Giovanna la pazza, la recensione del film di Vicente Aranda

Una co-produzione europea ispirata alla tormentata vita sentimentale di Giovanna di Aragona, resa folle dalla sua, giustificata, gelosia per il marito.

recensione Giovanna la pazza, la recensione del film di Vicente Aranda
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Giovanna di Trastamara, o Giovanna di Aragona e Castiglia o ancora Giovanna la pazza: sono diversi i titoli, le cariche o i maligni nomignoli di cui questa donna si è fregiata, spesso in maniera non proprio positiva, durante la sua lunga vita. Una figura femminile ambigua e dalle molteplici sfumature, arcaica incarnazione di una più moderna concezione sulla parità dei sessi, vissuta tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo.
Un'esistenza ricca di passioni e contraddizioni, ideale materiale di partenza per realizzare un bio-pic dai vaghi sussulti erotici che ha effettivamente visto la luce agli albori del nuovo millennio. Il film, frutto di una co-produzione europea tra Italia, Spagna e Portogallo, porta la firma di un cineasta dalla lunga esperienza quale il catalano Vicente Aranda, scomparso nel maggio di cinque anni fa, da sempre a proprio agio con atmosfere torride e torbide nella sua quarantennale carriera dietro la macchina da presa.

Storia di un matrimonio

La trama ha inizio nel 1496 quando la giovane Giovanna, terzogenita del Monarca Ferdinando II d'Aragona e di Isabella I di Castiglia, viene mandata nelle Fiandre per essere data in sposa a Filippo, Arciduca d'Austria, che non ha mai conosciuto prima. Il matrimonio infatti è stato organizzato puramente per scopi politici ma la ragazza cede subito al fascino del fresco marito e il matrimonio viene consumato con successo, con l'allenza tra le rispettive casate ulteriormente consolidata dalle nozze.
Giovanna e Filippo vivono un passione pura e sincera, che culmina con la nascita di una bambina, ma l'idillio è presto destinato a svanire per le continue scappatelle dell'uomo, scoperto ad intrattenersi con varie damigelle di corte. Giovanna diventa così preda della gelosia, che inizia a consumarla lentamente, e Filippo intrattiene nel frattempo una morbosa relazione con una danzatrice araba, Aixa, che lancia di nascosto una maledizione sul nobile (i mori infatti erano perseguitati dagli spagnoli) e sulla sua consorte. Mese dopo mese Giovanna rischia di perdere tutto per via della sua follia, sempre più fuori controllo, mentre il marito denota segni di una malattia che pare divorarlo dall'interno.

Il labirinto della passione

Un'operazione biografica dai toni ambigui, volutamente discordante per molte sottotrame con i reali fatti storici al fine di disegnare un ritratto psicologico più affine ai gusti dell'audience contemporanea. Aranda, anche co-autore della sceneggiatura, opta per una revisione necessaria ad esporre la febbrilità del suo cinema, pur all'interno di un contesto amabilmente classicheggiante, con una messa in scena delle grandi occasioni, sia per numero di comparse che per eleganza di costumi e ambientazioni. Giovanna la pazza ha un certo fascinonel corso delle due ore di visione, riuscendo a catalizzare nel migliore dei modi le turbolenze emotive della protagonista e a sublimare gli slanci passionali in una manciata di sequenze dal discreto appeal pruriginoso, ma a tratti si ha l'impressione di una parziale monotonia narrativa a cavallo dei burrascosi eventi, privati e politici, che vedono coinvolti i due amanti al centro del racconto.

La storia è ambientata in un lunghissimo flashback, accompagnato saltuariamente da un voice-over, che collega prologo ed epilogo, nei quali troviamo l'anziana versione della nobildonna, in una sorta di percorso a ritroso nelle sue memorie.

La narrazione, pur affidandosi ad alcune forzature, trova il modo di coinvolgere fino al giungere dei titoli di coda anche per via di un eterogeneo cast internazionale ben adattato ai relativi ruoli: dal fascino fresco e gioviale di Pilar López de Ayala nei panni di Giovanna a quello prorompente e boccaccesco di Manuela Arcuri nelle (s)vesti della subdola mora fino ad un Daniele Liotti a suo agio nel ruolo di uomo conteso, gli interpreti (tra i quali figura anche Giuliano Gemma come nobile di corte) centrano la giusta chiave di lettura per i rispettivi alter-ego.

Giovanna la pazza La storia di Giovanna la pazza viene trasposta, con tutte le libertà narrative del caso, in una sontuosa pellicola in costume di produzione europea che mostra una formale eleganza scenografica pur a discapito di qualche lungaggine e gratuità di troppo. Con un accennato erotismo a far da contorno alla complessa e ambigua relazione tra la protagonista e il suo amato Filippo, uomo fedifrago e scostante, il film di Vicente Aranda trova il maggior punto di forza nel complesso tratteggio psicologico della sua protagonista, giovane donna arsa dalla passione e dalla gelosia fino al punto di perdere la ragione. Il buon cast e la curata messa in scena permettono di chiudere un occhio su una sceneggiatura a tratti imprecisa e tendente ad una parziale monotonia. Il film andrà in onda venerdì 21 gennaio alle 21.15 su CIELO TV in prima visione tv.

6

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