Recensione Giulia non esce la sera

Le vite di Guido e Giulia stanno per incrociarsi, sconvolgendoli.

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Eppur si muove

Se nel mondo c’è una cosa piacevole, a volte, è proprio l’appagante soddisfazione del sorprendere o dell'essere sorpresi.
Per quanto siano in molti, forse a ragione, a sostenere una caduta a picco del cinema nostrano, che sembra tenga più a conservare rapporti con suoi "cibi caratteristici" piuttosto che con la sua natura introspettiva e passionale, di tanto in tanto arriva qualche improvviso colpo di scena nel panorama cinematografico della penisola, come se tutti noi stessimo vedendo proprio un film: è il caso di registi italiani con delle enormi capacità, come Sorrentino, Garrone, Vicari, Bentivoglio e qualche altro talvolta affiancati, appunto, dal regista Giuseppe Piccioni, autore di Giulia non esce la sera.
Una pellicola a tratti onirica, particolare, intelligente e malinconica, su cui sono state impresse, oltretutto, le notevoli capacità di un cast fatto da bravissimi attori.

Gli eventi

Guido (Valerio Mastandrea) è uno scrittore di discreto successo, artefice di un libro giunto insapettatamente alla fase finale di un importantissimo concorso letterario assieme ad altri quattro autori. Padre e marito poco devoto e passionale, conduce le sue giornate tra uno sbadiglio e l’altro, insoddisfatto della propria vita ed in balia anche del più misero degli eventi; ed è proprio da uno di questi, la decisione della giovanissima figlia di abbandonare i corsi di nuoto, che decide di frequentarli egli stesso nonostante la sua totale mancanza di acquaticità.
Giulia (Valeria Golino), è l’istruttrice, una donna rude e di poche parole, solitaria e con la tristezza negli occhi. Tra i due nasce una forte passione, un amore che tirerà fuori i segreti, le paure e le fobie dei due protagonisti, in uno svolgersi degli eventi dinamico ed inatteso, che darà e toglierà loro molto, lasciando in piedi un solo, sorpreso personaggio: lo spettatore.

Un piacevole tuffo

Piccioni non è un principiante, anzi. Di origine Ascolana, il regista si era fatto notare già nel 1987 con il suo primo lungometraggio, Il grande Blek, ed in seguito con la pellicola Fuori dal mondo, valsa ben cinque David di Donatello tra cui quello di miglior film italiano.
Giulia non esce la sera, ripropone temi cari all’autore, tirando in ballo la consapevolezza, l’ambizione, l’estraniazione e la rinascita, ovviamente tutto in salsa sociale, analizzando i rapporti che evidenziano l’umanità di ognuno di noi. Ad essere chiari, è un film che analizza e vive di se stesso pur proiettando, a volte, tematiche insite in tutti noi ma che, comunque, offre la piacevolissima opportunità di effettuare una profonda caratterizzazione di personaggi (che superficiali non sono) e che, anzi, come tutte le persone della vita reale godono e soffrono di una complessità che mina il loro apparire.
Buona parte del film ruota attorno ad una piscina. Non è un caso: sotto l’acqua si è isolati, vicini alle altre persone, ma incapaci di comunicare con loro in alcun modo; nell’acqua c’è il silenzio, quello che c’è fuori appare quasi deformato, assurdo, fastidioso. Ma nell’acqua manca l’aria ed è impossibile rimanervi a lungo. L’acqua è il luogo dove i sogni si incontrano nel silenzio, quei sogni fatti proprio da Guido: li vorrebbe cancellare, ma continuano a martellarlo, come il redivivo gemito di ciò che desidera uscire.
Guido è un uomo particolare, in qualche modo un opposto dei Drughi di Kubrick: lui non sceglie. Potrebbe, volendo, ma non lo fa, forse per paura, magari per pigrizia. L’unica cosa che riesce a tirarlo giù da questo mondo fatto di caso e rassegnazione è proprio Giulia, sofferente di un passato poco appagante, che condizionerà tutto lo svolgersi degli eventi.
Sullo schermo la profondità della donna è fortemente condizionata da una magistrale Valeria Golino, che la interpreta in maniera eccellente, dimostrando per l’ennesima volta le sue doti di attrice. Al contrario il buon Mastandrea, risulta un po’ sottotono, giungendo, in alcuni frangenti, ad essere assolutamente poco credibile. Nota di merito all’eccezionale Sasa Vulicevic che interpreta padre Rosario, uno dei protagonisti dei racconti di Guido e costante presenza nei suoi sogni; parte marginale, ma grida a gran voce che non esistono piccoli ruoli, ma solo piccoli attori. E Sasa Vulicevic è un grande attore.
Pregevole la partecipazione di Piera Degli Esposti nel ruolo di Attilia, editrice del protagonista. La regia di Piccioni merita anche qualche accenno positivo: seppur fortemente "italiana" in moltissimi punti (cosa che per molti può essere un pregio), la fotografia riesce, in tanti altri, a dare il meglio di se, dando una tinta quasi d’essai alla pellicola, ovviamente accompagnata da un’ottima regia, palesemente frutto di uno studio didattico, in grado di seguire chiaramente ogni scena, senza perdersi in inutili virtuosismi. Molto piacevoli anche le musiche, curate dai Baustelle, realtà affermata del panorama musicale italiano.

Giulia non esce la sera Giulia non esce la sera è un film in grado di appassionare anche i più pretenziosi, che gode di una sceneggiatura avvincente e di forti punti di discussione. Forse inaspettato, forse poco conosciuto, merita molto. Consigliato a chiunque abbia del tempo da spendere bene di fronte a del buon cinema. Buona visione.

7.5

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