Venezia 70

Recensione Giovani ribelli

John Krokidas racconta la tormentata post-adolescenza di coloro che daranno vita alla Beat Generation

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Quando si parla di Beat Generation, la mente corre subito ai poeti, scrittori e pensatori del dopoguerra americano in cerca di una fuga dal classico, di una rottura degli schemi, di una libertà di espressione consona alle loro grandi aspirazioni. Si pensa a tutti quegli autori e opere che hanno portato poi, diverso tempo dopo, all'anticonformismo hippie. Del resto, Sulla strada di Jack Kerouac arriva solo nel 1957, pur essendo considerato uno dei testi più importanti del “movimento”, concretizzatosi con questo nome nel 1948 ma già attivo, in forma embrionale, da circa un lustro. È difatti del '44 l'incontro fra alcuni importanti studenti di letteratura del tempo, desiderosi di dare una scossa al mondo della cultura: l'incontro e lo scontro delle visioni e delle vite di Allen Ginsberg, Lucien Carr, dello stesso Kerouac, così come di William S. Burroughs e David Kammerer fece scoccare una fatale scintilla che incendiò contemporaneamente le loro esistenze e il mondo della letteratura americana.

Uccidere i propri cari

Giovani ribelli (adattamento italiano un po' scialbo del ben più significativo Kill your darlings originale) quindi torna alle origini di queste importanti figure letterarie per raccontarci il loro lato umano, le loro esperienze giovanili, quello che li ha fatti diventare quello che sono, nel bene e (soprattutto) nel male e nelle loro debolezze umane, negli errori di gioventù che segneranno per sempre le loro esistenze. Il film dell'esordiente John Krokidas non indugia tanto sul lato letterario della vicenda, dunque, quanto su quello umano, ponendo su una scacchiera i suoi personaggi, le loro paure e le loro emozioni. Tutti hanno dei segreti ben celati, degli scheletri nell'armadio, delle ambizioni frustrate dalla società opprimente dell'epoca e, soprattutto, da quel sentimento totalizzante e disperato che, a volte, sa essere l'amore. Amore che spinge anche ad azioni gravi, incoscienti e irreparabili, e per le quali bisogna venire a patti con la propria coscienza, all'occorrenza fino ad uccidere i propri cari.

Giovani ribelli Giovani ribelli è un film duro, che parla di amore, libertà e conseguenze. Krokidas, con mano abbastanza ferma, tramite una vicenda fortemente biografica (e rispettosa) racconta una storia in realtà piuttosto universale, e poco interessata ai risvolti letterari della vicenda. Quello che conta è il dramma personale, e quello è reso in modo formidabile, grazie anche ad un cast inaspettatamente mirabile. In molti attendevano questo film per vedere un'interpretazione davvero drammatica dell'ex Harry Potter Daniel Radcliffe, che in realtà conferma le sue doti senza stupire nessuno: quelle che colpiscono sono, invece, le performance dei due interpreti di Lucien Carr e David Kammerer, ovvero Dane DeHaan e Michael C. Hall. Il primo, visto al cinema, finora, in piccole parti se si esclude l'insolito Chronicle, ha qui la prima vera prova del fuoco prima del prossimo The Amazing Spider-Man 2, uscendone a testa alta con un'interpretazione davvero significativa. Hall, star di Dexter, si riconferma invece come un talento sfruttato dal cinema molto al di sotto delle sue potenzialità, con doti di intensità e trasformismo impressionanti. Siamo ben curiosi di vedere, ora, come proseguirà la carriera di Krokidas: l'esordio è riuscitissimo.

7

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