Gigolò per caso, la recensione del film con John Turturro e Woody Allen

Un anziano libraio convince un amico di mezz'età a improvvisarsi gigolò, dando vita a un redditizio giro d'affari.

recensione Gigolò per caso, la recensione del film con John Turturro e Woody Allen
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In Gigolò per caso Murray è un anziano libraio che sta fronteggiando una crisi economica e si trova a dover chiudere la sua libreria di tomi antichi. Per cercare di tirare avanti l'uomo convince l'amico e impiegato part-time Fioravante, lavorante anche come fioraio, a improvvisarsi gigolò per la benestante dottoressa Parker, intenzionata a dare un po' di pepe alla propria vita sessuale. Sarà l'inizio di un vero e proprio nuovo mestiere per Fioravante che, in collaborazione con Murray diventato suo manager, comincia a fare affari d'oro consolando donne sole. L'imprevisto però è dietro l'angolo e si palesa nella figura della bella vedova ebrea Avigail che, in seguito alla perdita del marito, ha vissuto in uno stato di completa solitudine e comincia ad affezionarsi sempre più a Fioravante, reciprocamente ricambiata. Questo strano rapporto attira ben presto i sospetti della comunità ortodossa dove vive la donna.

L'insostenibile leggerezza dell'essere

Alla sua quinta opera dietro (nonché davanti) la macchina da presa, John Turturro guarda esplicitamente al cinema di Woody Allen e non è un caso che proprio il regista, in questi giorni sotto attacco di un forzato scandalo mediatico, sia fondamentale co-protagonista del racconto. Un film che per toni e atmosfere rimanda alle migliori produzioni alleniane, omaggiate sia nell'accompagnamento sonoro pervaso da note jazz che nella gestione di storia e personaggi, in un ritratto dolce amaro che prende di mira con una sarcastica ironia i dogmatismi della cultura ebraica più ortodossa, qui vero e proprio elemento di disturbo alla potenziale love-story in divenire. Il cineasta/attore dosa con grazia le varie anime umorali, adempiendo alle tonalità più leggere grazie allo stravagante personaggio di Murray, battuta sempre pronta e tipiche nevrosi dell'interprete, e innescando una piacevole leggiadria romantica nello sviluppo della relazione tra Fioravanti e la bella Avigail (una solare Vanessa Paradis) in un mix di risate e dolcezza gestito con mirabile equilibrio di atmosfere.
Il tutto condito da un pizzico di erotismo garantito dalla presenza nel cast di due attrici dal sex-appeal intergenerazionale quali Sharon Stone (ancora in splendida forma) e Sofia Vergara (sexy oltre misura), capace di speziare ulteriormente le coordinate di una sceneggiatura in cui l'amore (coesistente sempre con la sofferenza, come cita uno dei dialoghi chiave) si fa elemento portante su cui costruire l'intera architettura narrativa.
Novanta minuti ricchi di grazia in cui un sano e contagioso divertimento, messo in scena tra spazi aperti e chiusi e ambientato per buona parte all'interno del "ghetto religioso", si presta a incidere con uno sguardo sulla solitudine e sulla ricerca dell'anima gemella di arioso e liberatorio compimento, ben supportato dalla performance di un Turturro.

Gigolò per caso A quasi trent'anni da Hannah e le sue sorelle (1986) John Turturro e Woody Allen tornano a collaborare davanti la macchina da presa ma in quest'occasione è il primo a dirigere il secondo, dando vita a un'amabile commedia romantica che guarda proprio allo stile e ai toni del "maestro", qui alle prese con l'ennesimo irresistibile personaggio della sua lunga carriera. Gigolò per caso, a dispetto del titolo potenzialmente hot, è un film raffinato che, pur condito da sprazzi di sottile erotismo, si concentra sul significato dell'amore in tutti i suoi più ampi significati, concedendo adeguato spazio a un divertimento intelligente che qui si fa genialmente beffa delle ortodossie religiose, messe alla berlina con un'ironia sagace e tagliente. Il tutto servito su un piatto filmico tanto leggero quanto appetitoso.

7.5

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