegnata ad un manipolo di persone apparentemente molto diverse tra di loro, tra scienziati, influencer e modelle ormai dimenticate, è solo un'anziana donna a capire - dopo uno sguardo fugace - che sulla superficie è nascosta un'illusione ottica.

Da quell'intuizione l'oggetto misterioso si apre ad un fiume di rompicapo sempre più particolari, come una cipolla a cui togliere con lentezza, strato dopo strato, tutto il rivestimento fino ad arrivare al suo nucleo. Risolti gli enigmi, la cassa rivela un semplice invito da parte di Miles Bron (Edward Norton), un eccentrico miliardario che come ogni anno organizza una rimpatriata con tutti i suoi migliori amici. Del gruppetto di fortunati fanno parte la governatrice Claire Debella (Kathryn Hahn), l'intellettuale Lionel Toussaint (Leslie Odom Jr.), l'influencer dei maschi alfa Duke Cody (Dave Bautista) e una modella reinventatasi stilista, Birdy Jay (Kate Hudson). A loro si aggiungono Cassandra Brand (Janelle Monáe), co-fondatrice della società che ha lanciato Miles nella stratosfera, e - per qualche assurdo motivo - anche il detective Benoit Blanc (Daniel Craig), destinatario di una scatola degli enigmi nonostante non abbia niente a che fare con questo particolare gruppetto di amici.

Salpati verso l'isola privata del miliardario, a pochi chilometri dalle coste greche, gli invitati parteciperanno ad una classica cena con delitto, nella quale il padrone di casa vestirà i panni della vittima ed i suoi ospiti dovranno capire chi è stato ad ucciderlo, come lo ha fatto e qual era il suo movente. Le cose prendono però una piega molto poco allegra, mentre vecchi rancori e nuove vendette rendono il gioco un affare maledettamente reale.

Il caso più stupido di sempre

Si nasconde in piena vista, come la prova schiacciante nel migliore dei mystery thriller, la volontà di Rian Johnson di raccontare la nostra contemporaneità ed i nuovi idoli delle masse, inserendo nel suo strambo miliardario un evidente riferimento ad un vero imprenditore con mire marziane, nell'influencer la rabbia degli americani oppressi dalle rivendicazioni femminili, continuando a infliggere pugnalate alle vergogne che abbiamo imparato a conoscere fin troppo bene negli ultimi anni.

Mantenendo sempre la lente d'ingrandimento sui problemi della modernità, senza dimenticare nemmeno per un attimo la pandemia che ci siamo lasciati alle spalle da poco, il regista costruisce intorno ad essi un giallo movimentato, spassoso ed immediato tanto quanto intrigante, che vive e respira grazie a protagonisti immediatamente riconoscibili con le loro mire egoistiche e le personalità esuberanti.

Il collegamento alla realtà di Glass Onion si fa spesso meta-referenziale con i suoi personaggi celebri, in un susseguirsi di cameo e citazioni che si affiancano ad una scrittura particolarmente divertita dei dialoghi, i quali spruzzano il thriller di una chiassosa vena comica che rende leggiadra una visione di ben due ore e venti. Il mistero che si nasconde sotto questo strato di apparente semplicità parte da basi già conosciute per il nostro Benoit Blanc, ancora una volta chiamato da una persona misteriosa per risolvere un caso che per il momento non esiste, mentre l'idillio dell'amicizia viene messo alla prova da rancori impossibili da seppellire e nuovi obbiettivi da raggiungere.

Le complicazioni sfamano il detective più del pane, immediatamente risucchiato in questo mosaico di caratteri ed egoismi che si rivela davanti ai suoi occhi, ma è obbligato a ricredersi quando la stupidità delle pedine coinvolte trasforma il caso in un susseguirsi di improvvisate e scelte prese sul momento.

Visivamente incredibile

Benoit Blanc ha il cervello fine e l'occhio attento, ma è incredibilmente inadatto a comprendere le cose più semplici, come ben dimostrano le numerose sconfitte ad Among Us: Glass Onion presenta la sua trama lasciandoci credere che sia ingenua ed immediata, poi la elabora facendola cadere nel thriller, e infine la spoglia di ogni complessità mostrandoci un cuore composto di spassosa dabbenaggine.

I personaggi si dimostrano sottili e monodimensionali, come le pedine di un grande gioco da tavolo dal vivo - anche loro sono consapevoli di trovarsi in una versione live-action di Cluedo - , ma la leggerezza contribuisce a gettarli nel vortice degli eventi senza che lo spettatore debba rimuginare troppo sulle continue rivelazioni, lasciandolo estasiato a godersi questo giro sulle giostre cinematografiche. Tutto è molto meno complicato di quanto sembri, eppure la narrazione si espande oltre i confini dell'isola per ripescare eventi sepolti nel passato, i quali torneranno utili nella risoluzione del mistero attuale, perdendo in questo modo le sensazioni intime e contenute del primo Knives Out (e con esse un po' di sana magia), ma guadagnando al tempo stesso ampiezza e profondità di trama. Ad assecondare una storia capace di intrigare nonostante la sua semplicità, ci pensa una regia votata allo spettacolo puro, che valorizza gli splendidi scenari della pellicola con una propensione all'immediatezza, tra scene molto brevi e dal montaggio serrato che aumentano il ritmo ed i numerosi primi piani su di un cast d'eccezione.

Nella composizione della cornice sensoriale rientra una colonna sonora decisamente azzeccata per il genere di riferimento, che ammalia con sinfonie orchestrali e pompose, ma comunque divertite ed inclini alla giocosità, come dimostra la traccia personalizzata per uno dei personaggi più difficili da inquadrare. Protagonisti indiscussi dell'opera sono l'ottimo Daniel Craig, irresistibile con le sue massime proferite con accento del sud, Edward Norton - l'unico al quale vengono concesse scene più lunghe ed articolate - e la rivelazione Janelle Monáe, in un personaggio che esemplifica la sciocca e bellissima bivalenza di un film imperdibile.

Glass Onion - Knives Out Inizialmente semplice e familiare, poi oscuro e complicato, e alla fine ancora una volta ingenuo, ma sempre spassoso e dissacrante: Glass Onion è il sequel perfetto di Knives Out, perché riprende al meglio la sua struttura da “gioco da tavolo” facendola evolvere con un racconto questa volta più ampio ed articolato. Nel processo si perde forse quella magia intima che aveva reso Cena con Delitto un vero e proprio live-action di Cluedo, ma questo secondo capitolo tenta di farsi perdonare con una propensione alla spettacolarità che non può lasciare indifferenti. Scenografie mozzafiato, regia “pop” ed un montaggio serrato rendono l'opera di Rian Johnson un esilarante giro sulle giostre cinematografiche, reso immediato da personaggi ingenui (che si credono profondi) ed intrigante da una trama che nasconde il suo nucleo in bella vista, come sanno fare soltanto i migliori thriller.

8

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