Recensione Giovani si diventa

Noah Baumbach fotografa fragilità e forze di una coppia di mezz'età in crisi, elaborando una sentita riflessione sul valore del tempo e dell'autenticità emotiva, tanto nell'arte quanto nella vita stessa.

recensione Giovani si diventa
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Raggiunto e superato il bivio dei 40 anni, Josh (Ben Stiller) e Cornelia (Naomi Watts) sembrano aver percorso una bella fetta della loro vita, ma avere ciononostante ancora tanti sogni in sospeso e da realizzare. Attorno a loro, gli amici di sempre sono ora più presi da figli o attività genitoriali affini, le stesse che alla loro coppia di genitori mancati (pare non possano avere prole) sembrano invece rappresentare una profonda privazione. Eppure, per due creativi come loro (Josh fa il documentarista mentre Cornelia si occupa da sempre di produzione, essendo inoltre figlia di un celebre documentarista) le chance di vivere una vita piena e dinamica non mancano. Rivoluzionario sarà in questo senso l'incontro con una giovane coppia di ventenni, Jamie e Darbie (anche loro - specie Jamie - militanti nel mondo dell'arte e del documentario in particolare), un duo apparentemente in grado di ravvivare nella matura coppia l'entusiasmo e l'energia tipici dei vent'anni. Rapiti dal loro sprezzo delle regole e in qualche misura addirittura del pericolo, da quella mancanza di paletti che sembrano invece dominare la loro vita, Josh e Cornelia saranno così per un attimo catturati e proiettati nel tempo di un nuovo, giovane approccio alla vita, capace forse di regalar loro una nuova gioventù (Giovani si diventa nella traduzione italiana del ben più centrato titolo originale While We're Young). Una coppia di ragazzi cultrice di vecchi dischi, moderna eppure apparentemente ancorata ai canoni estetici del passato, creerà infatti nei due protagonisti una sorta di specchio esistenziale attraverso il quale vedersi e (forse) comprendersi, analizzarsi più a fondo. L'idea di Jamie di realizzare un documentario sulle ‘reali relazioni' di facebook darà poi il via a una sorta di confronto generazionale ed artistico in cui Josh (fermo invece da dieci anni alla realizzazione del suo documentario) sembrerà perdersi, oppresso da uno stallo creativo che di certo non soffre il suo giovane alter ego Jamie.

Coppie a confronto

Dopo aver osservato trasversalmente il variegato universo delle esistenze, mettendo in risalto da un lato peculiarità e stravaganze (Lo stravagante mondo di Greenberg) e, dall'altro, le interessanti ordinarietà (Frances Ha) che le distinguono, l'apprezzato regista newyorchese Noah Baumbach sceglie per questo suo ultimo lavoro di affrontare invece il tema del confronto generazionale, sfruttando anche la componente ‘documentaristica' dell'opera per riflettere sull'importanza della verità e dell'autenticità non solo applicate all'arte, ma più in generale alla vita. Attraverso la sua (non più così giovane) coppia di protagonisti e il confronto con il loro negativo o complementare giovane, Baumbach tratteggia così lo yin e lo yang del relazionarsi, un equilibrio in perenne movimento che sconfitte e successi, nuovi limiti o inattese potenzialità tendono costantemente a mutare. Lo stato di crisi o forse di estrema solidità di coppia è dunque messo a fuoco attraverso il ‘gioco' di similitudini e differenze dei protagonisti in campo, filtrato attraverso la presenza ingombrante ma bonaria del Josh di Ben Stiller e quella sorniona e più subdola del Jamie di Adam Driver. Leggermente a margine e più neutrale si muove invece il comparto femminile delle comunque brave comprimarie Naomi Watts e Amanda Seyfried, all'interno di una commedia generazionale sofisticata e fluida, capace di centrare alcune delle 'storture' tipiche dello stato della coppia nella sua continua evoluzione.

Giovani si diventa Il regista americano Noah Baumbach realizza un ritratto transgenerazionale che si nutre di una certa vivacità intellettuale e di un buon cast per intrecciare la riflessione esistenziale sul tempo che passa con la riflessione sull’oggettività dell’arte (documentaristica e non solo). Quanto di noi stessi e del nostro io possiamo camuffare per raggiungere i nostri obiettivi, prima che il tempo passi lasciandoci la sensazione di non aver sfruttato al meglio la nostra energia migliore? Una domanda sempre valida alla quale Baumbach risponde con l’ironia di sempre, ma anche il cinismo e la freschezza narrative che hanno sin dagli esordi contraddistinto le sue opere.

7

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