Ti Giro Intorno Recensione: la maturazione scontata di un'adolescente

Il film punta il pubblico giovane per raccontare l'accettazione di sé e degli altri, ma la mancanza di una vera storia è un ostacolo insormontabile.

Ti Giro Intorno Recensione: la maturazione scontata di un'adolescente
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Crescere è il passo finale che separa il bambino dall'adulto di qualsiasi età. A differenza della maturazione fisica, quella psicologica e comportamentale può infatti avvenire in qualsiasi momento, ma se è vero che per molte persone questa non arriva mai, è anche certo che un grosso passo nella direzione giusta avviene con l'ingresso nella società. Usciti da quella scuola che protegge i suoi studenti tenendoli imprigionati in un ambiente controllato, i ragazzi sono costretti a rapportarsi agli altri e a capire come comportarsi nelle svariate situazioni della vita, lavorando sui propri difetti ancor prima che su quelli degli altri.

Ti Giro Intorno è l'ennesimo coming of age made in Netflix - trovate qui tutti gli altri film Netflix di maggio 2022 -, focalizzato fino all'eccesso sull'idea da trasmettere ma incapace di trovare una trama che possa smuovere davvero i sentimenti dei suoi spettatori. Tratto dall'omonimo romanzo di Sarah Dessen, il film diretto e sceneggiato da Sofia Alvarez non coglie mai lo spunto che possa elevarlo dall'asfissiante calca che affolla il genere di appartenenza - pellicole simili ricercano l'unicità grazie ad un'idea particolare, anche se a risultati alterni, come vi abbiamo raccontato nella recensione di Metal Lords - rimanendo incastrato nel pigro anonimato di un'opera già vista mille altre volte.

L'estate a Colby

Auden (Emma Pasarow) è una ragazza comune: introversa, intelligente ma incapace di tenere a freno la propria lingua. Ha appena concluso il liceo, ma non può contare su una vera cerchia di amici perché il suo eccessivo rimuginare la fa apparire spocchiosa e piena di sé, mentre in realtà è la sua insicurezza a farle dire cose che possono risultare sgradevoli.

Decide di passare l'estate che la separa da un college prestigioso a Colby, un piccolo paesino in riva all'oceano, insieme al padre e alla sua nuova moglie, soprattutto per allontanarsi da una madre in carriera che pretende tanto dalla sua figlia. Lontana dalle persone che ormai hanno una loro opinione decisa di lei, Auden ha la possibilità di ricominciare da zero, decide quindi di mettersi in gioco per combattere le sue paure ed evitare che queste possano segnarla, prima che sia troppo tardi. In questo suo sviluppo sarà essenziale l'ascendente allegro ed estroverso delle tre ragazze che lavorano insieme a lei in un negozio nei pressi della spiaggia, mentre la conoscenza di Eli (Belmont Cameli) le insegnerà ad amare anche quando le circostanze non sono favorevoli.

Evoluzioni lente e scontate

Basta un breve riassunto della trama per fotografare l'ennesimo prodotto destinato ai giovanissimi di Netflix, per un film che non fa della trama un vanto, ma anzi ne rifugge costantemente per ricercare i sentimentalismi adolescenziali già visti in molti titoli simili. Non ci sono che pochi altri eventi degni di nota oltre all'introduzione già descritta, mentre le situazioni che si affacciano pigramente sullo schermo oscillano tra l'improbabile e l'assurdo, e non solo a livello sentimentale.

Il messaggio da trasmettere è senza dubbio l'accettazione di se stessi, mostrando come attraverso una pace interiore si può approcciare con serenità il prossimo, ma la velocità con la quale vengono capovolte le dinamiche sociali lascia trasparire la pochezza di una sceneggiatura superficiale, che finisce con il banalizzare un concetto molto importante. I personaggi stereotipati, così come l'impianto narrativo da commedia romantica che non emoziona né diverte, finiscono con il cristallizzarsi sui concetti non potendo attingere a situazioni importanti e didascaliche, a causa della scarsa inventiva di una trama che si conclude esattamente da pronostico senza regalare alcuna sorpresa.

Il freddo luglio americano

Dal punto di vista tecnico, la pellicola ondeggia in una qualità altalenante difficile da inquadrare appieno. La composizione delle scene è sempre esatta, e qualche scorcio esterno sull'oceano riesce a dare il senso di vastità sperato, ma la regia di Sofia Alvarez ricorre spesso a soluzioni ampiamente abusate dal genere di appartenenza: dai falò sulla spiaggia alle feste in veranda, con adolescenti riuniti in piccoli gruppi che bevono dagli immancabili bicchieri di plastica e ridono di gusto, mentre l'anonima colonna sonora segue lo sguardo della ragazza introversa, isolata poco lontana dal fulcro dell'azione.

La fotografia rimane fissa sui toni freddi di un autunno inoltrato, mentre gli interni sono illuminati a malapena e la maggior parte delle scene si svolgono in notturna: la luce di Ti Giro Intorno non va mai ad impostarsi su un caldo luglio in riva all'oceano, facendo latitare la sensazione di estate e libertà che dovrebbe essere un elemento imprescindibile della trama.

Ti Giro Intorno Il film originale Netflix si rivolge ad un pubblico di adolescenti per raccontare una storia di crescita e di accettazione, concentrandosi fino all'eccesso sullo sviluppo del messaggio e dimenticando nel contempo di orchestrare una trama davvero sentita. I pochi eventi che si susseguono durante la pellicola sono inoltre contraddistinti da una scontatezza poco edificante, anche a causa di personaggi stereotipati che non possono riservare alcuna sorpresa. Sofia Alvarez non commette errori evidenti in fase di regia, ma si affida troppo spesso a scene che potremmo considerare di repertorio per il genere di appartenenza, mentre la fotografia con i suoi toni freddi rende l'estate soltanto un lontanissimo ricordo.

4.5

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