Giochi di Potere, la recensione: intrighi internazionali fra finzione e realtà

Il regista danese Per Fly dirige le star Theo James e Ben Kingsley in una spy story poco avvincente fra USA e Iraq.

recensione Giochi di Potere, la recensione: intrighi internazionali fra finzione e realtà
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Iniziamo con l'analizzare il contesto: il periodo è quello fra l'attentato alle Twin Towers e l'intervento militare in Iraq da parte degli Stati Uniti, avvenuto qualche tempo dopo. L'Onu è al centro della scena per via di un programma denominato Oil for Food, una delle più imponenti operazioni umanitarie della storia per la quale vengono stanziati dieci miliardi di dollari di budget. Un progetto che inevitabilmente finisce nel mirino di sotterfugi, scambi di favori, accordi sottobanco e una connessione fra Occidente e Oriente molto concreta. Reale.
È la geopolitica dunque a muovere le dinamiche del nuovo film del regista danese Per Fly. In un'epoca in cui le sorti internazionali e il mondo mutano aspetto, e si diversificano ogni settimana sempre più velocemente, gli argomenti di Giochi di Potere possono sicuramente risultare buoni per aggiornare quei libri di storia fermi alla Seconda Guerra Mondiale.
Gli interessi in gioco e i giri d'affari che prendono forma dietro la vita delle persone, condizionando il loro futuro, non sono solo uno sfondo statico nel film di Fly ma rappresentano una parte attiva, importante. Del resto Oil for Food rimane, ancora oggi, una delle operazioni più controverse, criticate e discusse nella storia dell'Onu, in Medio Oriente e non solo.

Esperto e principiante

La struttura narrativa scelta da Per Fly e dal suo co-sceneggiatore, Daniel Pyne, basata sul memoir di Michael Soussan, è molto classica e semplice. Un giovane idealista da una parte, che da Soussan finisce per chiamarsi Michael Sullivan (Theo James), e un esperto diplomatico di nome Pasha (Ben Kingsley) dall'altra, impegnato sul fronte mediorientale.
Michael, ‘figlio d'arte', sogna un lavoro alle Nazioni Unite e quando viene scelto per lavorare al fianco di Pasha, confluisce tutti i suoi ideali e le sue intenzioni caritatevoli sulla questione irachena, nonostante l'autoritaria presenza del superiore. Il rapporto fra i due è un perno fondamentale intorno al quale si svolgono le vicende di Giochi di Potere.
Dapprima rispettoso della maggior esperienza del suo capo, Michael inizia lentamente a imporsi e a farsi largo fra le maglie, al contempo sempre più strette, della diplomazia internazionale.
Prende così vita un legame fatto di strappi e riavvicinamenti, di compromessi e dubbi. Michael è un personaggio integerrimo, intento a dare al mondo un contributo per migliorarlo. Un idealismo che inevitabilmente si scontra con il pragmatismo e il cinismo che governano le sorti di un Paese, di un regime (quello iracheno) ostacolato e sfruttato.
Pasha si dimostra, dall'altro lato, come un personaggio ambiguo, inizialmente in lotta con la funzionaria dell'Onu a Baghdad, Christina Dupre (Jacqueline Bisset), e in seguito impegnato a istruire Michael su dinamiche implicite, sulle regole del sistema e sul male minore al quale appellarsi. Un binomio piuttosto scontato che rimane in superficie e non illustra, con la dovuta convinzione, gli aspetti più controversi del nuovo che s'inserisce nel vecchio circuito cercando di mandarlo in tilt.

Operazioni superflue

Purtroppo ben poco si salva nei giochi di potere orchestrati da Per Fly. Al di là della scelta di raccontare un periodo storico così vicino da sembrare in realtà molto lontano nel tempo, il film rimane a metà di un guado che non gli consente di andare oltre una semplice ricostruzione dei fatti, infarcita inoltre di sotto trame poco incisive che sembrano riempitive.
La complessità di vicende di questo tipo non trova gioco facile in uno script immobile e grezzo, poco incline all'approfondimento, che invece avrebbe giovato al progetto, magari indirizzandolo verso sfumature thriller più affascinanti e meno telefonate.
Giochi di Potere non riesce dunque a smarcarsi da una prevedibilità evidente sin dalle prime sequenze, che aumenta col passare del tempo. La storia di fondo si evolve senza quell'autorevolezza necessaria a imporsi agli occhi del pubblico, poco coinvolto in dialoghi verbosi, in svolte poco funzionali e in concetti ripetitivi che finiscono paradossalmente per confondere.

Si aggiunga un lavoro di regia e di montaggio approssimativo, per ottenere un risultato debole, ai limiti dell'indigesto. Giochi di Potere fatica anche a essere assimilato come un semplice divertissement, un prodotto d'intrattenimento godibile senza troppe pretese. Poco o nulla possono i due protagonisti, soprattutto Theo James, abbastanza ingessato e spaesato in un ruolo tagliato con l'accetta, così come l'esperto Ben Kingsley, vero punto di riferimento del film, con un'interpretazione valida e al solito carismatica, allo stesso tempo però ingabbiata, impossibilitata a regalare spunti degni di nota.

Potere e sonnolenza

"Il potere logora chi non ce l'ha" diceva Giulio Andreotti. Nel caso del film di Per Fly, il potere sembra voler assopire lo spettatore. Non lo impressiona, non lo sazia, al punto da lasciarlo quasi indifferente rispetto all'evoluzione della trama, anticipando svolte narrative che puntualmente si presentano.
Il regista in questione non è nuovo al racconto di vicende rischiose e ambigue, in questo caso però l'esperimento fallisce. Usare un approccio più documentaristico sarebbe stato forse maggiormente funzionale, ai fini di una storia ispirata a fatti realmente accaduti. Invece tutto è ammantato di finzione.

Giochi di Potere Giochi di Potere è una spy story che manca di potenza e di coinvolgimento. La trama risulta costantemente telefonata e il cast procede a fasi alterne; al solito molto bravo Ben Kingsley, mentre Theo James è un protagonista privo di carisma. La regia del danese Per Fly è spenta e non concede grandi guizzi, non a caso il film non riesce mai a trovare il binario giusto per poter fare quel salto di qualità necessario a renderlo un buon prodotto d'intrattenimento.

4.5

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