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Girl Power - La rivoluzione comincia a scuola, recensione del film Netflix

Amy Poehler adatta l'omonimo romanzo in un film pieno di energia, penalizzato da alcune ingenuità in fase narrativa.

Girl Power - La rivoluzione comincia a scuola, recensione del film Netflix
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Vivian, una sedicenne timida e introversa, è pronta a iniziare l'anno scolastico insieme alla migliore amica Claudia. L'arrivo tra le aule di una nuova studentessa, l'afroamericana Lucy, sembra poter riaccendere l'attenzione sulle dinamiche sessiste che hanno di sovente luogo all'interno dell'istituto.
In particolar modo il capitano della squadra di football Mitchell Wilson, rispettato come vero e proprio leader non solo dai compagni ma anche dagli stessi dirigenti scolastici, si comporta con atteggiamenti spesso offensivi e denigratori nei confronti delle ragazze, una pratica adottata da molti dei suoi compagni.
Dopo aver assistito all'ennesima ingiustizia, Vivian decide di seguire le orme della madre - che in gioventù aveva formato movimenti di ribellione contro le leggi non scritte del patriarcato - e comincia a pubblicare una fanzine intitolata Moxie da lasciare di nascosto nei bagni femminili, decidendo di restare anonima.
Il giornale, pur pubblicato in poche decine di copie, si diffonde sempre di più nella scuola e gli articoli in esso scritti spingono a una vera e propria rivoluzione da parte delle studentesse, stanche di subire un simile trattamento.

Una per tutte, tutte per una

Alla base vi è il romanzo, parzialmente autobiografico, scritto nel 2015 da Jennifer Mathieu e un tale argomento non poteva trovare momento migliore per il suo passaggio sul grande schermo. Disponibile nel catalogo Netflix come original, Girl Power - La rivoluzione comincia a scuola ci trasporta tra le aule scolastiche d'Oltreoceano, un'ambientazione vista e rivista sia al cinema che in formato seriale, ma tenta di guardare sotto un'altra ottica le sue dinamiche.
Non è quindi un'altra banale commedia romantica, bensì un racconto di formazione e ribellione contro un sistema prestabilito che si fa metafora di una situazione ben più ampia, che negli ultimi anni ha trovato ulteriore risalto con le molteplici notizie di denunce relative a molestie di vario genere e il movimento #MeToo naturalmente in prima linea.
Il film diretto dall'attrice comica Amy Poehler, al suo secondo lavoro dietro la macchina da presa dopo il mediocre Wine Country (2019), possiede una sana e a tratti contagiosa energia ma non si comprende sempre bene dove questa sia indirizzata.

In medio stat virtus

Meno retorico di quanto inizialmente prevedibile, per quanto l'universo maschile venga di sovente messo alla berlina in maniera anche eccessivamente pretenziosa, Girl Power - La rivoluzione comincia a scuola cerca di sfumare le numerose figure coinvolte, fallendo o esagerando con alcune ma riuscendovi incredibilmente bene con altre.
Soprattutto Hadley Robinson, vista in ruoli di secondo piano in Piccole donne (2019) e in Sto pensando di finirla qui (2020), riesce a offrire alla sua protagonista il giusto mix di fragilità e determinazione, ideale ponte di comunicazione tra la cieca rabbia della ruvida Lucy e l'approccio più "costituzionale" dell'inseparabile Claudia.
La discreta caratterizzazione dei personaggi è il principale punto di forza dell'operazione, che altrove si perde invece in facili cliché e in scontati canoni sentimentali e risente di una durata forse eccessiva per quanto vi era effettivamente da dire: d'altronde il messaggio è già chiaro e netto dai primissimi minuti e alcuni passaggi appaiono più gratuiti che realmente necessari per l'evoluzione della vicenda.

Girl power - La rivoluzione comincia a scuola Dichiarazione d'intenti fin dal titolo, Girl Power - La rivoluzione comincia a scuola affronta il problema della parità di genere e delle spesso sistematiche molestie al gentil sesso partendo proprio dai banchi delle aule. Ispirato a un romanzo parzialmente autobiografico, il film di Amy Poehler - anche interprete della madre della protagonista - vive su un ritmo sostenuto e su alcune efficaci soluzioni narrative, risentendo però di un'eccessiva lunghezza e di alcuni passaggi gratuiti che rischiano di appesantire l'esposizione del pur condivisibile messaggio in esso contenuto. Per fortuna, anche se la storia è ovviamente "schierata", la retorica non arriva mai al punto di non ritorno e si cerca di mantenere toni più equilibrati e concilianti, con l'interpretazione di Hadley Robinson che racchiude nel migliore dei modi questo mix di sfaccettature.

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